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Dic 23, 2015 - Natale    4 Comments

Natale per Iscritto – Parte II

large_a-christmas-carolE poi ci sono le storie completamente natalizie. In genere si tratta di racconti e, nella maggioranza dei casi, di uno tra due schemi collaudati, mututati dalle fiabe: a) qualcuno di malvagio/duro/egoista riceve dimostrazione/prova/spavento e si converte/redime/convince/riscatta/raddolcisce giusto in tempo per Natale; oppure b) qualcuno di innocente e buono viene a trovarsi (o si trova già) nei guai ma poi tutto si risolve, in genere nel corso della notte di Natale. Qualche volta si può anche avere una combinazione di a) e b).

Suona familiare? Potete giurarci: da Canto di Natale alle innumerevoli commedie americane dicembrine, gli autori non fanno altro che combinare una tra le più vecchie e collaudate strutture narrative con questo elemento dall’irresistibile appeal, il Natale. Aggiungete vischio, porporina, l’occasionale intervento superno e il fattore L (come lucciconi), perché non è che gli autori di racconti siano al di sopra di un po’ di ricatto.

Così si può cominciare con il tenero e lievemente oleografico I doni dei Magi, di O. Henry, il cui piccolo conflitto (due giovani sposi squattrinati che non possono permettersi il regalo perfetto per l’amato bene) si risolve in una celebrazione stagionale della generosità dell’amore.gift-magi-o-henry-hardcover-cover-art

Nella più perfetta tradizione del tipo a) s’inserisce il Racconto di Natale di Dino Buzzati, il cui pregio maggiore, secondo me, risiede nell’atmosfera sospesa e misteriosa, a partire da quel meraviglioso palazzo arcivescovile, “tetro e ogivale”, “stillante salnitro dalle pareti”.

Guido Gozzano ha tentato di non essere convenzionale nel piccolo Il dono di Natale, affidando il ruolo di strumento dell’intervento superno a un giovane ladro dal cuore d’oro (e dall’infanzia infelice). Viene da chiedersi se i due orfanelli “beneficati” non finiranno nei pasticci per tutti quei giocattoli rubati proprio nel negozio accanto, ma non stiamo a cercar peli nell’uovo, giusto? È Natale, dopo tutto… Come pure è Natale in Natale a Ceylon, una delle lettere dalla Cuna del Mondo, in cui il narratore/viaggiatore cerca di non struggersi troppo nella lussureggiante calura cingalese – finché non lo colgono a tradimento le campane della cappella cristiana all’altro capo della valle, e allora come cambierebbe tutte le meravigliose orchidee del suo giardino in prestito per un ramo d’agrifoglio e la neve di Casa, all’altro capo del mondo!

Siamo singolarmente allegri quest’oggi, vero? Ma c’è di peggio. Essendo i Russi il gaio popolo che sono, Checov scardina lo schema per offrirci il desolato Attorno a Natale (solo traduzione inglese, sorry): due anziani genitori analfabeti fanno scrivere una lettera per la figlia sposata di cui non hanno notizie da anni. Nonostante uno scrivano pubblico disonesto e un marito brutale, la figlia segregata riceve la lettera, ma non ci sarà risposta. Non c’è redenzione, non c’è lieto fine, non c’è intervento divino, non ci sono ladruncoli di buon cuore: solo una buona dose di pessimismo slavo e la crudeltà del destino.

matchgirl3Natalizia ma tutt’altro che allegra è anche la Piccola Fiammifferaia – che in teoria appartiene alla categoria b), con la povera orfanella cui capita proprio di tutto, senza che nulla si rislova per il meglio… A meno di voler considerare un lieto fine il meraviglioso albero di Natale che appare nella luce dell’ultimo fiammifero e la nonna defunta che viene a recuperare la defungenda bambina… Be’, immagino che a suo modo sia un lieto fine, con il fattore L a livelli himalayani.

Per proseguire con una nota meno cupa, parliamo di omicidi, volete? Ad Agatha Christie non dispiaceva ambientare qualche storia nel periodo natalizio, ogni tanto. Così al volo me ne vengono in mente almeno due: Il Natale di Poirot, in cui il vecchio capofamiglia avaro e dispotico non ha il tempo di ravvedersi per Natale, visto che viene assassinato. E poi c’è The adventure of the Christmas pudding, un racconto breve di cui non ricordo il titolo tradotto, in cui Poirot viene invitato in una casa di campagna per indagare su una faccenda di rubini rubati e pasticci avvelenati*. Mi ha sempre divertita il fatto che l’intrusione di un investigatore belga nel Natale altrui fosse giustificata con il desiderio dello straniero di vedere “un vero Natale inglese”.

Poi ci sono piccole bizzarrie fiabesche, come lo Schiaccianoci – nella versione tedesca di Hoffmann e in quella francese di Dumas – che secondo me funziona per due terzi. Non so che farci: trovo incantevoli l’attesa, i giocattoli nell’armadio, l’albero di Natale, la festa, il padrino Drosselmayer, i regali meravigliosi, l’incidente con lo Schiaccianoci, il Re dei Topi, la battaglia notturna… Poi si può dire che la storia finisce, perché tutto il viaggio nel regno fatato… mah. Non c’è più nessuna tensione, nessuna attesa, nessun mistero. Ma pazienza – la prima parte è deliziosa. DickensTree2

E finisco con qualcosa che, a rigor di termini, un racconto non è. Dickens scrisse altre cose natalizie oltre ad A Christmas Carol – o quanto meno le scrisse per Natale. Non tutte sono ambientate per Natale, ma A Christmas Tree lo è. Però non è un racconto. È un bozzetto, sono ricordi… Più di tutto, il ricordo dolceamaro di tutti i Natali passati, che nell’immaginazione dello scrittore prende la forma di un abete capovolto che germoglia dal soffitto della sua stanza per fargli compagnia la notte di Natale.

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* Qui il pudding si fa in casa, ogni anno. Senza veleno. Di solito è molto buono – e nessuno dei miei ospiti è mai morto mangiandone…

 

Echi Nel Vento

bosco_vecchioQueste giornate ventose – e, a dire il vero, tutte le giornate ventose – mi riportano in mente Il Segreto Del Bosco Vecchio, il mio primo Buzzati, letto ormai alcuni decenni fa, e conosciuto fin da prima di leggerlo.

Il fatto è che mio padre, buzzatiano convinto, non poteva sentir levare il vento senza chiedermi: Evaristo o Matteo? Come i due venti di Buzzati, il volubile e pericoloso Matteo ed Evaristo, pusillanime e meschinello. E poi c’era il vento transoceanico, che quando non è impegnato a transoceanare vive in un’enorme grotta con un lago sul fondo.

E c’erano gli animali parlanti – prima tra tutti la gazza.

E c’erano i geni degli alberi – sorta di elfi silvani, uno dei quali, per poter meglio badare alla sua gente, s’impiega come ispettore forestale. E anche questa gente verde e silenziosa sconfinava occasionalmente dal libro nel mondo che mio padre immaginava per me: mi portava in bicicletta lungo gli argini del fiume – dei fiumi, perché qui ne abbiamo quantomeno due – e ogni tanto indicava tra i pioppi. “Hai visto? Oh, si è nascosto – ma c’era un genio degli alberi!” Oppure in montagna, quando incontravamo i Forestali, mi sussurrava “Quello alto sulla sinistra…”

Così quando lessi il libro per davvero, il mondo della storia era estremamente familiare. Restava da incontrare la gente che popolava quel mondo: l’orfano Benvenuto e il Colonnello Procolo* più che altro. E restava da scoprire che ci sono finali tristi e finali tristi, e che la storia era amarognola e malinconica all’estremo. Era buzzatiana – solo che non lo sapevo ancora. Potrei sbagliarmi – sono passati più o meno trent’anni – ma non ho ricordo di una singola scena soleggiata, nel Segreto. O se c’era, probabilmente è significativo che, se ripenso all’una o all’altra scena del libro, io le immagini tutte in una luce bigia e acquigginosa.

Così a tre decenni di distanza è questa bigitudine che mi resta in mente, e un odore di foglie bagnate. Ed echi ogni volta che vedo un icneumone, una gazza o un forestale. E non poter vedere abbattere un albero.**  E non poter sentir levare il vento senza risentire la voce di mio padre: “Evaristo o Matteo?”

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* E non cominciamo nemmeno con il film, volete? Paolo Villaggio nei panni del Colonnello, for heaven’s sake! Non so dire che speranze avessi in proposito – ma per modeste che fossero, oh l’orribile delusione.

** Il che, considerando il lavoro che ho fatto per sette anni…

 

Racconto Di Natale

Ibuzzati, racconto di nataleeri, a una serata di beneficenza a Ostiglia, quattro membri di Hic Sunt Histriones hanno letto uno dei miei pezzi buzzatiani prediletti – il Racconto di Natale.

C’è qualcosa nell’andamento fiabesco, nelle descrizioni del palazzo e della cattedrale, nel Dio che aleggia sui campi, nelle luci di taglio nella nebbia, che mi dà i brividi ogni volta che lo leggo o che lo sento leggere. Tra le altre cose, un dono delle atmosfere: chi altri sarebbe stato capace di fare delle vecchie bisce bianche un elemento perfetto nel quadro di quiete misteriosa e contenta nella notte di Natale in Duomo?

Ma non state a badare ai miei rimuginamenti: leggetelo.

RACCONTO DI NATALE

di Dino Buzzati

Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c’è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale – ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa?…

Il resto lo trovate qui.