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Giu 18, 2018 - Senza categoria    No Comments

L’Uomo Con La Spada – E Altre Estivitudini

Henry_Treece,_authorOh, ecco: torniamo a parlare un momento di letture estive, volete?

Il fatto si è che, durante un lavoro di traduzione per conto di un archeologo e medievalista inglese, ho avuto modo di rinfrescare un po’ di storia inglese dell’Undicesimo secolo, scoprire che Hastings, benché la più importante, non fu affatto la prima battaglia del 1066, e imbattermi in un altro di quegli autori di romanzi storici “per fanciulli” che poi sono godibilissimi anche per gli adulti – e di cui l’Isoletta sembra avere riserve inesauribili.

Henry Treece, poeta, romanziere e autore teatrale, nel corso della sua tutt’altro che lunga vita scrisse e pubblicò tantissimo, trovando anche il tempo per insegnare, curare antologie e riviste, e fare intelligence work per la RAF durante la guerra…

HenryTreeceMWASIo ci sono giunta attraverso Man with a Sword, romanzo ambientato durante la conquista normanna dell’Inghilterra, per l’appunto. Cercavo particolari su Morcar, conte di Northumbria – vincitore di Norvegesi feroci e nipote di Lady Godiva – e ho trovato Treece, con questa lunghissima e attraente bibliografia…

Così intanto ho ordinato Man with a Sword, e ho scaricato il non moltissimo – tra romanzi e poesie – che si trova sul Project Gutenberg Canada e su Internet Archive.

Non so se riuscirò ad avere una Reading Week, quest’estate* – ma, in un modo o nell’altro, ho tutta l’intenzione di esplorare almeno un po’ di Henry Treece. Che ne dite – vi andrebbe di unirvi a me?

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* E a dire il vero, vorrei tanto anche una Viewing Week, vero N.?

Feb 12, 2018 - Senza categoria    No Comments

Il Critico: RB Sheridan sbarca al Pdc

Torna il Palcoscenico di Carta, o Lettori: martedì 20 e 27 febbraio e 6 marzo, alla libreria IBS+Libraccio di Via Verdi a Mantova! E sapete con che cosa torna?

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Richard Brinsley Burton Sheridan – Irlandese trapiantato nella Londra georgian-reggenza, poeta, satireggiatore taglientino anzichenò, commediografo, direttore e proprietario (ma non allo stesso tempo) del Drury Lane… Un personaggio a pieno titolo – tanto che a fine Ottocento Robert Buchanan ne fece il protagonista di una commedia.

richard-sheridan-writer-manager-sir-joshua-reynoldsOra, di Sheridan avrete sentito nominare (e forse visto in scena) La Scuola della Maldicenza/degli Scandali e, meno facilmente, I Rivali… Ma noi siamo il Palcoscenico di Carta, e per costituzione e missione andiamo a sceglierci titoli che hanno meno probabilità di essere rappresentati, giusto?

E allora ecco che vi proponiamo Il Critico, ovvero le Prove di una Tragedia – che, nonostante le plumbee promesse del titolo, è una commedia. Potremmo definirla una specie di Ur-Rumori Fuori Scena, se non fosse che in realtà così Ur non è: Sheridan s’ispira a The Rehearsal, una commedia Restaurazione che si faceva beffe dell’allora imperante e inflazionatissimo dramma eroico mostrandone, per così dire, gli ingranaggi interni. Un secoletto più tardi, Sheridan – autore e direttore di teatro – riprende in mano il gioco, bersagliando in prima ed eponima battuta i critici teatrali, ma in realtà ce n’è per tutti: autori, attori, musicisti stranieri, buona società con pretese intellettuali…criticortragedyr00sheruoft

Aggiungeteci una parodia di tragedia storica, e il risultato è spassoso e rivelatore, perché alla fin fine si scopre che, negli ultimi duecentoquarant’anni o giù di lì, a teatro e dintorni ci si preoccupa (o, in alcuni casi, si trascura di preoccuparsi) di cose non troppo diverse…

Volete unirvi a noi in questo viaggio teatrale nel tempo? Niente di più facile: se volete leggere, iscrivetevi utilizzando il form che trovate in fondo a questo post, così che possiamo assegnarvi una parte e inviarvi il testo. Se invece volete assistere, non serve altro che raggiungerci al N° 50 di Via Verdi, a partire da martedì 20 febbraio alle 18.

Vi aspettiamo. Sarà divertente.

 

Dic 24, 2016 - Senza categoria    No Comments

Campane di Natale

1c94de0f525a46db027d86d6524df9a4Lettori, cari Lettori! Felice Vigilia e, le tradizioni essendo le tradizioni, la Carola delle Campane, questa volta nella deliziosa versione del coro di Saint Paul, con uno sguardo alla vita natalizia dei piccoli coristi…

E Natale è domani, ma oggi si corre, stasera è per le memorie. Vi auguro campane, lucette bianche, bei ricordi vecchi e nuovi e, ancora una volta, felice Vigilia.

Si Fa Quel Che Si Può

Antologia13Lunedì – e il lunedì sarebbe giornata di Librettitudini…

Ma che diavolo, qui non funziona nulla. Non so se, quando e come il post andrà online, le cose continuano a latitare, a sparire, a spostarsi come se avessero le zampette, e io comincio ad essere un nonnulla disperata, sto facendo piani di migrazioni ulteriori…

Quindi facciamo che l’Otello ve lo racconto lunedì prossimo – quando magari avrò recuperato qualche ombra di funzionalità.

Per oggi vi racconto della premiazione del Concorso del Comune di Roncoferraro, ieri pomeriggio in biblioteca.

Vi racconto dei quasi cinquecento partecipanti da tutta l’Italia, dell’estate e del mezzo autunno passati a leggere, scegliere, confrontare, rileggere, discutere criteri, stilare liste. E vi racconto del misto di delizia e frustrazione che prende nel setacciare mezzo migliaio di interpretazioni del tema del viaggio – in prosa e in poesia. Vi racconto delle gemme, delle sorprese e della gente che, a quanto pare, non si disturba a leggere il bando.

E vi racconto di ieri, della presenza di tanti vincitori e segnalati, a volte in arrivo da lontano. Da Firenze, da Roma, dall’Aquila. Vi racconto della soddisfazione di premiare (e incontrare finalmente di persona) una lettrice di Senza Errori di Stumpa, l’Ing. Cily, autrice di un incantevole diario fittizio del piccolo Benz figlio. E dell’utilità della paracodina, dovendo leggere nonostante la tosse. E della piccola antologia, e della deliziosa implumina dodicenne che vince la sezione scuola e siede attentissima in prima fila con gli occhioni spalancati, e si rimira perdutamente il Kobo vinto. E dell’anziano signore che mi fa i complimenti per la lettura, perché “l’anno scorso ha letto così così, ma quest’anno ha fatto dei progressi” – e poi salta fuori che ha partecipato a sua volta con un monologo musicale, e se l’è portato dietro casomai, pur non avendolo premiato né segnalato, volessimo sentirlo.*

E alla fine vi dico che è stato bello. È stato vario, e interessante, e faticoso a volte, e a tratti esasperante. È stata una caccia al tesoro. C’erano un sacco di onesti tentativi e di pie illusioni, di velleità e di malintesi – ma in mezzo c’erano cose belle, e abbiamo fatto del nostro meglio per portarle in luce.

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* E a dire il vero, a un certo punto mi ha catturata, l’ha tratto di tasca e ha cominciato a cantarmelo…

Ago 5, 2011 - Senza categoria    No Comments

In Memoriam – Giorgio Zamboni

Giorgio Zamboni era uno straordinario medico, un filosofo, un cultore raffinato di opera, musica e letteratura.

Era rinascimentale nella varietà, vastità e profondità delle sue conoscenze e dei suoi interessi. Era guidato da un’insaziabile curiosità intellettuale e da una determinazione irriducibile.

 

Amava le storie dovunque le trovasse – all’opera, a teatro, nei film e nei romanzi – e le prediligeva dense, vivide e un po’ sentimentali.

Era un uomo che onorava la sua professione e perseguiva le sue passioni con irrefrenabile intensità.

Ed era il mio mentore. Un amico paterno che mi incoraggiava, credeva nel mio talento, mi spronava ad maiora senza sosta, mi pungolava ad esplorare nuovi territori creativi, e badava a che non mi prendessi troppo sul serio. Tra molte cose, è merito suo se, dopo anni, sono tornata a scrivere teatro.

Ieri mattina il Professore ha ceduto alla malattia che da mesi divorava la sua vitalità, morso dopo morso.

Adesso non c’è più, e voglio ricordarlo con affetto profondo, con rimpianto e gratitudine infiniti – con il mezzo che secondo lui sapevo usare meglio: le parole.

Set 11, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid IV

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Quattro Madrid diverse, e sono solo quelle che ho attraversato oggi – e forse nemmeno tutte:

– da Plaza de la Puerta del Sol alla Plaza de Cibeles per la Calle de Alcalà, con un’occhiata alla Gran Via: ministeri, grandi alberghi, ambasciate, il Congreso de Diputatos, banche e, soprattutto, enormi, imponenti palazzi sovrastati da angeli, leoni, quadrighe, cavalli alati ed altri simboli di grandezza. Un unico monumento alla Madrid imperiale (costruito in buona parte mentre l’Impero andava in rovina).

– il quartiere di Lavapiès: qui i palazzi sono orridi o decaduti, le botteghe di parrucchiera e i negozi di riparazioni si mescolano agli empori cinesi e ai kebab, zaffate di spezie cotte aleggiano nei portoni e la popolazione è multicolore. Vivo alla sua maniera, disordinato e pittoresco, e squallido e variopinto, e allegro e sudicio. A metá strada tra la globalizzazione e la Spagna picaresca.

– la chiesa di San Gines, sulla Calle de Arenal. Chiesa del Siglo de Oro, barocco molto bianco per la navata e cappelle laterali che sono un tripudio di marmi colorati, oro e luce, in un contrasto vivo e drammatico. Niente a che vedere con il neogotico (bruttino) della Cattedrale dell’Almudena, che però riprende lo stesso schema di bianco e accenti dai colori vivaci. Nell’una come nell’altra, gente in preghiera e infinite cassette per le elemosine.

– la gente a cena nei tapas bar del quartiere La Latina. Tra taberne madrilene, basche o galleghe, bar di cromo e vetro, catene e rosticcerie con ventana sulla strada, dalle nove in poi si muovono turisti e indigeni di varia etá. Tutti mangiano croquetas e tortillas, tutti bevono birra, vino e l’occasionale sangrìa, tutti fumano, tutti parlano a voce altissima fino a tardi – molto tardi.

Madrid non è una bella città: è imponente, è vivace, è affollata, è varia. Ne riparleremo. Adesso vado di corsa all’aeroporto – vacanza finita, ci risentiamo da casa.

Set 10, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid III

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Giornata d’arte, ieri – passata tra il Museo Thyssen-Bornemisza e il Prado, in un caleidoscopio di più meraviglie di quante ne possa ricordare al volo. Tanto Goya, naturalmente, dai coloratissimi cartoni per gli arazzi destinati al Principe delle Asturie all’inquietante periodo della pintura negra, passando per l’epica tragicità del Dos de Mayo e per i bellissimi (e tutt’altro) che lusinghieri ritratti. Credo che ricorderò quello bellissimo e toccante di Maria Teresa, contessa di Chinchon, timida principessa reale offerta in moglie al potentissimo ministro Godoy. Oh, e al Prado è abbastanza inutile chiedere lumi ai pur gentili custodi di sala: interpellato su una direzione, uno di loro ha detto alla mia amica di andare “siempre derecho, and then left,” e intanto gesticolava verso destra. Vi farà piacere sapere che nonostante questo abbiamo trovato i Raffaello e i Tintoretto che cercavamo.

Al Thyssen c’è una collezione estremamente varia, ma la meraviglia sono i Fiamminghi: Rubens, Van Dyck e Rembrandt, e non solo, con un diluvio di meravigliosi ritratti. A proposito di ritratti, c’è un fantastico Gainsborough… ho chiesto se me lo lasciavano portare a casa, ma mi hanno detto di no. Ci sono anche un paio di Caravaggio, diversi Sargent, il celebre Carpaccio con il Giovane Cavaliere e, se devo essere sincera, adesso comincio a fare confusione tra Prado e Thyssen, Thyssen e Prado… Troppe cose belle in un giorno solo, anche se tra l’uno e l’altro ci siamo concesse una pausa al Parque del Buen Retiro, con il suo stagno rettangolare, quello che forse è l’unico monumento a Lucifero in tutto il mondo e la Rosaleda, un roseto che vale la pena di essere visto persino in settembre – che cosa sarà a maggio?

Madrid è una città verde, piena di giardini e con tanti viali alberati, e dè una città dove, in apparenza, tutti mangiano fuori in continuazione. Seguendo i locali si può finire a colazione nella pasticceria che fu di Pio Barroja, e a cena nel seminterrato di una deliziosa, rumorosa e allegra taberna di Latina, dove tengono le olive in piccole giare di coccio.

Ecco. Oggi giornata di esplorazione cittadina. Strano ordine in cui fare le cose, lo ammetto. Che dire? E’andata così.

Set 9, 2010 - Senza categoria    No Comments

Cartoline da Madrid II

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Questo comincia a sembrare un viaggio di ritardi e di attese. Non si sa come e perchê, ma un’attesa alla stazione di Atocha non e’ nulla di particolarmente ricreativo. A dire il vero, nemmeno il viaggio lo e’, nelle temperature siberiane delle ferrovie iberiche… Oltre i finestrini sfilano sessanta km di colline brulle, erba bruciata, alberi dall’aria polverosa. La ferrovia è scavata tra roccia rossiccia e muretti a secco, il cielo è azzurrissimo, con qualche pennellata di nuvole sfilacciate dal vento. Non è bello in senso stretto, ma è molto la Spagna come la si immagina: non è difficile immaginare il convoglio reale di Filippo II in viaggio,  lento e nero, attraverso questo paesaggio – oppure una colonna di soldati napoleonici in marcia.

E poi S. Lorenzo del Escorial. Non ho citato Filippo a caso, prima. Il posto è simbolico dell’animo del suo costruttore: una mole austera e solitaria di granito grigio che racchiude collezioni d’arte e di progetti architettonici, la magnificenza gelida del Panteòn – tutta nera, oro e porpora – una sterminata biblioteca, giardini pieni di luce, file di tombe di Infantes, una basilica dove tutto è sacrificato alla maestosità dell’insieme e sale progettate per poter ammirare il tramonto dalle finestre, tra le quali sono appesi i quadri che celebrano la “pacificazione” delle Fiandre. L’uomo è lì, nelle contraddizioni del posto che ha creato.

Poi ci si ritrova faccia a faccia con i ritratti: Filippo, Carlo V, Don Juan de Austria, Doña Maria di Neuburg (l’eroina del Ruy Blas) e il suo orrido marito, Carlo II…

Adesso mi fermo e parto in direzione Prado.

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