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Fuoco Alle Polveri

Poco più di quattrocento anni orsono, come ieri, per la precisione attorno a mezzanotte, una pattuglia di guardie era impegnata a perlustrare i sotterranei della Camera dei Lord, a Westminster.

C’era una lettera anonima che parlava di cospirazioni, di cattolici, di gesuiti… E Giacomo VI e I, figlio di una regina cattolica decollata e re protestante di un’Inghilterra inquieta, non era tipo da prendere alla leggera una cosa del genere.

gunpowder plot, guy fawkes, bonfire night, v for vendetta, alan moore, john miltonE si direbbe che non avesse tutti i torti, perché nei sotterranei i soldati trovarono un uomo a guardia di trentasei barili di polvere da sparo.

L’uomo era Guy Fawkes, un ex soldato cattolico, cospiratore e aspirante regicida, e i trentasei barili erano tutt’altro che uno scherzo. Se Fawkes li avesse fatti esplodere, l’intero palazzo sarebbe crollato, seppellendo tutti al suo interno…

Fawkes fu comprensibilmente arrestato, e i suoi compagni tentarono di fuggire, ma non andarono lontano. Ci fu una battaglia vera e propria tra soldati e mancati regicidi, e alla fine solo in sette sopravvissero per raggiungere Fawkes davanti a una corte e poi sul patibolo. Impiccati e squartati.

C’era mancato proprio poco e, nello spirito degli scampati pericoli, il 5 di novembre divenne un giorno di celebrazioni, scampanamenti, gratitudine, sollievo e… fuochi.

Per diversi secoli gli Inglesi – at Home e nelle colonie – hanno commemorato con falò e fuochi d’artificio il fallito regicidio, e bruciato pupazzi con le fattezze di Guy Fawkes cantando ditties di questo genere:

Don’t you Remember,gunpowder plot, guy fawkes, bonfire night, v for vendetta, alan moore, john milton
The Fifth of November,
‘Twas Gunpowder Treason Day,
I let off my gun,
And made’em all run.
And Stole all their Bonfire away.

Poi negli ultimi decenni la tradizione ha cominciato a declinare, scoraggiata più o meno attivamente da una generale scarsa simpatia per i falò incontrollati, i roghi in effigie, l’esuberanza pirotecnica nelle strade, le risse e il sentimento anticattolico – tutto assai poco politically correct. D’altra parte, già da parecchio tempo i due ultimi elementi non erano più necessariamente connessi: certuni Isolani mi raccontavano di faide falò/falò, con furti di legna*, inseguimenti e dispetti vari, che duravano attraverso le decadi…

Per cui dubito alquanto che, di questi tempi, i fuochi d’artificio della Bonfire Night esplodano in uno spirito terribilmente anticattolico – tanto più che in letteratura e nella cultura popolare c’è tutto in filone di simpatia nei confronti di Guy Fawkes.

Si parte da un Milton diciassettenne, si passa per il romanziere vittoriano William Harrison Ainsworth, per i teatrini di carta di Pollock e per un certo numero di Penny Dreadfuls, e si finisce con l’arrivare ad Alan Moore e al suo V – e sempre Fawkes appare come una brava persona, un interessante ribelle, un eroe d’azione, un esempio di lotta al regime…

Per cui, se intendete far saltare in aria un parlamento (con o senza sovrano in dotazione), non state a preoccuparvi troppo della vostra fama postuma. Che abbiate successo o meno, non è del tutto improbabile che, col passare dei secoli, vi ritroviate un certo numero di simpatizzatori, romanzi, film, teatrini di carta, gente che indossa la vostra maschera nelle strade e, nel mondo anglosassone, persino una Gunpowder Plot Society

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* E non c’entra la berserker fury che secondo Carlyle era tipica dell’animo britannico. Queste cose succedono dalle mie parti con i falò della Vecchia attorno all’Epifania. Lo spettacolo di sonnacchiosi villaggi rivali che si rubano, sabotano e incendiano preventivamente le pire nella più vikinga delle maniere non manca mai di sconcertarmi un pochino…

La Vendetta di Lady Caroline

E con questo titolo da romanzo gotico, in realtà, rispondo alla mail di F., che mi chiede lumi su Lady Caroline Lamb, citata un paio di post orsono.

CaroLambLady Caro era una bellezza celebre, ben nata e maritata ancor meglio, colta e brillante – di quel genere di brillantezza che a volte non lascia presagire troppo bene. Per Byron, conoscerla e cominciare a corteggiarla fu tutt’uno, ma lei dapprincipio non ne voleva sapere. Lo trovava mad, bad and dangerous to know. Poi Byron non era tipo da arrendersi, e traboccava di fascino, e forse Caro non diceva del tutto sul serio. Fatto sta che nel 1812, per qualche mese, i due condussero un appassionato affair in quel genere di discrezione secondo cui tutti sapevano, tutti sussurravano e nessuno diceva ad alta voce. La faccenda finì per ennui di Byron – ma stavolta fu Caro a non accettare no come risposta. Raccolta e consolata dal marito nella quiete dell’Irlanda, la signora cominciò una campagna di ur-stalking. A parte le prevedibili lettere di suppliche, insulti e minacce, a parte i tentativi di introdursi in casa di lui, a parte i messaggi recapitati nei modi più improbabili, Caro rivelò un talento persecutorio fuori dal comune. Essendo perfettamente in grado di falsificare stile e grafia di Byron, riuscì a pubblicare delle poesie sotto suo nome e a farsi mandare da amici comuni un ritratto in miniatura… E se siete tentati di dispiacervi per Byron, potete farne a meno, visto che lui replicò colpo su colpo senza particolari esitazioni. Era il genere di gioco cui si gioca in due, e anche lui sapeva imitare – se non la grafia – lo stile di Caro.

E a volte non ne sentiva nemmeno il bisogno: a un “Remember me!” che lei riuscì in qualche modo a scarabocchiare su un libro che gli apparteneva, il nostro poeta rispose con questa amabile sestina:

Remember thee! Remember thee!
Till Lethe quench life’s burning stream
Remorse and shame shall cling to thee,
And haunt thee like a feverish dream!
Remember thee! Ay, doubt it not.
Thy husband too shall think of thee!
By neither shalt thou be forgot,
Thou false to him, thou fiend to me!Glenarvon

E intanto i mesi e gli anni passavano, e la faccenda diventava sempre meno privata, e la buona società mormorava, e i due si scambiavano colpi bassi con ossessiva ferocia… finché, nel 1816, Caro pubblicò – e qui arriviamo al punto – un romanzo gotico intitolato Glenarvon. Glenarvon è, vedete, la storia di una nobile fanciulla che non può sposare l’amatissimo cugino, vien data in moglie a un uomo che impara ad amare e poi però cade vittima delle seduzioni dell’eponimo ribelle irlandese fascinoso&tormentato, nonché seduttore seriale dalle identità multiple – nessuna di esse una brava persona.

Abbondano infanticidi, intrighi, maledizioni, duelli, tradimenti, agnizioni, crepacuore di varia natura, spettri e maledizioni e Glenarvon, perseguitato dallo spettro vindice di un monaco che gli ripete in continuazione “Hell awaits its victim,” impazzisce, si suicida – e muore in due tempi, perché a una bella scena di terrificante agonia non si dice mai di no.

Ora, forse tutto ciò non sarebbe stato poi troppo scandaloso, se non fosse stato per due particolari: in primo luogo, Glenarvon era un ritratto particolarmente malevolo di Byron – why, era l’atto di creazione dell’eroe byroniano fuori dall’opera di Byron, cosa che forse l’originale avrebbe anche potuto apprezzare, se non si fosse trattato di una drammatizzazione tanto crudele quanto trasparente di fatti fin troppo reali. Inutile dire che non solo Byron non ci faceva una gran figura, ma nella caratterizzazione, nella trama, nello stile – in tutto – si annusava un certo qual sentore di feroce parodia. E sospetto che l’assalto letterario fosse quel che rodeva di più, perché nel 1816 Byron non aveva più granché in fatto di reputazione da difendere – con tutta la pena che si era dato per distruggersela da sé. Glenarvon però dovette pungere a giudicare dal commento che sopravvive: “E ho letto il Glenarvon di Caro Lamb. Maledizione.”*

ByronIn secondo luogo, Caro non si era accontentata di sparare metaforicamente su Byron. Intelligente, aguzza e dotata di opinioni robuste, aveva colto l’occasione per fare a pezzetti molto piccoli l’alta società, la monarchia, il Reggente, un paio di governi, la repressione delle rivolte irlandesi… Donna imprudente.

È difficile per noi capire non solo la furia dell’alta società, ma la sua esitazione nel decidere quale tra i due peccati di Caro fosse il peggiore: l’imperdonabile cattivo gusto di un’adultera che scrive un romanzo kiss-and-tell** o la sfacciataggine abissale di una nobildonna che si fa taglientissime beffe del suo ambiente. Alla fine fine, benché fossero entrambi peccati capitali, fu la satira sociale a rovinare l’autrice, e Caro fu socialmente condannata. Un’offesissima Lady Jersey cominciò con l’escluderla dall’esclusivissimo circolo Almack – e bisogna avere letto Austen e Heyer per capire la gravità del gesto. Dopodiché fu la rovina. Ostracizzata e ridicolizzata, Caro si ritirò in campagna. Mai troppo stabile di suo, finì i suoi giorni tra alcol, laudano e attacchi di follia. Il solo a non abbandonarla fu il pur divorziato marito.

Questo ha l’aria di significare che bisogna essere cauti nello scegliere i propri bersagli, e mentre lo scandalo sentimentale tutto sommato ammacca ma non uccide, inimicarsi i propri pari è fatale. Forse, se Caro si fosse limitata a sparare su Byron, a sua volta assai poco popolare nel suo ambiente… ma d’altra parte era una donna – e senza voler salire sulle scatole di detersivo, Jane Austen aveva ragione nel dire che una donna pagava i suoi errori a un prezzo molto più alto di quello che si esigeva da un uomo… Morale? La vendetta per via di romanzo (gotico o meno), come molte altre cose, è meglio meditarla per bene – con un occhio alle conseguenze.

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* In originale rende di più: I’ve read Caro Lamb’s Glenarvon too. God damn.

** Byron fu più grafico nel descrivere l’impresa come un caso di fuck-and-publish… Mi sa che non l’avesse presa tanto bene.

Giu 19, 2015 - anglomaniac, Londra, posti    No Comments

Un salto alla Tate Britain

Snow Storm: Hannibal and his Army Crossing the Alps exhibited 1812 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851

JMW Turner, Annibale attraversa le Alpi (tempesta di neve)

Cominciamo con quei post estivi che ogni tanto si fanno. Una volta, qualche anno fa, parlavamo di vacanze virtuali, ricordate? un giringiro per i più bei musei d’Europa da visitarsi via mouse.

Ebbene, quest’oggi aggiungiamo un altro favoloso museo: la Tate Britain. Sì, lo sospettavate dal titolo e dal Turner qui sopra – perché. tra l’altro, la Tate ospita nella Clore Gallery una meravigliosa e ricchissima collezione di Turner… E in effetti non è proprio dietro l’angolo, ma c’è di buono questo ottimo sito, che vi consente di sperimentare abbastanza da vicino la commistione di grande arte, ricerca e divulgazione che caratterizza la Tate.

Qui potete navigare attraverso le collezioni, guardare video, leggere articoli e blog, sbirciare dietro le quinte di mostre ed eventi, seguire corsi gratuiti di storia e filosofia dell’arte, e un’infinità di altre cose interessanti… La Tate è meravigliosa a questo modo, con un ricchissimo programma di corsi, mostre, workshops, conferenze, concerti e magnifiche idee, come la rotazione di mini-mostre tematiche e le mini-conferenze settimanali, in cui dipendenti, curatori e volontari illustrano al pubblico le loro opere preferite.

Insomma un museo da sogno, splendidamente organizzato attorno a una serie di bellissime collezioni, vivo, attivo e stimolante – e per di più in buona parte gratuito. Un luogo splendido in cui passare del tempo – anche solo virtualmente.

 

 

Giu 7, 2015 - anglomaniac, musica    No Comments

Rollicum Rorum ♫

SergeantDunque, il testo è di Thomas Hardy, e credo che fosse nella versione originale di The Trumpet-Major – quella pubblicata a puntate – sotto il titolo di The Sergeant’s Song.  E fin qui è una buffa filastrocca antibonapartista – ed è molto inglese far dello spirito su avvocati, parroci, giudici e donne e nel frattempo uno sberleffo a Napoleone…

Dopodiché Gerald Finzi ha musicato il tutto per includerlo in Earth and Air and Rain, infilandoci questo passo gaio e questo irresistibile ritornello:

E  non è difficile capire perché il nonsense abbia finito col prevalere sul Sergente – anche se, a dire il vero, l’idea di un sergente primi Ottocento che canta questa faccenda non mi dispiace affatto…

Anyway, nel caso in cui vi pungesse l’uzzolo di canticchiare*, qui c’è il testo:

When Lawyers strive to heal a breach
And Parsons practise what they preach:
Then little Boney he’ll pounce down,
And march his men on London town!
Rollicum-rorum, tol-lol-lorum,
Rollicum-rorum, tol-lol-lay!

When Justices hold equal scales,
And Rogues are only found in jails;
Then little Boney he’ll pounce down,
And march his men on London town!
Rollicum-rorum, tol-lol-lorum,
Rollicum-rorum, tol-lol-lay!

When Rich Men find their wealth a curse,
And fill therewith the Poor Man’s purse;
Then little Boney he’ll pounce down,
And march his men on London town!
Rollicum-rorum, tol-lol-lorum,
Rollicum-rorum, tol-lol-lay!

When Husbands with their Wives agree,
And Maids won’t wed from modesty;
Then little Boney he’ll pounce down,
And march his men on London town!
Rollicum-rorum, tol-lol-lorum,
Rollicum-rorum, tol-lol-lay!

E buona domenica, tol-lol-lorum, tol-lol-lay…

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* Ve lo dico perché la sto canticchiando dall’altra sera, quando ho ritrovato il mio CD di Finzi… È catchy come poche cose al mondo. Siete avvertiti.

MangiarLeggendo: i Sandwich al Cetriolo di Algy Moncrieff

Expo, giusto?

Cose mangerecce in ogni dove… E allora, mi chiedo, perché noi no?

Dopo tutto nei romanzi e a teatro si mangia spesso e volentieri, giusto?

E allora che ve ne parrebbe se, a partire da oggi, ce ne andassimo settimanalmente in esplorazioni letterario-culinarie? Non faccio promesse sulla durata della faccenda: intanto cominciamo, poi si vedrà.

10123_2E cominciamo da Oscar Wilde, e dall’Importanza di Chiamarsi Ernesto, in cui si prende il tè due volte nel giro di tre atti, si sgranocchiano lingue di gatto, si beve limonata e ci si scambiano innumerevoli inviti a cena – con e senza musica. Principe di questa abbondanza culinaria è Algy Moncrieff, l’uomo che non sopporta chi non è serio in fatto di pasti. E infatti il primo tè lo si prende proprio a casa sua, accompagnato da pane e burro (nelle case migliori, I’ll have you know, la torta proprio non usa più) e sandwich al cetriolo fatti preparare espressamente per la terribile Zia Augusta. In realtà poi i sandwich Lady Bracknell non li vedrà nemmeno, avendoli Algy divorati prima dell’arrivo degli ospiti… E allora l’impassibile cameriere Lane interverrà lamentando la straordinaria mancanza di cetrioli al mercato.

Ora, se avete soggiornato per qualsiasi quantità di tempo nelle Isole Britanniche, odds are che i sandwich in questione li abbiate assaggiati. Altrimenti non inorridite, per favore: fatti come si deve sono assolutamente deliziosi, leggeri e molto freschi. Di ricette ne esistono molte, ma vediamo di andare sul semplice e sul tradizionale, volete?

Per dodici piccoli sandwich*:

– Sei fette di pane bianco da tramezzini (quello soffice e non gommoso, per capirci)
– Mezzo cetriolo sbucciato (o intero – dipende dalla dimensione)- Sale
– Pepe bianco
– Burro (non salato) a temperatura ambiente

Tagliate i cetrioli a fettine, metteteli in un colino, salateli e lasciateli dove sono per una decina di minuti. Intanto imburrate CucumberSandwichleggermente le vostre fette di pane. Recuperate i cetrioli, scolateli per bene, asciugateli delicatamente con la carta da cucina e poi disponeteli su metà del pane, sovrapponendo un poco le fettine. Cospargete di pepe bianco – senza esagerare, e coprite con il resto del pane imburrato. Infine tagliate ciascun sandwich in quattro – a triangolini, quadratini o rettangoli – facendo attenzione a non lasciar sfuggire le fettine di cetriolo.

Servite subito con il tè. Se dovete aspettare, coprite i sandwich con un tovagliolo leggermente umido.

Semplice, no? Esistono variazioni che richiedono il pane scuro invece di quello bianco, oppure fanno marinare le fette di cetriolo nell’aceto per un po’, oppure sostituiscono il formaggio spalmabile al burro, o ancora condiscono il cetriolo con una spruzzata di limone e foglie di menta… Gli Americani mettono (gasp!) la maionese invece del burro – ma non è colpa loro: è che sono nati sul lato sbagliato della Tinozza.

Sperimentate, sperimentate – ma fate attenzione al pepe. A suo tempo, per un debutto dell’Importanza, preparammo (preparai) davvero un piatto di questi arnesi per la prima scena. Essendo Lady Bracknell, non arrivai ad assaggiarne nemmeno l’ombra, ma il nostro Algernon, che doveva mangiarne a quattro palmenti, per poco non si strozzò con il pepe. D’altra parte, Jack/Ernest gli aveva appena chiuso una mano nel pianoforte, per cui… Debutto interessante – ma mi si disse che, pepe a parte, i  sandwich erano buoni.

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* Sto assumendo che abbiate qualche ospite per il tè.

 

Feb 9, 2015 - anglomaniac, Lingue    2 Comments

Le Lingue Abitano In Case Diverse

Button2Questo non è un corso d’Inglese…

A parte tutto il resto, dura soltanto quattro incontri da un’ora e mezza. Chi impara anche solo le basi di una lingua in sei ore? Yes well, forse si potrebbe anche provare – ma non sono certa di vederne la logica* – e comunque non è quello che vogliamo fare qui.

Quello che vogliamo è rimuovere un po’ di preconcetti disastrosi dalla strada di chi vuole imparare o sta imparando l’Inglese.

2. L’Inglese è complicato: be’, no… la grammatica di base è davvero piuttosto facile – e per di più, si raggruppa attorno a una certa quantità di meccanismi. Ci sono modi di semplificare l’apprendimento individuando questi meccanismi e imparando ad applicarli in varie aree – come il lessico, la grammatica e la temutissima pronuncia…

2. Imparare l’Inglese (o il Tedesco, o il Cinese, o il Sanscrito…) equivale a tradurre dall’Italiano in Inglese e viceversa: oh no, no, no. Le lingue originano, cambiano e funzionano in modo diverso. Sono il frutto e il riflesso di mentalità e storie diverse. Abitano in case diverse, per l’appunto. E afferrare questo concetto può cambiare radicalmente il modo di apprendere.

3. Studiare l’Inglese (o il Tedesco, o il Cinese, o il Sanscrito) è un cilicio. Tutta quella grammatica, tutte quelle ridicole frasi con il libro che è sul tavolo, e la mucca pezzata di mio zio… Ugh! Be’, non è detto. Si può anche fare diversamente. La grammatica serve – e non ci sono vere scorciatoie, ma chi dice che la si possa imparare soltanto a forza di tabelle e mucche pezzate? Perché non assorbire invece la grammatica, la sintassi, i modi idiomatici – e insieme la mentalità sottesa a tutto quanto – leggendo?

Potrebbe essere interessante – che ne dite?

Silvana Ranzoli e io non offriamo apprendimento super-rapido, incantesimi, miracoli o scorciatoie. Quel che abbiamo in mente è un metodo, una prospettiva, una serie di idee. Un modo per migliorare e accelerare lo studio dell’Inglese e uno sguardo nuovo sul funzionamento di una lingua che non serve solo a chiedere da che parte è Trafalgar Square…

Se la prospettiva vi stuzzica, qui c’è la locandina:

LocBozza

Informazioni e particolari, li trovate sul sito di Borgocultura, qui.

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* E mentre scrivevo questo, confesso che parte della mia mente è partita a immaginare situazioni in cui qualcuno potrebbe voler (o dover) imparare le basi di una lingua in sei ore. Sono saltate fuori alcune storie interessanti…

Libri Sotto l’Albero ’14

MattonellaAvete passato un buon Natale, o Lettori? Ricevuto bei regali?

Io sì.

Una bellissima sciarpa, una scatola d’argento – e naturalmente i libri.

Il Caso dei Libri Scomparsi, di  Ian Sansom, giallo librario – o bibliowhodunit, vedete voi. C’è questo giovane bibliotecario che arriva in Irlanda per un posto di lavoro – e scopre che non solo la biblioteca è circolante nella più stretta delle accezioni, ma ha anche una certa tendenza a… sparire. Gli ho dato appena una scorsa, ma sono già molto felice che il volume sia parte di una serie.

Storia di Quirina, di una Talpa e di un Orto di Montagna, di Ernesto Ferrero. Di Ferrero adoro i romanzi storici, e per di più ho un’incoercibile simpatia per le talpe. Questo librino piccolo piccolo dovrebbe essere la perfezione.

The Sultan’s Organ, di Thomas Dallam, curato da John Mole*. Nel 1599 il giovane organaro londinese Thomas Dallam parte per Costantinopoli per accompagnare e consegnare il dono di Elisabetta I al Gran Turco: uno stupefacente organo automatico che lui stesso ha costruito  e – si spera – saprà rimontare, nonché suonare, per il potentissimo e misterioso Sultano Mehmet III. Il diario del suo viaggio è un incantevole spaccato del Mediterraneo e Vicino Oriente visti da un Elisabettiano intelligente e curioso.

The Festival of Nine Lessons and Carols, un bellissimo libro illustrato che segue passo per passo l’equivalente anglicano della messa di mezzanotte – così come la si celebra nella cappella del King’s College, a Cambridge. Il fatto che ci sia un CD con carole e servizio aggiunge alla meraviglia. 2aea921d5919381c75a432ab5631b230

Bonnie Dundee, di Rosemary Sutcliff. Vista la mia recente scoperta della signora e dei suoi romanzi, e vista la mia simpatia per Claverhouse, c’è stato chi ha pensato (con ragione) che questo titolo potesse fare al caso mio…

E poi… be’, strettamente parlando non sono libri – ma come non citare i regali della famiglia? Li vedete nelle illustrazioni del post. Credo che non siano in tantissimi a ricevere una mattonella di pastafrolla decorata a tempa shakelovian-natalizio…** “E la mangiamo oggi?” mi si è chiesto il giorno di Natale. Nemmeno per idea, naturalmente. Non la si mangia affatto – né per Natale, né mai. E che dire della maglietta che recita “MARLOWE – it’s an Elizabethan Thing”? Non ho ancora capito se la famiglia indulga alle mie ossessioncelle o stia celebrando così la fine dell’Anno Shakeloviano…

Anyway, Babbo Natale è stato bravo con me. E voi? Che avete trovato sotto l’albero?

E, come mi si dice usi dire nel Trentino, buona fine e buon principio, o Lettori.

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* Ha ha ha! No, non l’ho fatto apposta. Si chiama proprio così.

** Peccato che in pasticceria si siano lasciati sfuggire un’acca…

Emilia

EmiliaPerché l’altro giorno a Londra, al Victoria & Albert Museum, a un certo punto mi sono trovata davanti alla miniatura di Nicholas Hilliard che potrebbe essere l’unico ritratto esistente di Emilia Bassano – forse la Signora Bruna dei Sonetti.

E perché le cose cominciano a ad avviarsi in modo molto soddisfacente per L’Uomo dei Sonetti – vi farò sapere.

E perché sono un tantino… come dire? Shakespeare-lagged. E anche Marlowe-lagged. Anche di questo parleremo.

E perché mi piace la voce di Tom Hiddlestone.

E buona domenica a tutti.

E, se passi di qui, buon compleanno, P.

Giu 29, 2014 - anglomaniac    No Comments

Tutto Si Ferma Per Il Tè

tearInsomma, che qui a SEdS siamo cultori di una buona tazza di tè al momento giusto ( e in realtà riusciamo a immaginare davvero pochi momenti sbagliati) ormai lo dovreste sapere.

Qui siamo convinti che una buona tazza di tè, pur non curando nulla, giovi a tutto – dal raffreddore alla peste nera*, passando per l’unghia incarnita e le pene d’amore.

E in realtà non sappiamo troppo bene perché non abbiamo mai fatto un post sul tè… ma provvederemo. Né sappiamo troppo bene perché vi stiamo raccontando tutto questo al plurale… Oggi va così.

Ma non badate a noi, e ascoltate piuttosto Everything Stops For Tea – in ben due versioni. Prima Jack Buchanan nel lontano 1935:

E poi Professor Elemental – perché siamo sinceri: come si può resistere a qualcuno che si definisce “rapper inglese a tema vittoriano”?

Ecco. E buona domenica. E mi raccomando il tè.
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* Non Ricordo Più Chi: “Be’, magari per la peste nera serve qualcosa di un po’ più energico del tè?”   La Clarina: “Er… sì.”
NRPC: “No, perché sai, la peste nera era una cosa piuttosto seria…”
La Clarina: “Piuttosto, dicono.”
NRCPC: “No, no, sul serio: moriva un sacco di gente. Per cui, magari il tè…”

Apr 24, 2014 - anglomaniac, elizabethana    No Comments

Piccolo Bollettino Shakespeariano

William ShakespeareE sì, ieri sarebbe stato il 450° compleanno di Shakespeare… E io me ne sono bellamente dimenticata.

Il che forse è solo giusto, visto che un paio di mesi fa sarebbe stato il 450° compleanno di Marlowe, e mi sono dimenticata anche quello – benché in fondo sia in rapporti più stretti con Kit che con Will. Voglio dire, non ho scritto e non continuo a scrivere su Shakespeare come se piovesse*, giusto? E non ho sulla scrivania una scultura che rappresenta Shakespeare, giusto?

Ma non è quello il punto.

Poi però c’è stato chi mi ha ricordato la faccenda e, almeno su Scribblings, ho parzialmente riparato: qui c’è il post con cui partecipo al progetto #happybirthdayshakespeare.

Con un giorno di ritardo, but still.

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* Anche se, in realtà, qualcosa c’è… possibili sviluppi in autunno.

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