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Giu 21, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Summertime ’17 ♪♪

E rieccoci. Ventuno di giugno. Solstizio. Estate. summertime-7-super-strategies-for-seniors

E di conseguenza qui a SEdS – perché di noi tutto si può dire,  tranne che non seguiamo le tradizioni – è il giorno di…

…Summertime!

Quest’anno nella magnifica versione, datata 1956, di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald:

Favoloso, vero?

Felice estate, o Lettori.

Apr 14, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Venerdì

Venerdì santo – e ormai sapete che SEdS segue le tradizioni anche quando non ha poi tutto questo senso…* Diciamo che non tutte le tradizioni hanno bisogno di avere senso?

Diciamolo.

È per via di certe processioni d’infanzia, di tredici anni nel coro parrocchiale (il secolo scorso, quando era polifonico), e per via di quel certo romanzo fiume sulle Guerres de Vendée – che probabilmente non vedrà mai la luce… E perché in fondo, e forse comincio a dirvelo troppo spesso, ciascuno è sentimentale a modo suo.

Ma insomma, eccoci qui: Vexilla Regis, cantata dal Coro della Cappella Sistina diretto da Domenico Bartolucci, attorno al 1959.

Alla peggio, prendetela come atmosfera, volete?

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* Una volta o l’altra vi racconterò di una certa discussione di teologia spicciola e incostanza del meteo, avvenuta ad ore antelucane, una mattina di venerdì santo…

Cliffhanger Rusticano

scrittura creativa, passo narrativo, opera, cavalleria rusticana, libretto, placido domingoMi è capitato in questi giorni di riascoltare la Cavalleria Rusticana, nell’edizione Domingo-Obraztsova-Bruson diretta da Pretre. Ridendo e scherzando, l’edizione in questione va per i trentacinque anni, ma non è questo il punto.

Il punto è che non avevo mai notato come Targioni-Tozzetti e Menisci fossero narrativamente scafati. Voglio dire, di solito dai librettisti ci si aspettano versi turgidi, vocaboli desueti, storia macellata e improbabilità multiple. TT&M no. TT&M non solo usano linguaggio asciutto, narrazione stringata e logica impeccabile, ma appendono anche il melomane (e l’ostessa) alla scogliera.

Pensate all’inizio. Dopo la serenata offstage di Turiddu, dopo che contadinelli e contadinelle hanno lietamente inneggiato alla primavera e alla Pasqua, Santuzza giunge all’osteria di Mamma Lucia con la faccia di chi non porta buone nuove. Chiede di Turiddu, che dovrebbe essere altrove e invece è stato visto in paese (lo sappiamo anche noi: poco fa se ne andava attorno cantando in vernacolo locale – e non per Santuzza) e spiega di non poter entrare in casa altrui perché è scomunicata.

Adesso sì che Mamma Lucia comincia ad allarmarsi.

E che ne sai del mio figliolo? indaga.

Santuzza si torce le mani: Quale spina ho in core!

E adesso vuoterà il sacco, giusto? Che diamine ha questa ragazza? Perché non può fare la comunione il giorno di Pasqua? Perché Mamma Lucia all’inizio era così brusca con lei? Avanti, Santuzza, dicci tutto…

E invece no. scrittura creativa, passo narrativo, opera, cavalleria rusticana, libretto, placido domingo

La musica compie una virata angolare, odonsi tinnir di campanelle e schiocchi di frusta, entra in scena Compar Alfio, sanguigno e compiaciuto di sé, accompagnato da una frotta di paesani cinguettanti. O che bel mestiere fare il carrettiere! Tanto più che a casa lo aspetta Lola, che l’ama e lo consola…

E perché mai le comari fanno “oh”? E poi Lola? La stessa lola bianca e rossa come una ciliegia della serenata di Turiddu?

Ahi…

E mentre la scena prosegue in pasquale gaiezza e poi pasquale devozione, noi sappiamo che qualcosa non va, cominciamo a sospettare la natura della spina di Santuzza, e ci sa tanto che non sarà la più lieta delle giornate per tutta questa gente. E, detto per inciso, se prima eravamo curiosi di sentire che cos’ha da dire la ragazza, adesso lo siamo di più, e con una certa ansia. E se siamo ansiosi noi, figuriamoci Mamma Lucia!

Eccoci tutti appesi a una scogliera tardo-ottocento. E, mentre aspettiamo che Santuzza e Lucia si liberino del carrettiere soddisfatto, potremmo anche meditare sull’accorgimento narrativo: abbiamo una rivelazione rilevante da fare? Magari proprio quella che mette in movimento la trama? Be’, potremmo fare di peggio che servirla in più fasi – con interruzione rilevante. Perché se c’è qualcosa che fa felice il lettore è un significativo e bel crescendo di tensione.

E noi vogliamo sempre far felice il lettore, giusto? Felice in quella maniera che lo spinge a mangiarsi le unghie, ma felice.

Gen 6, 2017 - musica, Natale    No Comments

E Infine i Magi

magiUltimo post natalizio, ultima carola per quest’anno. Suitably enough, è lievemente malinconica. È quel che ci vuole, giusto? Non so voi, ma a me la fine della stagione natalizia – con gli alberi da disfare e gennaio che aspetta al varco – mette sempre un’ombra di mooligrubs. Il genere che, alla fin fine, si cura con lavorolavorolavoro, tazze di tè e libri… ma quello è per domani. Oggi… oggi è così.

Comunque, adesso musica. E una carola moderna, per una volta: The Carol of the Magi, di John Rutter.

Dic 26, 2016 - musica, Natale, tradizioni    No Comments

…E Santo Stefano

781a75c49614217d7363fc35bd2ee491Altra tradizioncella musical-natalizia, volete?

E allora ecco qui la carola di Santo Stefano – Good King Wenceslas – cantata da non so chi e non so quando, nel corso di un programma natalizio inglese chiamato A Castle Christmas, di cui non riesco a trovare traccia… Tutto quel che posso dire è che l’ambientazione ha l’aria di essere Regency o giù di lì.

Other than that… buon Santo Stefano, ecco:

Opera e Romanzi, Romanzi e Opera

Ci crediate o no, questo è un palco d'opera galleggiante...a Bregenz.

Ci crediate o no, questo è un palco d’opera galleggiante…a Bregenz.

È una faccenda a doppio senso di marcia: ci sono i romanzi adattati in opera, e ci sono i romanzi che parlano d’opera.

Con i primi la faccenda è piuttosto lineare: ci sono cose ovvie, come La Bohème, BIlly Budd, la Lucia di Lammermoor, il Wrther o Guerra e Pace – ma chi avrebbe detto che ci fossero opere tratte da 1984 o Il Grande Gatsby, oppure Gösta Berling? Parleremo anche di quelli, un giorno o l’altro – ma oggi ci occupiamo dai secondi secondi – e cominciamo col dire che ce ne sono più di quanti si potrebbe pensare, molti in Inglese e ancora di più in Tedesco, e non tanti sembrano essere stati tradotti in Italiano. Strano, tutto considerato.

E, detto questo, proseguiamo dicendo che l’opera può riverstire diverse funzioni all’interno del romanzo stesso – e di conseguenza occupare diverse quantità di spazio.operaB

In Madame Bovary c’è forse una delle più celebri scene d’opera per iscritto, con Emma che, seduta nel palco, gratignant de ses ongles le velour della balaustra, si guarda attorno, assorbe l’atmosfera del teatro e si lascia guardare. Poi ci si mette anche l’opera stessa (Lucia di Lammermoor, se ben ricordo?), con il suo carico di passioni estreme, follia e neri furori messi in musica. Commossa, lusingata, inquieta, sempre attratta dai sentimenti immaginari più che dalla realtà, Emma è pronta quanto potrebbe esserlo per una riesplosione passionale o – se vogliamo – sentimentale. E manco a farlo apposta, chi ti ritrova in teatro se non il suo primo amante, Léon? Ah, galeotta fu l’opera!

operabzIn Massimilla Doni, Balzac assegna all’opera una posizione molto, molto più centrale. Anche tralasciando le lunghe disquisizioni rossiniane che costituiscono una discreta parte della novella, la storia è impregnata di musica e di canto. Si svolge per buona parte nel palco alla Fenice in cui la bella duchessa eponima riceve amici melomani (tra cui il suo innamorato platonico, Emilio Memmi) con i quali discetta di Rossini, di musica, d’Italia. Per Massimilla e il suo entourage, l’opera non è un divertimento frivolo o un’occasione sociale, ma la risposta a un moto dell’anima e, già che ci siamo, una forma di patriottismo. L’altra faccia della medaglia è costituita dalla cantatrice Clara Tinti, mantenuta dall’anziano marito di Massimilla e amante occasionale (e per errore) di Emilio. Seguono pentimento, perdono e riconciliazione a suon di metafore musicali, la cui morale è che l’amore spirituale e l’amore carnale non son la stessa cosa – e non si fanno necessariamente ombra a vicenda*.

I cantanti d’opera, a quanto pare, non sono una genìa molto migliore degli attori di prosa. Clara Tinti l’abbiamo vista; in Gertrud, Herman Hesse affibbia al protagonista un fortunato rivale in amore che è un baritono. Fortunato per modo di dire: affascinante e pieno di talento, ma egocentrico, immaturo e incapace di vedere al di là della propria arte, Heinrich sposa Gertrud e rende ampiamente infelice lei e se stesso, fino alla fatale conclusione – distruttiva per tutti. Vero è che Heinrich è più un liederista che un cantante d’opera, ma siamo lì. Tra l’altro, per chi come me avesse sempre pensato che suonare in un’orchestra debba essere un idillio, questa storia è un brusco risveglio.

Gente come la madre di Daniel Deronda, che sacrifica la maternità all’arte, o la inconsistente La Stilla, più oggetto che altro ne Il Castello nei Carpazi, non fa molto per riabilitare la categoria.OPera1

L’opera fa da sfondo pittoresco, da titolo e da pretesto a Il Fantasma Dell’Opera. Christine Daae è un sopranino promettente, le cui sorti s’intrecciano con quelle del tragico Fantasma sullo sfondo dell’Opéra di Parigi, tra primedonne capricciose, ballerine in gonnellino di tulle, impresari avidi, tenori grassi, sotterranei cavernosi, viscontini innamorati e ogni possibile cliché associato. Divertente, romantico e avventuroso, senza la minima pretesa letteraria. A volte vien da pensare che Léroux l’abbia scritto in un lampo di prescienza, per far felice Andrew Lloyd-Webber. Però bisogna riconoscerlo: con la sua mole enorme, labirintica e misteriosa, con il suo funzionamento da formicaio scintillante, il teatro stesso contende al Fantasma il ruolo di protagonista.

Tutt’altro è il caso di Buio In Sala, di Camilla Salvago Raggi, romanzo originale, delizioso e ingiustamente dimenticato, caleidoscopio di personaggi affluiti al Teatro dell’Opera di Roma per una rappresentazione del Werther di Massenet: dall’appassionata che segue il tenore protagonista alla ragazzina del coro di voci bianche, dalla signora-bene con la testa altrove alla cacciatrice di firme, dal loggionista arrabbiato fino al tenore Suvorin (omaggio ad Alfredo Kraus) tutti contribuiscono con i loro pensieri e le loro impressioni a mostrarci un’opera intera – musica e libretto – da una serie di angolazioni inattese.

OperaPoi c’è una congerie di romanzi biografici su compositori e cantanti, ci sono gialli ambientati all’opera (Ngaio Marsh ed Ellis Peters, per esempio…), ci sono personaggi che vanno all’opera (come Hanno Buddenbrook, May Welland e varia gente in Guerra e Pace), ci sono bizzarrie come Le Svetlana, sorta di moderna versione del Don Carlos, popolata di melomani, critici e maniaci dell’alta fedeltà, e ci sono persino fantasy e fantascienza**.

L’ibridazione tra teatro e musica, con le sue storie spesso truci, con i suoi protagonisti di genio, col mondo complicato e pittoresco che ci ruota attorno, offre infinite possibilità narrative – e forse finora sono state colte solo in parte.

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* Chiudendo idealmente il cerchio, negli Anni Trenta del secolo passato, il compositore svizzero Othmar Schoeck ha tratto dalla novella un’opera .

** Sissignori: per esempio Aasimov, Phillip K. Dick e Marion Zimmer Bradley – la quale ha anche scritto uno spudoratissimo romanzo che ripercorre passo per passo la trama della Norma di Bellini.

Ago 15, 2016 - angurie, musica, tradizioni    No Comments

(Tardivamente) Acchiappa una Perseide

CAFSAllora, no – non ero sparita, e nemmeno in vacanza. Almeno non in senso stretto: il fatto si è che, come a volte accade, sono rimasta chiusa fuori dalla Rete per qualche giorno – hence l’assenza.

“Un segno! Un segno!” ha decretato R., e non negherò di averne approfittato per recuperare un po’ di sonno e leggere (gasp!) di giorno… Ma adesso sono tornata e, per prima cosa, onoriamo le buone vecchie tradizioni, perché S. Lorenzo è passato mentre io vagolavo senza rete, giusto?

E allora, quest’anno Catch a Falling Star nella versione molto, molto, molto Sixty-ish di Françoise Hardy:

Che poi, voi le avete viste le Perseidi? Io sì, e tante, nonostante le temperature notturne assai men che stagionali e tanta umidità da nuotarci. Al che probabilmente devo l’incantevole mal di gola in corso. Ah well, passerà.

Intanto buon Ferragosto, o Lettori.

Lug 6, 2016 - Arte Varia, musica    No Comments

Per Illustratore e Pianoforte

SannaElephants

Foto Flavia Ferrari

Oggi parliamo di Alessandro Sanna, straordinario illustratore che non solo realizza meravigliose illustrazioni, ma lo fa attorno a idee originali e bellissime, che poi porta in giro per teatri e piazze in forma di concerti disegnati.

La settimana scorsa qui al mio villaggio abbiamo goduto di uno di questi eventi: Alessandro ha realizzato quattro acquerelli ispirati al suo libro Il Fiume Lento – il suo secondo Premio Andersen… – mentre Elisabetta Garilli suonava al pianoforte le musiche composte apposta per il libro.

Non è la prima volta che vedo un concerto di Alessandro, e ogni volta è qualcosa di magico. La sua tecnica è un incanto da osservare, e veder sbocciare le immagini, vedere i colori che si fondono con la musica, è una vera meraviglia.

Questo piccolo video offre un assaggio della serata…

Qui trovate un altro scampolo di Fiume Lento, e qui altre cose – tra cui lo splendido Pinocchio Prima di Pinocchio – ma, se ne avete occasione, vi consiglio vivissimamente di assistere dal vivo a uno di questi concerti per illustratore e musicisti. È un’esperienza inconsueta, poetica e incantevole.

 

Non Sappia Il Ver

In questo periodo di prove frenetiche (ne parleremo) mi capita spesso di ascoltar musica in automobile – ed è così che mi è ritornato in mano un vecchio CD , un’edizione ungherese del Gianni Schicchi, uno dei primi dischi d’opera che mi sia comprata, quand’ero una fanciullina diciassettenne in gita scolastica a Budapest, of all places. Adoro il Gianni Schicchi – musica e libretto…

Vi ho già detto, credo, che ho questa incoercibile predilezione per i libretti d’opera, vero? Ho cominciato a leggerne prima di avere cominciato ad ascoltare opere – il che probabilmente è un’eccentricità, ma tant’è. Trovo che i libretti d’opera contengano spesso gemme di nonsense sublime, ottimi nomi per gatti e, nel caso dell’opera buffa, cose genuinamente spassose – e scritte per essere tali.

gianni schicchi, puccini, giovacchino forzano, libretti d'opera, dante, divina commediaCome il libretto del Gianni Schicchi, scritto per Puccini da Giovacchino Forzano. La storia è un’incantevole combinazione di Divina Commedia e Commedia dell’Arte – of all things – con qualche frecciatina ai danni di quel terribile snob che era il gran padre Dante. Lo sapevate che Dante l’aveva a morte con Schicchi, che non solo usciva dalle file della gente nuova, ma aveva anche truffato in grande i Donati – famiglia di sua moglie? Oh well, Gianni Schicchi non è il primo né l’unico che Dante piazza all’inferno per antipatia personale e petty vengeance. Ricordarsi di cose del genere aiuta a mantenere un senso dell’umorismo quando si ha a che fare con la Commedia…

Ma non divaghiamo. Opera. Puccini. Forzano. Libretto.

E in particolare l’irresistibile uso che Forzano fa di quell’utile e simpatico meccanismo narrativo per cui un personaggio ignora qualcosa di vitale – che il lettore conosce.

Allora: il vecchio Buoso Donati è morto, diseredando i parenti a favore di un ordine religioso. Furia generale. Enter Gianni Schicchi, rimescolatore di carte professionale, che accetta di impersonare Buoso e dettare un altro testamento davanti a notaio e testimoni. Ma, proprio mentre i Donati assicurano a Gianni che nessuno sa che “Buoso ha reso il fiato”, si bussa alla porta. È Maestro Spinelloccio, il dottore.

“Guardate che non passi. Ditegli qualche cosa. Che buoso è migliorato e che riposa!” ordina Schicchi, prima di sparire tra le cortine del letto a baldacchino.

E i Donati fanno entrare l’ignaro medico in un coro di “Buongiorno, Maestro Spinelloccio. Va meglio! Va meglio! Va meglio!”

“Ha avuto il benefissio?” domanda con accento bolognese il nuovo venuto, Balanzone in tutto tranne che nel nome.

“Altroché. Altroché.” cinguettano i Donati, e Spinelloccio va in sollucchero.

“A che potensa l’è arrivata la siensa. Be’, vediamo, vediamo.”Gianni Schicchi - Opera San Jose

Momento di panico.

“No! No, riposa,” parano i Donati.

“Ma io…” insiste il brav’uomo, ansioso di ammirare l’effetto della sua siensa.

“Riposa…” I Donati si schierano tra lui e il letto, ma il medico avanza, e tutto pare perduto, quando…

“No, no, Maestro Spinelloccio,” interviene una voce tremula di tra le cortine. “Ho tanta voglia di riposare. Potreste ritornare questa sera? Son quasi addormentato.”

Ai parenti per poco non prende un coccolone, ma il medico desiste.

“Sì, Messer Buoso. Ma va meglio?”

“Da morto son rinato,” assicura Schicchi/Buoso, con un’ombra di risata nella voce. “A stasera.”

“A stasera.” E qui Maestro Spinelloccio potrebbe ancora salutare i Donati e uscire con la sua dignità di medico più o meno intatta. Ma allora che gusto ci sarebbe? “Anche alla voce sento che è migliorato,” dichiara. E poi, non contento: “Eh, a me non è mai morto un ammalato. Non ho delle pretese. Il merito l’è tutto della scuola bolognese.”

“A stasera, Maestro,” salutano i Donati in un’ondata di euforico sollievo – e quasi lo spingono fuori dalla porta senza che il brav’uomo abbia capito nulla. Dopodiché i Donati sono un po’ densi e credono di averla soltanto fatta franca, ma Schicchi ha visto nell’episodio la prova che il suo piano funziona… eccetera.

Noi ci fermiamo* e osserviamo come l’ironia della situazione derivi quasi tutta dal fatto che il pubblico sa che Buoso è già morto – e Maestro Spinelloccio no. I Donati che tentano freneticamente di liberarsi del medico e il medico che si vanta a sproposito non sarebbero divertenti se non sapessimo che cosa c’è dietro. Sapendolo, capiamo le intenzioni nascoste e ci divertiamo mentre il povero dottore si loda e s’imbroda.

Il meccanismo funziona anche in contesti meno buffi – e allora mette ansia seguire qualcuno che cammina allegramente in una trappola reale o metaforica. Mi vengono in mente Robert Moore che, in Shirley, avanza verso il punto in cui sappiamo che è appostato l’uomo con la pistola, o il Marchese di Posa che entra nella cella di Don Carlos – forse non del tutto inconsapevole dello sgherro in attesa – o Tosca (dramma, non opera) che si precipita a fare una scenata di gelosia senza sapere che Scarpia l’ha fatta seguire, o Henry Morgan che racconta versioni sempre più improbabili della sua vita a gente che ha buoni motivi per non credergli…

Che si tratti di creare tensione, aggiungere strati di significato o rendere buffa una situazione, il personaggio all’oscuro di tutto funziona sempre, in tutte le sue varianti semplici o sofisticate.

L’importante è che a differenza del lettore qualcuno, come usa dire all’opera, non sappia il ver.

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* Se volete leggere il resto del libretto, lo trovate qui.

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