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Mar 26, 2018 - angurie    No Comments

Lunedì Percepito

Monday PerceivedSapete la faccenda della temperatura percepita? Il fatto che si senta più freddo o più caldo di quanto in realtà sia, per varie ragioni o condizioni?

Ecco. Siccome la mia impressione che l’anno abbia più lunedì di quanto sia ragionevole non può essere fondata, sono giunta a concludere che debba esserci una percezione variabile del lunedì, in base a varie ragioni o condizioni. Altrimenti non si spiegherebbe la sensazione che sia sempre lunedì, giusto?

Come oggi: vi pare ragionevole che sia già lunedì di nuovo? A me per nulla. Se mi prendeste in un momento di distrazione e mi chiedeste quando è stato l’ultimo lunedì, direi qualcosa come “l’altro giorno”… Ma è ovvio, in base al calendario, che così non può essere – e inclino a credere che il calendario non menta più di quanto facciano in generale i termometri.

MondayAgainQuindi non c’è niente da fare: è proprio lunedì. Di nuovo.

E a titolo d’inizio, sono riuscita a far cadere un cd dentro il computer…

No, davvero: un cd. Dentro. Il computer.

E naturalmente sul cd c’erano cose che mi servirebbero con una certa urgenza per lavoro, e quindi ne ho dovuta chiedere una seconda copia d’emergenza. Anzi, ripensandoci, una copia su chiavetta, da scaricare direttamente sul computer. Così non rischia di caderci dentro… Nemmeno sapevo che potesse succedere, e sono certa che questo genere di cose possa accadere tranquillamente in un giorno qualsiasi – ma ammettiamolo: suona così intrisecamente, abominevolmente lunedesco…

Lunedico.

Lunedevole.

Mondayish.

Oh, whatever. Ad ogni modo, persino il San Tecnico ha sghignazzato quando gli ho raccontato la faccenda. Persino la persona cui ho chiesto la seconda copia. Solo io, immagino. E solo di lunedì… Monday

O forse no – ma diciamo che fa parte della Lunediggine Percepita? Cui possiamo aggiungere il fatto che Pru, il Flagello Felino, ha iniziato la settimana trascinando giù dal tavolo una torta con tutta la tortiera attorno? E che una cosa semplice come ricaricare il telefono è stata un’irragionevole odissea? E che per motivi imprevisti e imprevedibili devo scapicollarmi entro sera a fare una commissione che credevo riservata a qualche vago futuro?

Ah well. Domani è un altro giorno. Martedì, per la precisione – che non è una meraviglia splendente a sua volta, ma ha il grosso pregio di non essere lunedì. E, per quanto mi secchi citare Pollyanna, c’è di buono che dovrà passare tutta una settimana prima che sia lunedì di nuovo.

Almeno di scientifico e calendariesco fatto.

Mar 21, 2018 - angurie    2 Comments

Un Post Pigro Ma Non Del Tutto Dissennato

In realtà ho fatto qualcosa del genere la settimana scorsa su Scribblings – ma…

Voltaire on Writing ITA

As I said, già fatto altrove – ma ho pensato che, considerando tutto il recente parlare di sinestesia… E no, sono certa che non è esattamente il senso in cui Voltaire intendeva questa cosa, e nondimeno si presta, non credete? Trovo che sia vero – o almeno possa esserlo – in più di un senso.

Ma insomma, ecco.

Un post pigro, dicevasi, ma non del tutto privo del suo vago e contorto perché.

 

Mar 12, 2018 - angurie    No Comments

Vocali

Rimbaud_Voyelles_caricatureAvendo una speciale predilezione per l’uso che scrivendo si può fare di immagini, colori, e sinestesia, uno degli esercizi che tendo ad affibbiare agli allievi dei miei corsi di scrittura include la contemplazione di Voyelles, seguita dall’ordine (molto categorico) di cercare per ciascuna vocale un colore – e un’immagine. Tendono a saltar fuori cose interessanti: O blu come aperture di tubi da cui scorre il colore, O rosse come gocce di sangue, I rosse e pungenti, I gialle e taglienti, U viola profondo, U marroni e U color fucsia, I verdi, I bianche per gelo…

E poi è sempre interessante vedere la differenza tra gente uditiva e gente visiva, persone sinestetiche per natura e persone prese di sorpresa, associazioni per suono, associazioni per forma, associazioni istintive e inspiegate, corrispondenze ed eccezioni… A parte tutto il resto, l’esercizio è uno di quelli buoni per rompere il ghiaccio all’interno del gruppo, sciogliere l’atmosfera e stimolare la discussione – e si dimostra sempre tanto rivelatore quanto istruttivo.

Io di solito non gioco – se non per un paio di esempi, anche perché per me l’esercizio non sarebbe particolarmente impromptu. Tanto vale che racconti adesso che Voyelles mi ha sempre affascinata e, incontrandola mentre studiavo letteratura francese al Liceo, ho scoperto la mia propensione alla sinestesia. La cosa davvero grave, però, è che, a sedici anni, ne scrissi una mia versione – un sonetto bruttarello che non leggerete, né qui né altrove, né ora né mai. Però vi dico le mie associazioni.

La mia A è bianca per vele latine, cumulonembi, lenzuola stese al sole e la generale apertura e luminosità del suono. Voyelles

La E è verde, più chiara fin verso l’azzurro quando è aperta, e tanto più scura quanto più è chiusa.

La I è nera. Dorsi di rondine, principalmente. Ma anche note musicali e ferro battuto.

La O è gialla. Color limone quando è aperta, e su su, verso l’oro e l’arancione mano a mano che si chiude. Però all’opera un acuto in O è senz’altro rosso.

E la U è bruna – dal cioccolato al latte al caffè.

Pensandoci, mi rendo conto che si tratta principalmente di suono – una faccenda diversa, per esempio, dalla E di Rimbaud, bianca per via dell’emiro col turbante che illustrava la vocale sul suo abecedario di bambino.

E voi, o Lettori? Di che colore sono le vostre vocali? E perché?

Giochiamo, volete?

Feb 5, 2018 - angurie    No Comments

In cui la Clarina Riceve un’Illuminazione

IlluTigl“San Tecnico! San Tecnico! San Tecnico!”

“Che accade, o Clarina?”

“San Tecnico, aiuto, soccorso, conforto, assistenza!!”

“Volentieri, o Clarina – se posso. Che accade?”

“Se non puoi tu, non può nessuno… hellllllp!”

“Reitero, o donna: che accade?”

“AccadecheTiglathPileserIIIrifiutadiconnettersiepuòesseresoltantocolpasuaperchéTheBeastieeilcellularesiconnettonobenissimoequindiilmodemfunzionamaTiglathrifiutapervicacementeaddiritturaallevoltecompareinbassoadestraunacomunicazionedimodalitàaereomanonsempreequandoc’ènonriescoadisattivarlaecomunquechecisiaomenononcambianullaeTiglathnonsiconnette–”

“Clarina!”

“Gasp!”

“Respira, o donna.”

“Giusto. Respiro. Respiro. E respiro. Ma la morale si è che Tiglath non si connette.”

“Sì, mi pareva di averlo intuito. Hm… vediamo un po’… prova a staccare il cavetto ethernet.”

“…”

IlluRouter“Il cavetto che corre dal modem al computer.”

“Ah… sì, provo.”

“Clarina? Sei ancora lì? Odo strani grugniti…”

“Non ci riesco!”

“Non ci riesci?”

“Non riesco a staccare il cavetto. È durissimo e non cede… ho paura di rompere qualcosa. Che sia incastrato?”

“Er… Clarinina, hai notato che la parte finale del cavetto, la testa, quella ti sembra incastrata, ha una linguetta?”

“Linguetta? Oh, sì…”

“Benone. Devi abbassarla e contemporaneamente tirare verso l’esterno.”

“… Sì!  È uscito!”

“Piccoli miracoli quotidiani, eh?”IlluNessie

“Proprio. Non avevo mai notato che ci fosse… Ed è anche carino. Sembra un piccolo coccodrillo… No, in realtà, con questo collo lunghissimo… Nessie! Sembra Nessie! Non trovi, o San Tecnico, che somigli a Nessie?”

“Er… sì – ma adesso rimettilo dentro.”

“Oh. Right. A nanna, Nessie. Piacere di averti conosciuto… Fatto. Ma non succede nulla.”

“Aspetta un secondo…”

“Nulla.”

“Nulla nulla?”

“No…”

“Hm. Speriamo che non sia defunto il cavetto…”

“Uh… non l’avrò assassinato io, tirando come un rinoceronte?”

“Er… per ora assumiamo di no. Proviamo a fare un’altra cosa, vuoi? Forse hai modificato qualche impostazione senza volere…”

[Segue un altro pezzo di conversazione strutturato in istruzioni ostrotecniche semplificate da parte del San Tecnico e obbedienza cieca ma men che competente da parte della Clarina – con frequente scambio di foto di schermo via Whatsapp. Finché…]

“Non so, Clarina – è un po’ strano, e al momento non ho altre idee. Però… non ha fatto una piega nemmeno quando l’hai riavviato?”

“Riavviato…?”

“Non stai dicendo che non hai provato a spegnere e riaccendere il computer, vero?”

“Er… no. Avrei dovuto?”

“Ma benedetta donna, è la Prima Legge dell’Informatica! Se Qualcosa Non Va, Spegni e Riaccendi!”

“Ah… Oh. Eh. Er… Quindi credo che spegnerò e riaccenderò.”

“Brava.”

Alaska. Denali Highway. Rays of warm evening light coming through clouds.

Alaska. Denali Highway. Rays of warm evening light coming through clouds.

“San Tecnico! Miracolo! Non ci crederai, ma… ”

“Fammi indovinare: quando hai riacceso Tiglath la connessione era lì?”

“Sssssì!”

“Eh…”

“Oh, San Tecnico! Che farei senza di te? Graziegraziegraziegraziegrazie!”

“Ma ti pare? È sempre bello illuminare le menti – ed è ancora più bello trovare conferma che la Prima Legge funziona sempre. Adesso che la conosci, scrivitela.”

“La inciderò su una tavoletta di pietra.”

“Irrecuperabilmente analogica! San Tecnico out.”

Ed è per questo che, dopo una breve pausa, SEdS torna a voi. Ci vuol pazienza.

 

 

Gen 8, 2018 - angurie    No Comments

Letargo…

Se stessi bene, oggi segnerebbe il ritorno alla normalità postnatalizia.

Stando le cose come stanno… credo che me ne tornerò in letargo per un paio di giorni.

Letargo

Abbiate pazienza. Ci sentiamo mercoledì, volete?

Dic 13, 2017 - angurie    No Comments

Felice Santa Lucia!

Santa_Lucia-800x500_c

Ieri sera il mio figlioccino piemontese di otto anni ha annunciato a sua madre che occorreva mettere del sale sul balcone perché Santa Lucia e l’Asinello (rigorosamente con la maiuscola nelle letterine…) non rischiassero di scivolare.

E io mi sono sciolta.

Per cui, quel che c’è scritto sull’etichetta, o Lettori: felice Santa Lucia a tutti.

Dic 11, 2017 - angurie, Poesia    No Comments

Neveneveneve

SnowcNeve, ieri… Neveneveneve.

No, non una follia, ma erano secoli che non ne vedevamo qui – e men che meno così presto in dicembre.

Si è cominciato a vedere qualche piccolo fiocco mentre trotterellavo verso la città per la pomeridiana del Fantasma.

“Oh, fa finta di nevicare,” mi son detta. E invece via, che i fiocchi s’infittivano viepiù. Quando ho parcheggiato davanti al Teatrino, veniva giù qualcosa che cominciava a meritare il nome di nevicata.

“Nevica!” ho annunciato, irrompendo nei camerini. Gli attori mi hanno guardata come fa la gente adulta con gl’implumi – tutti, persino i Non Gemelli che sono implumi per davvero.

“Oh, ma sta già smettendo,” mi ha informata Mrs. F. Con l’aria di sottintendere Del che tu, che poi guidi fino in campagna, dovresti essere contenta. Ma si sa che non ho un briciolo di buon senso – e contentissima non ero. Comunque poi era ora di andare in scena, e non c’è stato più tempo per discutere il meteo.

Yes, well - non è proprio così che guidossi sotto la neve...

Yes, well – non è proprio così che guidossi sotto la neve…

But lo! Quando, un Fantasma più tardi, siamo usciti dal teatro… nevicava ancora! E con un certo impegno. E in effetti, guidossi fino in campagna, per lo più in coda e a velocità di carovana – ma era così bello! E se devo essere sincera, temevo molto che smettesse durante il viaggio – ma no: sono arrivata a casa sotto la neve, cinguettando carole natalizie in tema. Cinguettandole euforicamente…

Lo ripeto: erano anni, forse dieci o dodici, che non si vedeva una nevicata vera e propria dalle mie parti nella prima metà di dicembre. E comunque poi ha smesso, e adesso piove, e le strade sono pulite, e tutto torna alla normalità – ma per qualche è stato magico!

E in celebrazione, poesia, volete? Poesia da tre continenti diversi – a riprova del fatto che il fascino della neve funziona a tutte le latitudini:

La neve

Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca,
senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca,
canta una vecchia, il mento sulla mano,

La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

(Giovanni Pascoli)
Pensiero segreto

In un paese ove la neve
raramente cadeva nei passati inverni,
da molti giorni nevica.
S’accumula la neve ed ogni cosa
vien ricoperta da un candido manto:
sotto quel manto paiono più belle
tutte le cose più comuni e vane.
Ma nel nostro pensiero c’impaura
il pensier, che domani, con il sole,
la neve sàrà fusa e allor le cose
sembreranno più brutte e più meschine.

(Fuyuhiko Kitagawa)
Era lei, la neve E un mattino
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d’improvviso aperta la porta,
meravigliati la calpestammo:
Posava, alta e pulita
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
timidamente festosa
era
fittissimamente di sé sicura.
Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.

(Evgenij Evtusenko)
The Snow That Never Drifts

La Neve che mai si accumula – La transitoria, fragrante neve Che arriva una sola volta l’Anno Morbida s’impone ora –Tanto pervade l’albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L’Esperienza giurerebbe –

Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall’Alibi della Natura –

Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria –

(Emily Dickinson)

Ott 25, 2017 - angurie    No Comments

E Niente Limone, Grazie…

teaiOggi parliamo di tè al latte, volete?

A me piace tanto, il tè al latte. Ne bevo tanto, tutti i giorni: cinque o sei grosse tazze al dì – niente zucchero e tanto latte. È un’abitudine che ho acquisito secoli fa, durante la mia prima estate scozzese, e mi va benissimo così. Nessuna smania di disintossicarmi, né nulla del genere. Tuttavia, siccome una tazza di tè richiede qualche calma, di rado ne bevo nei bar dove, più spesso che no, capito di fretta.

Poi un giorno, qualche tempo fa, arrivo in un grazioso posto insieme a degli amici – uno di quei piacevoli caffè con i tavolini all’aperto È una pigra e soleggiata domenica, un pomeriggio senza impegni particolari, e quindi mi dico: perché no? Un tè al latte, grazie. L’amico che entra a ordinare per tutti  torna poco dopo, divertito e perplesso in parti uguali.

“Chiedono che cosa intendi con tè al latte. Io credevo che fosse abbastanza ovvio, ma sono così sconvolti dalla richiesta… mi sfugge qualche mistero?”

Spiego che non intendo niente se non l’ovvio – e A. torna dentro a rassicurare la barista: un tè normalissimo, con un po’ di latte.

LemonE poco dopo la signora arriva portando la teiera, un enorme bicchiere di latte bollente con un dito di schiuma e quattro tazze, ciascuna con la sua brava fetta di limone alta un dito. Anche la mia. E ci resta anche male, quando tutti solleviamo un sopracciglio.

“Ha detto tè con un po’ di latte,” ricorda severamente ad A. – e quando le spieghiamo che in effetti è così, ma il tè si prende col latte oppure col limone, e rigorosamente uno solo dei due, se ne va convinta di avere a che fare con una banda di squilibrati. Noi aspettiamo che sia rientrata nel caffè per sghignazzare, ma… insomma, siamo in campagna, ed è vero che da queste parti il tè si beve per lo più al limone – se e quando lo si beve affatto. È chiaro che la barista non ha mai incontrato prima quest’esotica eccentricità, il tè al latte…

E non ci penserei più se, qualche mese più tardi, in un altro paesotto, non mi capitasse una pausa forzata nelle prove. Insieme alla regista, me ne vado in cerca di tè. Troviamo un bar vicino al teatro, ordino due tè di cui uno al latte – e di nuovo mi si chiede che cosa intenda con quest’espressione marziana. E di nuovo la spiegazione produce una teiera, un bricco di latte e una tazza con la fetta di limone. Solo che è uno di quei posti con il bancone altissimo e, piccoletta che sono, mi accorgo del limone solo dopo averci versato sopra il latte e il tè… Teacups

E qualche tempo dopo, in un altro villaggio ancora, due giovanissime bariste mi fanno lo stesso numero – nello stesso bar, ma in due giorni successivi. E ogni volta sono occhiate dubbiose e bizzarre bevande calde… A nessuno pare mai albeggiare in mente che latte e limone, se lasciati insieme senza supervisione, finiscono per cagliare. O forse ci pensano e non vogliono far arrabbiare la squilibrata che beve il tè al formaggio?

Insomma, da allora ho imparato a chiedere tè al latte – senza limone, grazie. Però di solito aspetto un attimo per vedere la reazione: in caso di blank eyes mi affretto a specificare, altrimenti corro il rischio. E così facendo ho constatato che forse è una faccenda generazionale: più è giovane la persona dall’altra parte del banco, più facilmente si sconvolgerà davanti alla richiesta. I baristi dalla mia età in su, on the other hand, sanno di che si tratta senza traumi né patemi.

Oh dear. Il tè al latte è dunque cosa da over quaranta – almeno a queste latitudini? Sto dunque invecchiando? Si direbbe di sì – ma ciò non m’impedirà di continuare. Ormai è qualcosa a mezza via tra un’indagine sociologica e una crociata: un tè al latte. Senza limone, grazie.

E dalle vostre parti, o Lettori, che succede se ordinate un tè al latte?

 

Set 25, 2017 - angurie, Londra    No Comments

Sigh…

SnoopyFlu2E naturalmente, essendo una mozzarella con un sistema immunitario da operetta, tre giorni a Londra – pur con bel tempo generale e la più leggera e breve delle pioggerelle – devo pagarla con la prima infreddatura della stagione. Bronchite, forse.

Tosse, raffreddore, mal di gola, febbre…

Immaginatemi ottusa, languida e molliccia, con la testa imbottita di cotone idrofilo, biglie di vetro e prosciutto cotto. Immaginatemi spiaggiata sul divano, avvilita, impaziente, con la sola consolazione della Meraviglia Soriana Minore (che prende molto sul serio il suo ruolo di gatto terapeutico) e di molte tazze di tè. Immaginatemi mentre non riesco nemmeno a leggere per più di dieci minuti di fila senza che mi venga il mal di testa. Immaginatemi tossibonda, rabbrividente e tutto quanto – e, di conseguenza, portate pazienza se non scrivo nulla di significativo.

Vi racconterò di Londra, del Globe, di una certa quantità di altre cose… Ve ne racconterò quando sarò di nuovo in grado di connettere.

Portate pazienza.

Torno a sprofondarmi sul divano.

See you.

 

Ago 23, 2017 - angurie    No Comments

Ritorno ai Cunicoli e ai Draghi?

dnd_manuale_scatoalrossa_littleMolti e molti – ma proprio molti – anni fa, F ci convocò in tre: A, A e me.

“Ho un gioco nuovo,” ci disse. “Un gioco fantastico. Diverso da tutti gli altri!”

Il sabato pomeriggio ci trovammo a casa di F, che ci mostrò una scatola rossa con un drago illustrato sul coperchio. C’erano fascicoli rilegati in rosso, e dadi strambi, e fogli di carta e matite…

“Si chiama Dungeons and Dragons,” ci informò F, da dietro una barricata di cartoncino. “Io sono il Dungeon Master. Adesso dovete scegliere un personaggio per ciascuno, e poi…”

E poi immaginatevi questi tredici-quattordicenni che si lanciano nel loro primo gioco di ruolo. Persi per sempre. Per me, all’inizio della mia fase Tolkien, fu l’alba di un’ossessioncella – ma anche gli altri, pur gente più sensata, si entusiasmarono alquanto. D’altra parte, come non entusiasmarsi? Avventure, foreste, tesori magici, draghi, incantesimi, città fortificate*, whatnot – il tutto da sperimentare in prima persona, in metaforici panni immaginari…

ETDnDCome all’inizio di ET, gli adulti ci giravano attorno perplessi, domandando “chi vince?” a intervalli, mentre noi esploravamo il mondo e, occasionalmente, lo salvavamo. Pomeriggi interi, cene frettolose, lunghe serate e qualche volta, durante le vacanze, una gloriosa giornata intera, dal mattino a notte alta…

“Ma cos’è che fate, di preciso?” chiedeva ogni tanto un genitore – sempre più di rado, dopo avere scoperto che la domanda dava la stura a resoconti battuta per battuta dell’una o dell’altra scorribanda improbabile e/o spiegazioni di una meccanica di gioco obiettivamente complicata ad afferrarsi da “fuori”.GhostElf

E noi… gli anni passarono, acquisimmo un altro compagno di avventure, qualcun altro passò brevemente, ci disperdemmo in scuole diverse, io cominciai la scuola di teatro, poi venne l’università. E però non smettemmo di giocare finché qualcuno non cominciò a laurearsi. Solo allora abbandonammo i nostri cunicoli e i nostri draghi, interrompendo l’ultima avventura proprio mentre stavamo per fermare (o precipitare) Ragnarök***. No, davvero: il mio elfo fantasma** era in piedi su un espostissimo menhir, cercando di concludere un rituale complicato mentre i suoi compagni cercavano di impedire che una creatura malvagia ed enorme con le ali da pipistrello piombasse a impedirlo e… “Da-da-da-dum!” disse F. “Continua… Ci vediamo la prossima volta.”

Ma la prossima volta non venne più. E ci crediate o no, dopo vent’anni, quando capita che ci s’incontri, ne parliamo ancora. Adesso siamo gente adulta e serissima: ingegneri, insegnanti, editor, funzionari consortili, padri di famiglia – eppure discutiamo ancora dell’incantesimo che il mago stava per scagliare contro l’Ala Notturna. Però tu dovevi saltare giù, accidenti, non stare lì a farti alanotturnare! Ma come facevo a concludere il rituale…? E in genere concludiamo sperando che nessuno ci abbia sentito – e però sarebbe bello ritrovarci e portare a termine quell’avventura lì, salvare il mondo… chissà, magari, una volta o l’altra.

Ma son quelle cose che si dicono. In realtà piacerebbe molto a tutti e cinque, e tutti lo sappiamo benissimo – però non l’abbiamo mai fatto, né mai lo faremo.

Lex Arcana Prima edPerò la settimana scorsa ho avuto ospite per mezza giornata T, di anni quasi-dodici, e lui si è ricordato della mia scatola base di Lex Arcana – emersa, of all places, dalla pesca benefica del villaggio. E mai usata. E chissà, magari qualche volta. Se troviamo un master. Se troviamo qualcuno con cui giocare. E sembrava dover essere e restare un’altra di quelle cose che si dicono…

Ma T ha quasi dodici anni, non ha tempo per le cose che si dicono. “Che cosa ne dici se diamo un’occhiata a Lex Arcana? Solo un’occhiatina, eh?”

E poi naturalmente l’occhiatina si è trasformata in un’avventura in solitario e nella mia prima vaga esperienza da master (well, Demiurgo, che in effetti suona molto bene), e poi nella riesumazione delle mie vecchie schede di D&D, e in quella che una certa genitrice adesso definisce con un sospiro la nuova ossessione di suo figlio…

Perché adesso T si è entusiasmato, e quindi chissà. Forse ci saranno sviluppi. Forse – forse – sto tornando ai giochi di ruolo?

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* Sì, lo so: suono terribilmente come Belle. Siete liberi di immaginarmi così mentre racconto questa storia.

** Lunga storia, come potete immaginare…

*** Decenni prima che diventasse di moda. Al nostro Master piaceva la mitologia nordica.

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