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Apr 20, 2010 - pennivendolerie    2 Comments

Premio Speciale della Giuria

La scena è stata un tantino surreale:

– Allora viene alla premiazione, domenica?

– No, sono a Cuneo…

– ??

– A un battesimo…

– !!??

– Il battesimo del mio figlioccio… voglio dire: sono la madrina, non posso proprio manc…

– E non può almeno mandare qualcuno a ritirare il premio?

– Premio? Quale premio? Ho vinto un premio?

Er… ricordate il Premio Stagionalia?

Ebbene, la notizia era andata smarrita ad opera delle Poste e Telegrafi, ma pare che il mio raccontino meta-dickensiano Nebbia, Pioggia, Tempeste & Aria Fresca (completo di un naufragio e di un interludio svizzero) abbia ricevuto il Premio Speciale della Giuria.

Eugé! (O forse Eugè? Non mi ricordo mai…)

Premiazione Domenica 25 Aprile, ore 16.00, a Villa Schiavi – Sermide (MN). E magari, dalla prossima edizione, ai vincitori una raccomandata.

Mar 30, 2010 - pennivendolerie    3 Comments

Il mio nuovo sito

A quanto pare, dopo tutto, ce l’ho fatta!

Il mio nuovo sito è online, qui.

Ci sono dei colori inattesi, delle  informazioni sulla sottoscritta, su libri, romanzi, racconti, teatro, progetti vari, sulla mia attività di editor e un certo numero di altre cose. E c’è un pizzico di nonsense, anche… Non so come troverete i bottoni, ma non mi sono tenuta. Qualcuno ha presente le fontane del Mirabell Garten a Salisburgo? Ecco, una cosa così.

Sappiatemi dire che cosa ve ne pare, volete?

Mar 17, 2010 - pennivendolerie    5 Comments

Qualcosa di Contemporaneo

van-eyck-ritratto-di-giovanni-arnolfini-con-la-mogliea.jpgHo presentato il libro tre volte in cinque giorni.

No, veramente stasera non si parlava solo del Somnium, ma di tutti e tre i miei libri, il che è stato divertente: erano secoli che non tiravo in ballo Strada Nuova o Lo Specchio. Ho persino riesumato le diapositive del Ritratto Arnolfini per la bisogna, e c’erano gli Histriones a farmi il reading. Mi è piaciuto.

Comunque la costante, la domanda che tutte le volte arriva, anche se non sempre in pubblico, è: perché non provi a cimentarti con qualcosa di contemporaneo? E quando ho l’aria di implicare che ciò avvenga solo in occasione delle presentazioni, sto dando un’impressione fasulla. Ho perso il conto delle persone che leggono qualcosa di mio e poi mi dicono che dovrei scrivere qualcosa di contemporaneo…

E il bello è che, per lo più, lo dicono come se fosse un complimento.

Come se scrivere historicals fosse una specie di ripiego, un genere minore, una specie di apprendistato dal quale, prima o poi, mi dovrò pur emancipare. Oh, che bel libro! Adesso sei pronta, bambina: puoi passare a scrivere cose serie.

 Ed è perfettamente inutile dire che sto già scrivendo quello che voglio scrivere, grazie. Che la gente più contemporanea che ho scritto (i venti lettori de Gl’Insorti di Strada Nuova), è stata una faccenda faticosa e di limitata soddisfazione. Non perché i venti lettori siano venuti male, ma perché non mi è piaciuto granché scriverli.

In fondo, c’è un motivo se mi occupo di storia. Più di un motivo, a dire la verità: l’inafferrabilità degli eventi passati, il fascino di quello che non sappiamo più, il modo in cui, per gradi e per strati, si formano leggende e luoghi comuni -e letteratura, – l’evolversi della lingua e dei linguaggi, il sovrapporsi e contraddirsi dei punti di vista, le menzogne che durano secoli, la tensione fra resa antiquaria e reinterpretazione… flora e fauna che si coltivano assai meglio nei romanzi storici, con l’occasionale scampagnata in terreno metaletterario.

Quindi, mi sembra di avere le idee abbastanza chiare su quello che faccio e sul perché lo faccio… ma no: perché non scrivo nulla di contemporaneo? Non saprei… perché non mi viene bene? Perché non ho granché da dire in materia? Perché ci sono altre cose che so fare meglio? Perché non m’interessa terribilmente? E sia chiaro: non sono mai contraria a sperimentare generi nuovi, ma appunto: sperimentare. Buttare giù qualche pagina per provare un punto di vista, una tecnica, una voce, un soggetto. Esercitarmi. Vedere come funziona. Ma questo è un altro conto, e non è quel che intendono le anime benintenzionate secondo cui dovrei scrivere qualcosa di contemporaneo.

Non dico che non lo farò mai, perché si cambia. Magari verrà il giorno in cui vorrò provarci, per un motivo o per l’altro, ma per il momento va benissimo così, grazie.

Niente di contemporaneo. O il meno possibile. E senza zucchero.

 

Didattica – Teatro 0-0

L’ennesima richiesta richiesta di modifiche al testo da parte degli Histriones è degenerata in weekend (lungo) di massiccia riscrittura. Confesso di avere dormito assai poco, da giovedì a questa parte.

E’ andata a finire che ci eravamo lasciati con una pièce funzionale, molto didattica e rigorosamente cronologica, e la notte scorsa alle quattro meno venti ho spedito alla compagnia un testo alquanto modificato: niente più elefanti, niente più Alpi, niente più Capua, niente più Taranto, niente più veterani numidi e colonne d’oro… Il tutto asciugato a una domanda (perché Annibale non ha preso Roma dopo la battaglia di Canne?) e a una risposta che non è storica, ma è poetica.

Stasera, alle prove, sono arrivata in ritardo apposta, e ho trovato gli Histriones schierati attorno al tavolo, che rimuginavano sul testo nuovo e, palesemente, nutrivano propositi omicidi. Be’, la regista no: la regista è entusiasta. Dice che adesso è teatro. Il committente (sì, c’è un committente) non è felice. Dice che sarà anche teatro, ma non è più un’esperienza didattica. Gli attori sono divisi: per lo più preferiscono la stesura nuova, ma mi odiano un pochino perché credevano di dover studiare qualche modifica, non un testo nuovo…

Ora, io so benissimo che il committente ha ragione. Il progetto contemplava fin dal principio una fruizione scolastica, e quindi richiedeva una narrazione della storia di Annibale che fosse cronologica e di facile comprensione. Lo so bene, e lo sapevo anche mentre scrivevo la mia nuova stesura. Lo sapevo al punto che, negli intervalli ho anche preparato le modifiche che mi erano state richieste sulla versione vecchia.

Diciamocelo: la stesura nuova è stata una piccola follia, fatta perché è più bella, perché è come l’avrei voluta dall’inizio. E fatta anche per dimostrare che non era colpa mia se la versione originaria suonava come una versione dal Latino. Se in quaranta minuti devo comprimere una dozzina di scene cum voce narrante, è ovvio che non posso ambire a vette di profondità e scavo psicologico, ma non mi sentivo molto creduta. E allora ho fatto questa cosa con meno scene, meno gente, meno proiezioni alle spalle, meno orpelli in generale, e più Annibale.

Ora non so come andrà a finire: ci siamo lasciati discutendo, e il committente deve interpellare altra gente coinvolta nel progetto, e comunque c’è sempre la versione modificata. Però… Suono molto perfida se dico che sono contenta di avere scritto la nuova stesura, di avere gettato nel panico la compagnia e il committente? Forse non se ne farà nulla, ma ho visto molte occhiate concupiscenti piovere sulla mia stesura scritta di notte. Quella non didattica, quella teatrale. Quella bella.

 

A Scuola

E così apprendo, per vie traverse ed inattese, che in un Liceo locale un’insegnante di lettere ha citato me e il mio Somnium come esempio di caratterizzazione letteraria di Annibale che si discosta parzialmente da Livio per abbracciare altre fonti…

Il mio libro. A scuola. E, mi par di capire, in termini non particolarmente denigratori. Posso dire che la cosa mi lusinga ed elettrizza enormemente?

Si fa quel che si può

Essendosi domenica, tradizione vorrebbe un filmato, magari inerente allo Sbregaverze della settimana… Alas, l’ho già detto: sul Critonio non c’è nulla di nulla.

E allora, nella mia impudenza, credo che oggi posterò invece un estrattino del mio Specchio Convesso.

Dunque, si è appena tenuta una giostra, nel corso della quale il Critonio ha battuto l’amico di Don Vincenzo, vincendo una grossa somma di denaro. Il narratore, il cortigiano Marcello Donati, è incaricato dal Principe di pagare la scommessa, e trova il Critonio occupato a medicarsi da sé una ferita superficiale, nonché di pessimo umore. Quando lo Scozzese esprime l’amabile intenzione di gettare la borsa nel lago insieme al suo padrone, e Donati mostra di credergli molto poco…

– Voi mi giudicate stupido, Dottor Donati? -interrogò inaspettatamente.

– Ci sono molte cose che penso di voi, Critonio, -risposi, aggrottando la fronte nel mio stupore,- e non tutte sono buone. Ma stupido no, non ho mai creduto che lo foste.

– Ah, si direbbe che lo sia, invece! -esclamò lo Scozzese, con una voce che non pareva nemmeno la sua- Tutti pensate che debba essere contento di quel che ho ottenuto qui, non è vero? Che abbia combinato parecchio, dal giorno in cui il Duca lesse le mie lettere… Ma se sapeste! Quand’ero ragazzo, con la mia nascita e le mie qualità, non c’era nulla che paresse troppo per le mie ambizioni… E adesso guardatemi: un giostratore da fiera e un pappagallo ammaestrato, la meraviglia degli eruditi e il balocco parlante del Duca! –

E allora mi dispiacqui per lui, Manuzio. Per un istante ebbi una gran pena per quel giovane che aveva messo tanta cura nel rendersi insensibile e non vi era riuscito. Lo avevo sempre creduto così soddisfatto di sé e invece, dietro la maschera incurante, nessuno giudicava Giacomo Critonio tanto severamente quanto lui stesso faceva.

– Non dovete pensare così… -mormorai, ma lo Scozzese m’interruppe con un gesto.

– No? -domandò amaramente- Se non passa giorno senza che debba fare esibizione di qualche bravura! Se sbaglio, scherno e disprezzo; se riesco, una borsa, come se fossi un mangiatore di spade sulla piazza, e non posso nemmeno rigettarla in faccia… –

S’era incollerito di nuovo, nel parlare, ma tutt’a un tratto s’interruppe fissando a bocca aperta qualcuno che entrava tempestosamente  dalla porta alle mie spalle.

Voltandomi, vidi la signora Armida. La fanciulla rimase per un istante sulla porta, con gli occhi lucenti e il fiato corto di chi avesse corso e poi, senza badare affatto a me, si avvicinò di slancio al Critonio che, per lo stupore dell’improvvisa apparizione, aveva dimenticato di alzarsi. Armida era in preda alla più viva agitazione. Afferrò la mano dello Scozzese e gli sfiorò delicatamente il braccio ferito.

– Per causa mia! -mormorò, e scosse la testa quando il giovane volle assicurarla che era solo un graffio. Si tolse dalla manica un fazzolettino ricamato e, inumiditolo dalla boccetta di aceto aromatico che portava alla cintura, s’inginocchiò accanto allo Scozzese, facendogli poggiare il braccio sulla panca.

– Ditemelo, se vi faccio male. -gli sussurrò, e prese a lavargli la ferita. Curvo su di lei, il Critonio la guardava con occhi pieni di stupore e di qualche altra cosa che non mi piaceva vedere. Tenendogli ferma la mano, l’Armida lavorava di buona lena e a tratti, quando lo sentiva irrigidire il muscolo (perché l’aceto doveva bruciargli non poco), gli levava gli occhi in viso, e sorrideva in risposta quando egli sorrideva per rassicurarla, e tornava a chinare il capo, assalita da ondate di rossore.

Tutto ciò, come vi ho detto, non mi piaceva. La fanciulla era assai poco padrona di sé mentre il Critonio, recuperata in parte la sua freddezza, lo era fin troppo. Guardava la sua piccola cerusica con una sorta di trionfante determinazione, quasi una ferocia. Vedevo bene che, benché avesse frenato i segni esteriori della collera, era ancora fuori di sé, incurante di ogni prudenza e fin troppo avido di vibrare un’altra stoccata a don Vincenzo. Per di più, ora la fanciulla gli si offriva perduta e soggiogata, dimentica delle sue malizie, e anzi proprio da quelle travolta.

Sapevo che quei due non avrebbero esitato oltre, a meno che non fossi intervenuto.

– Signora Armida, -dissi pertanto, chinandomi a prendere la fanciulla per un braccio- avete fatto una gentilezza, il signor Giacomo vi è grato e sa che voi siete grata a lui, però non è bene che stiate qui. Date retta a un uomo anziano abbastanza per essere una volta e mezza vostro padre, e che ha a cuore la vostra reputazione: andate, e lasciate che finisca io di occuparmi di questa graffiatura. –

Ma l’Armida balzò in piedi come punta, sottraendo il braccio alla mia presa.

– No, Dottore, no! -gridò, mezzo piangendo e mezzo ridendo- Non m’importa quello che si dirà, non m’importa di nessuno e meno di tutti del Principe! Sono stata perfida e molto sciocca, e il signor Giacomo avrà molto da perdonare, se vorrà… -si voltò verso il giovane che si era chinato a baciarle la mano e alzò su di lei uno sguardo ardente. Non era mai stato tanto bello, e l’Armida, con un piccolo sospiro, tornò ad inginocchiarglisi accanto.

– Signor Giacomo… -cominciai col mio fare più severo, ma mi fermai incontrando gli occhi color della nebbia, accesi da una luce di vittoria e accompagnati dall’ombra di un sorriso arrogante.

E allora, invece d’interferire ancora, allargai le braccia in segno d’impotenza e mi voltai per andarmene. Quando, dalla soglia, gettai un’occhiata sopra la mia spalla, vidi il giovane inginocchiato a sua volta sul pavimento, la bocca sulla bocca dell’Armida e le mani affondate nei suoi capelli.

Niente Roma

Dovevo presentare Somnium Hannibalis a Roma, a metà dicembre, in una libreria del centro. Sembrava tutto stabilito, e non nego che ero piuttosto al settimo cielo. Insomma, Roma è Roma, e poi, così sotto Natale… Avevo già presentato una volta a Roma, ai tempi di Strada Nuova. Hm. A febbraio. Insieme ad altri due autori. Davanti a una platea di dodici persone. Due terzi delle quali erano amici e parenti. Ma questa volta doveva essere tutto diverso: si era scelto l’attore per il reading, prevista la pubblicità, decisa la data…  tutto perfetto, no?

Appunto: no.

A quanto pare, il Somnium e io siamo rimasti impigliati nel mezzo di una specie di guerra a tre fra librai (vari), distribuzione (Messaggerie) ed editore (Robin), in cui nessuno vuole cedere, in cui a nessuno importa della mia povera, piccola presentazione assassinata. E badate, non sono irragionevole: capisco perfettamente che ci siano problemi di mercato, di contratti, di eccezioni da non fare, di precedenti da non creare. Sono certa che tutti hanno perfettamente ragione. E sono consapevole che il mondo non ruota attorno al mio libro.

Però…

Essere ragionevoli è una magra consolazione, quando si credeva di presentare il proprio libro a Roma a metà dicembre, e invece non lo si farà. Sospirone.

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ETA: la mia amica Lina Morselli offre una consolazione migliore. Sono vittima di una maledizione millenaria, perbacco! Il vero Annibale non è mai riuscito a passeggiare all’ombra del Colosseo, e mi aspetto di portarcelo io? Allons donc! E devo ammettere che suona molto, molto meglio delle scaramucce distributive…

Nov 5, 2009 - musica, pennivendolerie    No Comments

Martucci in Accademia

Martucci_image_01.jpgOggi, in occasione del centenario della morte, l’Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti dedica al compositore napoletano Giuseppe Martucci una giornata al Teatro Bibiena di Mantova. Convegno oggi pomeriggio, iniziando all 17.00, e concerto alle 21.00, tutto in omaggio all’autore della Canzone dei Ricordi, l’unico ciclo di lieder del panorama musicale italiano.

Ho smarrito il mio invito con programma, e quindi non sono in grado di essere terribilmente precisa, ma quello che posso dire con certezza è che, durante il convegno, Francesca Campogalliani, dell’Accademia Teatrale Campogalliani, leggerà “I Ricordi della Canzone”, novella martucciana di Chiara Prezzavento. Essì, credevate che fosse un post informativo, e invece è spudorata autopromozione…

Per redimermi, almeno parzialmente, qui c’è un sito dedicato a Giuseppe Martucci, IL compositore sinfonico del secondo Ottocento italiano (vale a dire, l’unico a non scrivere nemmeno un’opera…)

Adesso mi piacerebbe inserire un video di musica martucciana, ma YouTube non me lo consente: tutti i pezzi di Canzone che ci sono (la scelta è fra Mirella Freni e Violeta Urmana) portano la dicitura “incorporamento disattivato su richiesta dell’utente”. Vuol dire che dovrete andarli a cercare qui.

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