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Dic 24, 2016 - Senza categoria    No Comments

Campane di Natale

1c94de0f525a46db027d86d6524df9a4Lettori, cari Lettori! Felice Vigilia e, le tradizioni essendo le tradizioni, la Carola delle Campane, questa volta nella deliziosa versione del coro di Saint Paul, con uno sguardo alla vita natalizia dei piccoli coristi…

E Natale è domani, ma oggi si corre, stasera è per le memorie. Vi auguro campane, lucette bianche, bei ricordi vecchi e nuovi e, ancora una volta, felice Vigilia.

Si Fa Quel Che Si Può

Antologia13Lunedì – e il lunedì sarebbe giornata di Librettitudini…

Ma che diavolo, qui non funziona nulla. Non so se, quando e come il post andrà online, le cose continuano a latitare, a sparire, a spostarsi come se avessero le zampette, e io comincio ad essere un nonnulla disperata, sto facendo piani di migrazioni ulteriori…

Quindi facciamo che l’Otello ve lo racconto lunedì prossimo – quando magari avrò recuperato qualche ombra di funzionalità.

Per oggi vi racconto della premiazione del Concorso del Comune di Roncoferraro, ieri pomeriggio in biblioteca.

Vi racconto dei quasi cinquecento partecipanti da tutta l’Italia, dell’estate e del mezzo autunno passati a leggere, scegliere, confrontare, rileggere, discutere criteri, stilare liste. E vi racconto del misto di delizia e frustrazione che prende nel setacciare mezzo migliaio di interpretazioni del tema del viaggio – in prosa e in poesia. Vi racconto delle gemme, delle sorprese e della gente che, a quanto pare, non si disturba a leggere il bando.

E vi racconto di ieri, della presenza di tanti vincitori e segnalati, a volte in arrivo da lontano. Da Firenze, da Roma, dall’Aquila. Vi racconto della soddisfazione di premiare (e incontrare finalmente di persona) una lettrice di Senza Errori di Stumpa, l’Ing. Cily, autrice di un incantevole diario fittizio del piccolo Benz figlio. E dell’utilità della paracodina, dovendo leggere nonostante la tosse. E della piccola antologia, e della deliziosa implumina dodicenne che vince la sezione scuola e siede attentissima in prima fila con gli occhioni spalancati, e si rimira perdutamente il Kobo vinto. E dell’anziano signore che mi fa i complimenti per la lettura, perché “l’anno scorso ha letto così così, ma quest’anno ha fatto dei progressi” – e poi salta fuori che ha partecipato a sua volta con un monologo musicale, e se l’è portato dietro casomai, pur non avendolo premiato né segnalato, volessimo sentirlo.*

E alla fine vi dico che è stato bello. È stato vario, e interessante, e faticoso a volte, e a tratti esasperante. È stata una caccia al tesoro. C’erano un sacco di onesti tentativi e di pie illusioni, di velleità e di malintesi – ma in mezzo c’erano cose belle, e abbiamo fatto del nostro meglio per portarle in luce.

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* E a dire il vero, a un certo punto mi ha catturata, l’ha tratto di tasca e ha cominciato a cantarmelo…

Ago 5, 2011 - Senza categoria    No Comments

In Memoriam – Giorgio Zamboni

Giorgio Zamboni era uno straordinario medico, un filosofo, un cultore raffinato di opera, musica e letteratura.

Era rinascimentale nella varietà, vastità e profondità delle sue conoscenze e dei suoi interessi. Era guidato da un’insaziabile curiosità intellettuale e da una determinazione irriducibile.

 

Amava le storie dovunque le trovasse – all’opera, a teatro, nei film e nei romanzi – e le prediligeva dense, vivide e un po’ sentimentali.

Era un uomo che onorava la sua professione e perseguiva le sue passioni con irrefrenabile intensità.

Ed era il mio mentore. Un amico paterno che mi incoraggiava, credeva nel mio talento, mi spronava ad maiora senza sosta, mi pungolava ad esplorare nuovi territori creativi, e badava a che non mi prendessi troppo sul serio. Tra molte cose, è merito suo se, dopo anni, sono tornata a scrivere teatro.

Ieri mattina il Professore ha ceduto alla malattia che da mesi divorava la sua vitalità, morso dopo morso.

Adesso non c’è più, e voglio ricordarlo con affetto profondo, con rimpianto e gratitudine infiniti – con il mezzo che secondo lui sapevo usare meglio: le parole.

Set 11, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid IV

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Quattro Madrid diverse, e sono solo quelle che ho attraversato oggi – e forse nemmeno tutte:

– da Plaza de la Puerta del Sol alla Plaza de Cibeles per la Calle de Alcalà, con un’occhiata alla Gran Via: ministeri, grandi alberghi, ambasciate, il Congreso de Diputatos, banche e, soprattutto, enormi, imponenti palazzi sovrastati da angeli, leoni, quadrighe, cavalli alati ed altri simboli di grandezza. Un unico monumento alla Madrid imperiale (costruito in buona parte mentre l’Impero andava in rovina).

– il quartiere di Lavapiès: qui i palazzi sono orridi o decaduti, le botteghe di parrucchiera e i negozi di riparazioni si mescolano agli empori cinesi e ai kebab, zaffate di spezie cotte aleggiano nei portoni e la popolazione è multicolore. Vivo alla sua maniera, disordinato e pittoresco, e squallido e variopinto, e allegro e sudicio. A metá strada tra la globalizzazione e la Spagna picaresca.

– la chiesa di San Gines, sulla Calle de Arenal. Chiesa del Siglo de Oro, barocco molto bianco per la navata e cappelle laterali che sono un tripudio di marmi colorati, oro e luce, in un contrasto vivo e drammatico. Niente a che vedere con il neogotico (bruttino) della Cattedrale dell’Almudena, che però riprende lo stesso schema di bianco e accenti dai colori vivaci. Nell’una come nell’altra, gente in preghiera e infinite cassette per le elemosine.

– la gente a cena nei tapas bar del quartiere La Latina. Tra taberne madrilene, basche o galleghe, bar di cromo e vetro, catene e rosticcerie con ventana sulla strada, dalle nove in poi si muovono turisti e indigeni di varia etá. Tutti mangiano croquetas e tortillas, tutti bevono birra, vino e l’occasionale sangrìa, tutti fumano, tutti parlano a voce altissima fino a tardi – molto tardi.

Madrid non è una bella città: è imponente, è vivace, è affollata, è varia. Ne riparleremo. Adesso vado di corsa all’aeroporto – vacanza finita, ci risentiamo da casa.

Set 10, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid III

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Giornata d’arte, ieri – passata tra il Museo Thyssen-Bornemisza e il Prado, in un caleidoscopio di più meraviglie di quante ne possa ricordare al volo. Tanto Goya, naturalmente, dai coloratissimi cartoni per gli arazzi destinati al Principe delle Asturie all’inquietante periodo della pintura negra, passando per l’epica tragicità del Dos de Mayo e per i bellissimi (e tutt’altro) che lusinghieri ritratti. Credo che ricorderò quello bellissimo e toccante di Maria Teresa, contessa di Chinchon, timida principessa reale offerta in moglie al potentissimo ministro Godoy. Oh, e al Prado è abbastanza inutile chiedere lumi ai pur gentili custodi di sala: interpellato su una direzione, uno di loro ha detto alla mia amica di andare “siempre derecho, and then left,” e intanto gesticolava verso destra. Vi farà piacere sapere che nonostante questo abbiamo trovato i Raffaello e i Tintoretto che cercavamo.

Al Thyssen c’è una collezione estremamente varia, ma la meraviglia sono i Fiamminghi: Rubens, Van Dyck e Rembrandt, e non solo, con un diluvio di meravigliosi ritratti. A proposito di ritratti, c’è un fantastico Gainsborough… ho chiesto se me lo lasciavano portare a casa, ma mi hanno detto di no. Ci sono anche un paio di Caravaggio, diversi Sargent, il celebre Carpaccio con il Giovane Cavaliere e, se devo essere sincera, adesso comincio a fare confusione tra Prado e Thyssen, Thyssen e Prado… Troppe cose belle in un giorno solo, anche se tra l’uno e l’altro ci siamo concesse una pausa al Parque del Buen Retiro, con il suo stagno rettangolare, quello che forse è l’unico monumento a Lucifero in tutto il mondo e la Rosaleda, un roseto che vale la pena di essere visto persino in settembre – che cosa sarà a maggio?

Madrid è una città verde, piena di giardini e con tanti viali alberati, e dè una città dove, in apparenza, tutti mangiano fuori in continuazione. Seguendo i locali si può finire a colazione nella pasticceria che fu di Pio Barroja, e a cena nel seminterrato di una deliziosa, rumorosa e allegra taberna di Latina, dove tengono le olive in piccole giare di coccio.

Ecco. Oggi giornata di esplorazione cittadina. Strano ordine in cui fare le cose, lo ammetto. Che dire? E’andata così.

Set 9, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid II

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Questo comincia a sembrare un viaggio di ritardi e di attese. Non si sa come e perchê, ma un’attesa alla stazione di Atocha non e’ nulla di particolarmente ricreativo. A dire il vero, nemmeno il viaggio lo e’, nelle temperature siberiane delle ferrovie iberiche… Oltre i finestrini sfilano sessanta km di colline brulle, erba bruciata, alberi dall’aria polverosa. La ferrovia è scavata tra roccia rossiccia e muretti a secco, il cielo è azzurrissimo, con qualche pennellata di nuvole sfilacciate dal vento. Non è bello in senso stretto, ma è molto la Spagna come la si immagina: non è difficile immaginare il convoglio reale di Filippo II in viaggio,  lento e nero, attraverso questo paesaggio – oppure una colonna di soldati napoleonici in marcia.

E poi S. Lorenzo del Escorial. Non ho citato Filippo a caso, prima. Il posto è simbolico dell’animo del suo costruttore: una mole austera e solitaria di granito grigio che racchiude collezioni d’arte e di progetti architettonici, la magnificenza gelida del Panteòn – tutta nera, oro e porpora – una sterminata biblioteca, giardini pieni di luce, file di tombe di Infantes, una basilica dove tutto è sacrificato alla maestosità dell’insieme e sale progettate per poter ammirare il tramonto dalle finestre, tra le quali sono appesi i quadri che celebrano la “pacificazione” delle Fiandre. L’uomo è lì, nelle contraddizioni del posto che ha creato.

Poi ci si ritrova faccia a faccia con i ritratti: Filippo, Carlo V, Don Juan de Austria, Doña Maria di Neuburg (l’eroina del Ruy Blas) e il suo orrido marito, Carlo II…

Adesso mi fermo e parto in direzione Prado.

Set 8, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid I

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Lo sciopero dei controllori di volo francesi e le conseguenti due ore di ritardo mi hanno derubata di parte del mio primo pomeriggio spagnolo. Tuttavia, ne è rimasto abbastanza per vedere che Madrid e’ vivace, animata e molto ventosa – e che trovare un caffe’ decente non è’ facile.

Nuestra Señora del Consejo e` una bellissima chiesa barocca e imponente, del barocco austero e luminoso dei Gesuiti. Un tempo e’ stata cattedrale della cittá, poi sostituita dall’Almudena. Vi si celebrano devozioni dai nomi meravigliosi come el Gran Poder, Nuestra Señora de la Fuensanta e el Santisimo Cristo de la Buena Muerte. Sulla cassetta delle elemosine sta scritto La parte de Dios y de mi hermanos. Nella Capilla de San Isidro, deliziose anziane signore – membri della Real y Muy Primitiva Congregacion e orgogliosamente Gatas, vale a dire madrilene veraci – raccontano la storia del Santo con colorita passione. In qualche modo sembra strano che una capitale abbia per patrono un santo contadino, vero?

E poi in giro nel vento,  con i mangiafuoco in Plaza de la Puerta del Sol e i suonatori di chitarra agli angoli delle strade.

E adesso via, con destinazione El Escorial.

 

Lug 21, 2010 - Senza categoria    4 Comments

Una Richiesta Un Tantino Inusuale

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Ho una piccola richiesta da farvi: sto partecipando a questo concorso, il cui premio deliziosamente bizzarro consiste nell’essere “scritti” come personaggio in un romanzo. Proprio in senso letterale: c’è questo romanzo in fieri e, se dovessi vincere il concorso, l’autrice introdurrebbe a questo punto un personaggio modellato su di me. Inutile che dica fino a che punto questo sia il mio genere di cose, vero? Adorerei essere scritta in un romanzo… Adesso salta fuori che sono entrata nella lista dei dieci finalisti. Quindi, richiesta: vi dispiacerebbe fare un salto qui, dare un’occhiata al video che si trova aprendo il link Ivye e, se vi convince, votarlo? Grazie mille.

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