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Apr 16, 2010 - Somnium Hannibalis    No Comments

Himilce

Paradossalmente, i miei neuroni fanno molta più ginnastica attorno a Himilce adesso che in tutta la stesura del romanzo.

No, in realtà non è poi così paradossale: nel romanzo Himilce in pratica non esisteva, non aveva una voce né una personalità, era soltanto l’ombra del ricordo che Annibale aveva di lei, quasi cancellata dal rimpianto e dall’amarezza. Rimpianto e amarezza di Annibale.

Ma in teatro è diverso, e adesso Himilce deve parlare per se stessa, deve lottare per quello che vuole – o almeno provarci – e incarnare il fatto che Annibale non è il solo a pagare un prezzo per il suo sogno. Il risultato è che, quando si tratta di Himilce, sono quasi sconcertata da quello che è uscito dalle varie riscritture, e anche Annibale è sconcertato.

Mi piace che, a libro già pubblicato, i miei personaggi mi stupiscano ancora.

Apr 13, 2010 - Somnium Hannibalis    No Comments

Mentre Non Guardavo

Primo incontro post-pasquale con gli Histriones e, mentre non guardavo, qualcosa deve essere successo.

Mancava un po’ di gente, così ci siamo concentrati su alcune scene tra Antioco e Annibale, più qualche passaggio di folla. I cosiddetti passaggi di folla sono cose complicate – non fatemi spiegare – e in continua evoluzione, ma le scene… oh le scene! L’ultima volta che le ho viste in prova erano ancora ad uno stato molto spigoloso, e ieri sera miracolo! Correvano una dopo l’altra, lisce e appuntite al tempo stesso, piene di ritmo, di personalità, d’intenzione.

Ossignore, mi emoziono solo a pensarci.

Naturalmente non siamo pronti, e ci mancherebbe: manca un mese e mezzo al debutto… sarebbe teatralmente indecoroso essere pronti adesso. Ma resta il fatto che, mentre ero distratta, Somnium Hannibalis – A Play ha assunto tutto un nuovo, non del tutto inatteso, ma assolutamente entusiasmante grado di vita.

L’attore che interpreta Annibale mi ha raccontato che aveva preso l’abitudine di alzarsi un’ora prima al mattino per studiare la parte e lavorarci sopra prima di andare in ufficio. Poi ha dovuto smettere, perché – dice – ci si immedesimava talmente che poi per tutta la giornata lavorativa si sorprendeva a pensare alla battaglia di Canne anziché alle condizioni che doveva trattare.

Ecco, anche questo mi emoziona non poco: ho scritto qualcosa – ho scritto qualcuno che cattura ed entusiasma un altro essere umano, tanto da fargli dimenticare occupazioni e preoccupazioni quotidiane. Tanto da fargli dire che Annibale gli resterà.

Il secondo miglior complimento che si possa fare a uno scrittore è dirgli “ho letto il tuo libro tutto d’un fiato.” Il migliore in assoluto, però, quello che ciascuno di noi sogna di sentirsi dire, è: “leggere il tuo libro mi ha segnato in qualche modo duraturo.” Forse è presto per dirlo, ma credo proprio che ieri sera mi sia successo.

Stanotte sono andata a dormire felice.

Origami

mask01.jpgTra una presentazione e l’altra, ieri sera sono riuscita ad assistere alle prove degli Histriones. Non è pronto, si capisce, ma è assolutamente elettrizzante vedere come tutto comincia a prendere forma. Le parole, le intenzioni, i significati, per gradi tutto diventa tridimensionale. E’ come guardare qualcuno di veramente bravo che piega un origami.

Lentamente, molto lentamente, una piega dopo l’altra. Siamo allo stadio in cui ancora non s’intuisce la forma definitiva, ma si formano delle ombre su quella che prima era una superficie piana, e le linee cominciano a gonfiarsi in curve.

E’ fantastico.

C’è qualcosa di straordinariamente appagante nel vedere un gruppo di persone che sperimenta con le mie parole, le mie battute e i miei personaggi. Mi è capitato ancora, ma ogni volta è una sorpresa. Una panacea per quei momenti di frustrazione in cui si vorrebbe tanto poter dare più di una forma alle proprie idee… voglio dire: è un tormento non saper disegnare, o comporre musica, o scolpire, ma devo ammettere che il teatro (il processo di elaborazione del testo, la fabbricazione dell’origami, più ancora della rana di carta finita) è una notevole, notevole consolazione.

Oh, e devo modificare tre battute. No, non c’è fretta: stanotte va benissimo. O anche domattina presto.

Didattica – Teatro 0-0

L’ennesima richiesta richiesta di modifiche al testo da parte degli Histriones è degenerata in weekend (lungo) di massiccia riscrittura. Confesso di avere dormito assai poco, da giovedì a questa parte.

E’ andata a finire che ci eravamo lasciati con una pièce funzionale, molto didattica e rigorosamente cronologica, e la notte scorsa alle quattro meno venti ho spedito alla compagnia un testo alquanto modificato: niente più elefanti, niente più Alpi, niente più Capua, niente più Taranto, niente più veterani numidi e colonne d’oro… Il tutto asciugato a una domanda (perché Annibale non ha preso Roma dopo la battaglia di Canne?) e a una risposta che non è storica, ma è poetica.

Stasera, alle prove, sono arrivata in ritardo apposta, e ho trovato gli Histriones schierati attorno al tavolo, che rimuginavano sul testo nuovo e, palesemente, nutrivano propositi omicidi. Be’, la regista no: la regista è entusiasta. Dice che adesso è teatro. Il committente (sì, c’è un committente) non è felice. Dice che sarà anche teatro, ma non è più un’esperienza didattica. Gli attori sono divisi: per lo più preferiscono la stesura nuova, ma mi odiano un pochino perché credevano di dover studiare qualche modifica, non un testo nuovo…

Ora, io so benissimo che il committente ha ragione. Il progetto contemplava fin dal principio una fruizione scolastica, e quindi richiedeva una narrazione della storia di Annibale che fosse cronologica e di facile comprensione. Lo so bene, e lo sapevo anche mentre scrivevo la mia nuova stesura. Lo sapevo al punto che, negli intervalli ho anche preparato le modifiche che mi erano state richieste sulla versione vecchia.

Diciamocelo: la stesura nuova è stata una piccola follia, fatta perché è più bella, perché è come l’avrei voluta dall’inizio. E fatta anche per dimostrare che non era colpa mia se la versione originaria suonava come una versione dal Latino. Se in quaranta minuti devo comprimere una dozzina di scene cum voce narrante, è ovvio che non posso ambire a vette di profondità e scavo psicologico, ma non mi sentivo molto creduta. E allora ho fatto questa cosa con meno scene, meno gente, meno proiezioni alle spalle, meno orpelli in generale, e più Annibale.

Ora non so come andrà a finire: ci siamo lasciati discutendo, e il committente deve interpellare altra gente coinvolta nel progetto, e comunque c’è sempre la versione modificata. Però… Suono molto perfida se dico che sono contenta di avere scritto la nuova stesura, di avere gettato nel panico la compagnia e il committente? Forse non se ne farà nulla, ma ho visto molte occhiate concupiscenti piovere sulla mia stesura scritta di notte. Quella non didattica, quella teatrale. Quella bella.

 

Feb 26, 2010 - Somnium Hannibalis    No Comments

Ma l’Autore No

Prove con gli Histriones, ieri sera.

Da un lato, è meraviglioso. Avevo dimenticato come fosse questa fase in cui si discute dell’intonazione, dello spessore, del colore di ogni parola, della melodia di ogni arco, e le frasi prendono vita, prendono forma, prendono consistenza: germogliano. E vederlo succedere a qualcosa che io ho scritto è del tutto elettrizzante.

D’altra parte, però… Mi viene spontaneo, qualche volta, dire che no, che Annibale e Antioco non sono affatto amici, anzi. Antioco, forse, lo avrebbe voluto all’inizio, perché ammirava enormemente Annibale, ma poi si è accorto che l’altro voleva usarlo, e allora ogni incontro fra i due è diventato una partita d’astuzia e di crudeltà, e tanto più adesso che Antioco teme di sentirsi chiedere dai Romani la consegna di Annibale…

E la regista dice di no. Dice che la riduzione è un’altra cosa rispetto al libro. Dice che nell’economia della riduzione il legame fra questi due uomini deve essere diverso, una specie di amicizia distaccata e riluttante, se proprio voglio, ma qualcosa di simile all’amicizia.

E lo so che una volta che è scritta e pubblicata, ogni singola parola cessa di essere mia, e che gli Histriones fanno il loro mestiere nell’interpretare il Somnium, nel darne una lettura scenica, dinamica… Lo so bene, tante grazie. Però mi pare che sarebbe tutto più facile se lo facessero da qualche altra parte, non so, a San Giovanni in Persiceto, completamente fuori dal mio controllo. Perché, a differenza di quegli autori che sono placidamente defunti da qualche secolo, la sottoscritta è viva e vegeta, e fatica molto ad adottare il debito distacco.

Io conosco le motivazioni di Annibale, di Antioco, di Himilce, di Maarbale… e che diamine: li ho scritti io! So come pensano, so che voce hanno, so su cosa è verosimile che facciano dell’ironia e che cosa invece prendono maledettamente sul serio. Solo che non sono la regista. E quindi, pur avendo facoltà di dare suggerimenti, non devo aspettarmi che vengano raccolti. E se so, razionalmente, che è giusto così, se sono affascinata dal modo in cui le mie parole (o almeno, le parole che io ho scritto) prendono direzioni inaspettate, comincio però a credere che sarà dannatamente dura restarmene seduta a guardare mentre lo fanno.

Avevo allegramente detto di aspettarmi una sfida stimolante… Credo che non sarò delusa – ma si direbbe che sfida sia la parola operativa, qui.

A Scuola

E così apprendo, per vie traverse ed inattese, che in un Liceo locale un’insegnante di lettere ha citato me e il mio Somnium come esempio di caratterizzazione letteraria di Annibale che si discosta parzialmente da Livio per abbracciare altre fonti…

Il mio libro. A scuola. E, mi par di capire, in termini non particolarmente denigratori. Posso dire che la cosa mi lusinga ed elettrizza enormemente?

Feb 19, 2010 - Somnium Hannibalis    11 Comments

Riscritture

Era ancora dicembre quando sono andata al primo incontro del gruppo Hic Sunt Histriones, per l’adattamento teatrale di Somnium Hannibalis. Ci eravamo salutati ripromettendoci collaborazione e contatti frequenti, ma poi si sa come vanno queste cose. Di fatto, non avevo più saputo nulla fino a qualche giorno fa, quando mi sono capitati per le mani alcuni albi della Osprey, con delle illustrazioni che potevano tornare utili per i costumi. “Non avete bisogno di modifiche ai testi?” chiedevo nella mail a cui avevo allegato le immagini.

“Già fatto, grazie!” rispondono allegramente gli Histriones. “Abbiamo tagliato e riscritto un bel po’, e forse non abbiamo ancora finito.”

Riscritto? Riscritto??

Crisi. Quando a dicembre mi avevano chiesto se si potesse eventualmente modificare il testo, avevo risposto di sì senz’altro, ma forse non avevo spiegato abbastanza chiaramente che intendevo farle io, le modifiche… Ora, non dovete pensare che sia irragionevole: ho scritto per il teatro, ho adattato testi, ho recitato, ho diretto. So che le esigenze di scena a volte sono tiranniche, ed ero preparata all’idea di tagli drastici, ma erano le riscritture a fermarmisi di traverso nella trachea.

Così ho chiesto di vedere il testo modificato e l’ho rimodificato a mia volta. Giuro che non ho ripristinato nemmeno uno dei tagli che hanno fatto. Mi sono limitata a riannodare qualche filo logico smarrito e a ricondurre in carreggiata un paio di dialoghi tra Annibale e la moglie che, a detta degli Histriones, non erano abbastanza appassionati… Ci sarebbe un lungo discorso da fare in proposito, ma la versione stringata è questa: il mio Annibale ha una passione bruciante, e non si tratta di sua moglie, ma del suo destino. Annibale non è una creatura sentimentale, e non si può cambiare questo senza stravolgere il personaggio.

Armata del mio copione rivisto&aggiornato, ieri sera mi sono precipitata alle prove dello spettacolo. Gli Histriones mi hanno accolta con cautela… forse hanno già avuto a che fare con gli autori. Hanno tirato un sospiro di sollievo collettivo quando ho detto che approvo tutti i loro tagli, che così la pièce ha un ritmo molto più sostenuto, che hanno lavorato proprio bene…

“Allora è tutto a posto?” dice la regista. “Vuoi solo assistere?”

E lì ho detto che no, non era tutto a posto. Ho spiegato le mie remore, letto le mie versioni alternative, perorato la mia causa. Insomma, il nome sulle locandine è il mio, questo sarà per molta gente il primo (se non l’unico) impatto con il mio lavoro… posso avere il diritto di veto sulla versione definitiva, se prometto di essere ragionevole?

A quanto pare, posso. Le mie contromodifiche sono state accettate, e mi si è detto che farò meglio a cominciare a frequentare le prove con qualche costanza. Per stasera non ho visto molto, perché tra leggere, spiegare e discutere non c’è stato tempo per una prova vera e propria. Intanto, però, il testo somiglia ancora al mio libro, del che sono molto, molto, molto soddisfatta.

Dic 22, 2009 - Somnium Hannibalis    No Comments

Ecco gli Attori!

Ieri sera, nonostante la neve, prima riunione del gruppo Hic Sunt Hystriones di ostiglia per la preparazione di Somnium Hannibalis. Ebbene sì, un adattamento teatrale del mio romanzo, da presentarsi alle scuole nella primavera del 2010.

Ieri sera si è parlato, ed è sempre affascinante vedere quali impressioni, quali curiosità, quali reazioni suscitino i propri personaggi. Vero è che diversi membri della compagnia avevano letto solo l’adattamento teatrale e non il libro, e questo ha condizionato un po’ la discussione.

La regista, la bravissima Gabriella Chiodarelli, ha cominciato definendo il mio Annibale un carattere depressivo, il che non sembrerebbe un buon inizio, se non fosse che quella è l’intenzione con cui è stato scritto. E’ seguita una tempesta di domande su quanto ci fosse di di storico e quanto di fittizio nelle motivazioni che ho dato ad Annibale: il peso del giuramento imposto dal padre, la “rinuncia” a prendere Roma dopo Canne, se e quando Annibale si sia reso conto di non poter sconfiggere Roma… Una delle mie teorie predilette su Annibale (ed è una teoria puramente letteraria, perché non c’è nulla di storico a supportarla) è quella di un’identificazione talmente profonda tra l’uomo e il sogno, da fargli guardare con repulsione all’atto effettivo della presa della città. Per tutta la vita Annibale Barca si è visto destinato a prendere Roma, ma che ne sarà di lui, una volta che Roma è presa? Credo che un visionario completamente assorbito nel suo sogno debba provare un certo horror vacui al pensiero del sogno realizzato.

Si è osservato che Annibale non ha un vero e proprio arco del personaggio, perché comincia facendo guerra a Roma e finisce facendo guerra a Roma: l’osservazione veniva da qualcuno che ha letto solo l’adattamento, e pur corrispondendo alla visione tradizionale di Annibale (Tito Livio e Polibio, per intenderci), non si applica del tutto al mio Annibale il quale, esule alla corte di Siria, è molto diverso dal giovane generale partito da Nuova Cartagine. E tuttavia, è vero che Annibale è il perno degli archi degli altri personaggi, da Antioco a Himilce, da Scipione a Lelia, da Sosila a Roma stessa. L’immagine è piaciuta ed è stata annotata.

Dopo di questo siamo passati ad immaginare la possibilità di movimenti coreografici per mettere in evidenza il diverso modo di fare la guerra di Annibale e dei Romani, delle tecniche da usare per richiamare luoghi e fiumi, e per mostrare lo scorrere del tempo. Nonché piccola discussione sul budget costumi.

Quando è cominciato a nevicare sul serio, ci siamo dispersi, ma mentre raccoglievamo sciarpe e cappotti, la regista ha chiesto immagini, suggestioni da elaborare… io ho detto “fuoco”. il Somnium è pieno di fuoco: la fiamma sacrificale sull’altare domestico, le torce di Gades, le pire dei cadaveri dopo le battaglie, i fuochi degli accampamenti, il riverbero del sole a picco, gli sterpi incendiati, il giavellotto infuocato. E le figure retoriche che Annibale usa contemplano spesso fuoco, fiamme, il bruciare, l’ardere, l’accendere. Se questo libro avesse un colore, sarebbero le sfumature delle fiamme.

Adesso non vedo l’ora di sapere che cosa faranno di tutto questo gli Hystriones. Mi hanno proposto di seguire la preparazione, e credo che lo farò: non capita tutti i giorni di vedere il proprio lavoro trasformato attraverso l’interpretazione altrui. Ho già avuto cose mie rappresentate, ma ho sempre curato la regia di persona. Questa volta no: mi aspetto che sia una sfida molto stimolante.

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