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Nov 30, 2018 - scribblemania, scrittura    No Comments

Dicembre, andiamo…

NovDecAvete visto? Non so dalle vostre parti, ma qui è il 30 di novembre.

Domani inizia dicembre*, il tempo delle carole, della caccia ai regali e del piccolo artigianato natalizio. Domani si fa il pudding… well, anche dopodomani si fa il pudding, perché ci vuole più di un giorno – ma dopodomani sarà il 2 di dicembre**, e quindi non ci sarà più bisogno di constatare quel che si constata fra oggi e domani: in dicembre non si scrive.

O almeno, io non scrivo – a meno che non germogli qualche idea per un racconto natalizio o per un minuscolissimo play del genere che prevede agrifogli nella scenografia***… Ma a parte questo, in genere, tutto il resto viene accantonato fino a gennaio. Si può dire che il mio writing year duri undici mesi? Si può, eccome. È una buona idea in assoluto? Probabilmente no – ma tant’è.

writer-vintage-woman-line-drawing-sm-flippedEd è per questo che, da qualche anno in qua, uso novembre – il mese che Oltretinozza è il National Novel Writing Month – per portare a compimento qualcosa che mi è rimasto indietro nei programmi per l’anno declinante. Una scadenza artificiale, artificialissima – ma che bisogna dire? Funziona. Funziona in un modo che è del pari soddisfacente e frustrante – perché da un lato tende a risultare in stesure finite; dall’altro, se posso farlo a novembre, perché non posso farlo il resto dell’anno?

Anche se, va detto, quest’anno non mi posso lamentare come mi lamentavo in anni passati. Tutto sommato, quest’anno ho terminato definitivamente il romanzo e l’ho portato in Scozia; ho tradotto, adattato e visto andare in scena Canto di Natale; idem dicasi per Puck delle Colline; ho scritto tre racconti – uno dei quali ha vinto un premio…  e poi c’è questa faccenda che, se tutto va bene, finirò oggi: la seconda stesura di un play che sto scrivendo di mia iniziativa. Nel senso che non ne ho parlato con nessun regista o attore: l’ho scritto e basta, e poi lo proporrò. Ne esisteva già una prima stesura – completata, ironia della sorte, il novembre scorso. Dopodiché… well, diciamo che un play senza destinazione precisa è come un trenino locale: deve cedere il passo a tutto il resto. Però mi piangeva il cuore ad averlo lì, abbozzato, incompleto e non del tutto soddisfacente… hence, novembre. NovNov

Solo che poi ho perso tempo, ho fatto altro, ho procrastinato… e quando mi sono seduta con il taccuino per fare un ruolino di marcia, metà del mese se n’era già andata in tutt’altre faccende e vago senso di colpa – e io ero ferma all’Atto Primo, Scena Prima. E ci sono rimasta per un bel po’, riempiendo quotidianamente il ruolino di amare constatazioni del genere “Disastro”, “Questa scena non vuole scriversi” e “Non farò mai in tempo.”

Poi, come accade, la scena ha preso una forma ragionevole, e le altre in seguito hanno avuto la grazia di creare meno problemi, e – se tutto va bene – entro questa sera dovrei poter chiudere il sipario sul play. Non che sia pronto per il palcoscenico, sia chiaro: solo una stesura da presentarsi a qualche regista e, all’occasione, da mettere in workshop.

E poi… poi basta. Domani è dicembre. Pudding. Decorazioni. Carole. Biscotti alle spezie. E tutto quanto. Se ne riparla a gennaio.

E voi, o Lettori? Voi scrivete in dicembre? Avete scritto in novembre?

 

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* Chi l’avrebbe mai detto, eh?

** Really, Clarina – la tua abilità nel mettere le date in fila è straordinaria…

*** Oh dear. L’ho detto – e… è un salmone quello che vedo davanti a me?

Nov 23, 2018 - scribblemania    No Comments

Atto Primo, Scena Prima

jo-writing-norman-rockwellBigia mattina autunnale. La Clarina siede a gambe incrociate sul divano di pelle più comodo che mano umana abbia mai cucito, con The Beastie* in grembo e La Meraviglia Soriana acciambellata accanto. Sembrerebbe la condizione ideale per scrivere, nevvero? E invece la Clarina non scrive affatto e fissa ferocemente lo schermo (che non è bianco in senso stretto) e borbotta tra sé. Fuori scena odesi il cloppete-cloppete-clop di Novembre che passa al galoppo.

La Clarina (borbotta) – Atto Primo, Scena Prima… Atto Primo, Scena Prima… Atto Primo, Scena Prima…

La Meraviglia Soriana – Mrgnao?

C – Atto Primo, Scena Prima…

Lo Spirito di Monsieur D – E se tu, o Donna, ti schiodassi di lì?

C – Hmf… Atto Primo–

D – Ho detto: e se tu, o Donna, ti schiodassi di lì?

C – Ho sentito benissimo – e mugugnato in risposta per significare che non si può.

D (ariosamente) – Oh, non si può! Tchah!

Act 1C – Non si può. Quel che avviene nelle scene successive dipende molto da quel che avviene in questa, sì?

D – Immagino di sì.

C – E allora come faccio a occuparmi delle scene successive senza aver martellato questa in una forma ragionevolmente definitiva?

D – Ah, non so – ma d’altra parte non mi pare che tu stia martellando alcunché in alcuna forma… Sbaglio?

C (geme) – Nnnnno…

Lo Spirito di M. – Forse, se–

D (come se il poveretto non avesse aperto bocca) – E perciò – anzi, hence, come dici tu, visto che devo essere circondato da anglofili – lo dico ancora: passa oltre, passa oltre!

C – Oh dear…

M – E se tu provassi a fare una lista di–

D – Oh, smettila, Scudiero! Una lista… mica deve fare la spesa dal droghiere! Una lista… tchah!

C – Disse l’uomo che le liste se le faceva fare da qualcun altro.

D – Che vuol dire? Non sottilizziamo.

reviseC – E comunque ho già una struttura della scena in forma di cartoncini sulla lavagnetta di sughero. Ecco.

D – E comunque fissare fissare la lavagna di sughero è esattamente come fissare la pagina bianca e mugugnare: tanto deleterio quanto improduttivo. Fai qualcosa, parbleu!

C – Ma davvero, non posso passare oltre, non finché… E poi non… E quel che è peggio… Oh, Spiriti, oh Meraviglia Soriana – è un disastro! Oggi è il 24 e sono ferma all’Atto Primo, Scena Prima: non finirò mai la seconda stesura entro la fine del mese! Disastro, sciagura, rovina!

MS – Meow!

M – Ventitré–

D – Buono, Scudiero. Lascia che si abbandoni al melodramma. Il melodramma è salutare.

M – Sì, ma ha detto che è il ventiquattro, e invece oggi è solo il ventitré–

D – Dettagli, dettagli! (Alla Clarina) – E tu, fai qualcosa! Vai a camminare su una scogliera, aggrappati a una tenda, contempla cupamente l’abisso…

CoutureC – Hm… E se invece cercassi il nome di una sarta parigina di grido e il colore di moda per gli abiti da ballo nel 1849?

M – Quello potrei–

D – Più sicuro delle scogliere, immagino.

M – Sì, dico: quello forse potrei scoprirlo io, perché–

D – Oh, l’uomo dei dettagli! No, lascialo fare a lei, Scudiero – sennò torna a mugugnare.

C – Ecco. Giusto. Appunto. Non andreste via tutti, per favore? Tranne la Meraviglia Soriana. Grazie.

D – Ah ça, alors…

M – Ah, sì. Giusto. Scusa. Scusa. Era solo… Vado. Vado–

D – Scudiero! L’on décampe, eh?

Lo Spirito di Monsieur D. sparisce in una nuvoletta rosea e vagamente offesa, mentre quello di Monsieur M. si eclissa mestamente tra le quinte. La Clarina sospira, scuote il capino, apre il motore di ricerca e si mette a caccia di dettagli modaioli e parigini di metà Ottocento.

C – Allora… Cou-tu-rière… Parisienne… 1849…

MS – Mrgnao.

Odesi fuori scena Novembre che galoppa, galoppa, galoppa.

Sipario.

 

 

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* Vi rassicurerà sapere che The Beastie è il portatile piccino picciò della Clarina, non il Mostro di Lochness.

Ventisette Dischetti di Carta

DischettiIl mondo essendo quello che è, ho ritrovato in un cassetto ventisei dischetti di carta bianca – well, ventisette, in realtà – e non tutti sono dischetti perfetti. Avranno un paio di centimetri di diametro e, quando dico di carta bianca, intendo precisamente il colore, e non che siano blank. Perché il fatto è che su ciascuno c’è un’annotazione in blu o in arancione. Minuscole annotazioni in Inglese – qualcuna un nonnulla criptica, qualcuna meno.

A ripensarci, mi è venuto in mente che cosa siano: li avevo usati, un certo numero di anni fa, per mettere in ordine i pezzi di un play di ambientazione elisabettiana (ha!) – o almeno un atto del play in questione, credo. A un certo punto, esasperata dalle contorsioni serpentine della progressione logica, avevo annotato i punti salienti su altrettanti dischetti e mi ero seduta sul pavimento a cercare di dar forma alla cosa.

Con qualche successo, evidentemente: il play vive finito nel mio hard disk e non ne sono del tutto insoddisfatta – e, se non ha ancora trovato casa, ha ricevuto però un certo numero di commenti lusinghieri e incoraggianti.

But never mind. Il punto sono i dischetti. I dischetti di cui avevo dimenticato l’esistenza – e che, se qualcuno me ne avesse chiesto, avrei giurato di aver buttato via. Invece ecco che riemergono, con le loro annotazioncine blu e arancio… Un pochino criptiche, vi dicevo: tanto che, a guardarle così e a non avere riletto il play da tempo, potrebbero essere qualcosa d’altro interamente.

Potrebbero essere… prompts.

Dischetti2Mi sono accorta che, da soli o in compagnia, una volta staccati dallo scopo per cui erano nati, suggeriscono delle storie. E diciamo la verità: c’è qualcosa di meglio che potrebbero fare? Voglio dire, guardate la figura qui di fianco. Sono tre dischetti a caso, tradotti e riprodotti. Non vi suggeriscono storie? O quello da solo in cima al post: domare comete? Eh…

Persino il ventisettesimo dischetto, quello debateable – perché dice solo DCL? No! Francamente, a questo punto, non ho proprio idea di che diamine volesse dire DCL – e perché No!… Dammi Cento Lire? Devi Correre Lontano? Due Corsieri Lusitani? Dama Con Leopardo? Donald Certainly Lying? Sono ragionevolmente certa che non significasse nulla di tutto ciò – ma, di nuovo, ciascuna possibilità suggerisce almeno un pezzetto di storia, non vi pare? Dischetti3

Quindi sì: sono molto soddisfatta del mio ritrovamento, e pienamente intenzionata a farne uso. Li metterò in una scatoletta acconcia, e magari ne aggiungerò altri. Magari andrò a caccia di vecchie annotazioni criptiche, frammenti luccicanti e accostamenti inaspettati da trascrivere sui dischetti, e poi li terrò pronti per il bisogno. Come prompts per il freewriting, come gomitate nei momenti di fiacca, come scintille in scatola, come storie potenziali…

Non si sa mai quando si potrà avere bisogno di un dischetto, giusto?

Lo Spirito dei Luoghi

Sentite, è la settimana di Ferragosto, ci sentiamo tutti pigri – o almeno, io mi ci sentirei, ma le cose sono messe in un modo tale che non riesco nemmeno a prendermi la mia settimana di lettura…

E allora vi propongo di giocare. Un altro prompt da quel sito che vi dicevo:

PromptCities

E in realtà non penso affatto che Londra sia un monello adolescente – e, semmai, avrei detto che Parigi fosse più femminile di Roma – ma mi torna in mente un libro di Diana Wynne Jones che ho letto secoli orsono, la cui protagonista incontrava gli spiriti dei posti – tra l’altro Londra e Old Sarum… Era un passaggio singolarmente suggestivo, e all’epoca mi divertivo a immaginare gli spiriti dei posti in cui andavo. Il che può essere la stessa cosa che richiede il prompt qui sopra – oppure qualcosa di sottilmente diverso…

Che ne dite, o Lettori? Identità? Lo spirito dei luoghi? E, checché prescriva il post, non sentitevi limitati alla vostra città.

Ago 1, 2018 - scribblemania    4 Comments

Scadenza Rispettata

E sì, alla fine ci sono riuscita – seppure per il rotto della cuffia.

Ieri sera ho rispettato al volo la seconda scadenza feroce nel giro di dieci giorni. La terza nel giro di tre mesi.

E badate – le scadenze sono feroci solo perché io mi riduco all’ultimo momento e per nessun altro motivo al mondo. In tutti e tre i casi sapevo il da farsi da mesi, e quindi non c’era nessun bisogno di ridursi all’ultimissimissimo momento…

Well, in parte era procrastinazione strategica – ovvero l’innegabile fatto che rendo meglio sotto pressione e, se la pressione non c’è, tendo ad aspettare che arrivi. Tuttavia c’è pressione e pressione – e, avendo passato gli ultimi giorni e un paio di notti (giorni e notti calducci anzichenò) a rincorrere freneticamente la scadenza col terrore di non fare in tempo, sono incline a prendere risoluzioni epocali. Risoluzioni del tipo:

NeverAgain

Incisa nel marmo, nientemeno.

Ha un bell’aspetto, vero? Solido, definitivo, rassicurante. Serio.

Mai più. Mai più mi ridurrò in queste situazioni. Mai più mi farò prendere la mano da eccessi tattico-strategici, distrazione, impegni misti assortiti, pura e semplice vaghezza… Mai. Più.

Ecco.

Solo che…

Insomma, il fatto è che la procrastinazione tattica e strategica funzionano, in effetti – e quindi non avrebbe senso abolirle del tutto, giusto? Sarà solo questione di controllare meglio l’applicazione. Soprattutto quando le scadenze si presentano in successione. Soprattutto nel corso della settimana più calda dell’anno. È tutto qui, in definitiva: pressione sì – ma con un minimo di previdente buon senso.

E sì, sghignazzate pure, lo so. È di me che stiamo parlando: previdente buon senso – io? Ma quando mai! Quante volte ho giurato che non avrei mai più fatto nulla del genere – e poi…?  Ormai non sono nemmeno più recidiva: sono incorreggibile.

E quindi niente: la prossima volta si ricomincia e si finisce di nuovo al galoppo. Dopo tutto funziona, giusto? Dopo tutto, non ho mai perso una scadenza in questo modo. Per distrazione, sì; per non essere arrivata in tempo, mai.*

E comunque fa troppo caldo per incidere alcunché sul marmo. Ne riparliamo alla prossima scadenza.

E voi, o Lettori? Come vi regolate con le scadenze? Vi è mai capitato di perderne una in questo modo?

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* Ed è precisamente quel che dicevo a chi mi rimproverava i miei eterni ritardi e la mia sciagurata tendenza a tagliare margini esiguissimi sulle tabelle di marcia: non vedo il problema, perché in realtà, in vita mia ho perso pochissimi treni – e mai un aereo. Poi l’aereo l’ho perso, e… er.

 

Lug 16, 2018 - scribblemania    No Comments

La Storia Riluttante

deadlinewrtOggi sono un nonnulla di fretta…

C’è una scadenza che incombe, e mi sono ridotta più all’ultimo minuto del solito. Avevo il bando fin dalla fine di marzo, e il termine scade il 20 – quindi diciamo la verità: è stato più o meno criminale mettermi a scrivere sul serio venerdì e finire la prima stesura dieci minuti fa.

Conosco gente che architetta, imbastisce & tira a lucido ottime storie in una manciatella d’ore con elegante nonchalance – ma non appartengo alla categoria. E sia ben chiaro: non appartengo nemmeno alle solenni coorti di Coloro Che Aspettano La Musa – dininguardi! Di regola, sono in grado di mettere insieme una storia secondo necessità e con una ragionevole quantità di strologamenti – e per di più ho taccuini interi di idee che vogliono essere scritte.

Ma questa volta… no.

procrastination-cloudsQuesta volta ho cominciato mesi fa con l’impressione di avere solo l’imbarazzo della scelta; poi ho deciso per l’ennesima faccenda elisabettiana – e dapprincipio mi sembrava anche promettente. Ci ho lavorato un po’, ho letto, pianificato, iniziato ad abbozzare – e mi sono accorta che, più ci lavoravo, meno mi convinceva. Oh well, mi sono detta, che sarà mai? C’è tutto il tempo… Il che era ancora del tutto vero alla fine di maggio, e non mi sono preoccupata nemmeno un po’.

Solo che dopo maggio è venuto giugno, e dopo giugno è iniziato luglio,  ed è diventato spaventosamente chiaro che non era uno dei casi consueti di procrastinazione tattica: non solo seguitavo a non scrivere – ma, ogni volta che provavo a mettermici sul serio (e succedeva spesso), era come se mi si aprisse un airbag tra le meningi, occupando a vuoto tutto lo spazio generalmente riservato all’elucubrazione di storie.

Frustrante e terrificante in parti uguali.

WritingE intanto i giorni passavano… finché la settimana scorsa, su consiglio di gente più saggia e più produttiva di me (namely Davide Mana, over at Karavansara), ho preso una giornata intera da dedicare al problema. Poi interissima non è stata – ma una certo numero di ore di solitudine, concentrazione, tazze di tè, freewriting e strologamenti per iscritto hanno portato a un’idea tanto bellina quanto praticabile. O meglio: a sviluppi tanto bellini quanto praticabili di un’idea che fino a quel momento era rimasta a poltrire pigramente.

Dopodiché, per qualche insondabile motivo, mi sono sentita a posto con la coscienza, e sono rimasta a contemplare la mia idea bellina&praticabile come se fosse un problema risolto… Finché venerdì mi sono svegliata di botto e ho cominciato a scrivere a singulti e strattoni, tra una visita dal veterinario e un servizio di maschera a Palazzo d’Arco, tra l’arrivo di un’opsite e il falegname da seguire…

E sì, dieci minuti fa ho concluso la prima stesura. È leggermente troppo lunga, e ho una lista di modifiche e necessità varie lunga una pagina, e c’è ancora parecchio da fare prima di venerdì – ma insomma, la prima stesura è presente all’appello, ed è già qualcosa.

Adesso sarà bene che torni al lavoro, però. Vi farò sapere.

Apr 6, 2018 - scribblemania, scrittura    No Comments

Pesca al Salmone Annotato

taccuinocAbbiamo parlato parecchio di taccuini, in passato più o meno recente – a vari propositi e, da parte mia, sempre con sconfinato entusiasmo.

Ebbene, rieccomi qui a illustrarvi un’altra dote del taccuino. Dovete sapere che sono a caccia. Ho scoperto di avere, verso la fine del mese, una scadenza che mi piacerebbe rispettare. Concorso, 2500 parole, argomento storico. Non è che il racconto sia precisamente il mio genere prediletto – ma un’altra cosa di cui abbiamo parlato è quanto sia interessante e istruttivo scrivere entro un limite, e poi ci sono idee che si raccontano meglio in piccolo, e tutto quanto… e soprattutto c’è questo concorso a cui vorrei davvero, davvero, ma davvero partecipare.

Quindi: dove sono tutte quelle idee che risalgono il fiume come salmoni quando sono impegnata a scrivere qualcosa d’altro? Quelle idee che bisogna accantonare a sberle per evitare di essere distratti? Adesso che servirebbero, dove diamine si sono cacciati, gli stupidi salmoni?

TaccuinidMa è ovvio: si sono cacciati – o piuttosto, io li ho cacciati nei taccuini. Perché si annota tutto, ricordate? Se vale la pena di essere ricordato, vale la pena di essere annotato. Proprio per momenti come questi. Così qualche sera fa mi sono seduta davanti al fuoco con una bracciata di vecchi taccuini e il taccuino nuovo, e ho cominciato a pescare e annotare…

E cosa credete che sia successo? Adesso ho una lista di salmoni che copre due pagine e mezzo – e questo limitandomi a tenere le idee che mi sembrano adatte alla bisogna… Certo, nel frattempo ho ritrovato (e perso un sacco di tempo a rileggere) ogni genere di altri appunti e idee, e in un certo senso sono di nuovo seduta sul fondo del fiume, come un Operatore BBC di Buridano, occupata a sgomitare tra i salmoni in cerca di quello giusto da sviluppare e scrivere entro la scadenza, e prima o poi – meglio prima che poi – dovrò scuotermi fuori da questa rimpatriata ittico-narrativa e mettermi al lavoro… but still.

SalmonsdQuante di queste idee sarebbero andate perdute se non le avessi annotate quando l’ho fatto? Se non mi fossi abituata a prendere appunti in ogni possibile situazione – compresa la Terra di Nessuno tra veglia e sonno? Se non avessi tutti i miei vecchi taccuini da sfogliare in caso di necessità?

E quindi ammetto di non avere ancora deciso troppo bene che cosa fare di preciso tra qui e la scadenza – ma il problema non è certo la mancanza di idee, giusto?

Una volta di più: per il Taccuino, hip-hip…

Piccolo Bollettino Così

RabbitHeraldPerché poi magari vi chiedete: ma che fine ha fatto il romanzo della Clarina – quello misterioso, di cui vedevamo i contaparole nella barra laterale, di cui ogni tanto sentivamo vaghe notizie, come il fatto che era stato portato a Oxford…? Ecco, sì: quello. Che fine ha fatto?

Oppure, più probabilmente, non ve lo chiedete affatto – però io ve lo dico lo stesso.

E quel che vi dico è che il romanzo (nome in codice SN), è finito. O quasiquasi, perché all’inizio del mese ha avuto una valutazione lusinghiera da una scrittrice/editor inglese – insieme ad alcuni ottimi consigli. Per cui al momento, tra un’infornata di biscotti natalizi e un Fantasma di Canterville, sta ricevendo un’ultima lucidatina.

E la sta ricevendo proprio adesso, nel bel mezzo del Christmas bustle, perché l’idea è di mandarlo Là Fuori, verso ovest, per una faccenda i cui termini scadono esattamente a fine anno.

Ma tutto sommato siamo pressoché pronti, SN e io. Devo solo aggiungere qualcosa di verde (lunga storia), raddrizzare gli apostrofi, sistemare la sinossi da 500 parole e decidere dove troncare il capitolo per farlo stare entro il conto parole mantenendo una parvenza di senso…

As I said: quasi pronti.

Nel frattempo auguratemi fortuna, volete?

 

Nov 29, 2017 - scribblemania, teatro    2 Comments

Piccolo Bollettino Vittorioso

writingbynightDa cantarsi sull’aria di Han Rubato il Duomo di Milano:

Ho finito stanotte alle tre
Una prima stesura!*

Perché il fatto si è che, quatta quatta, sto scrivendo un play nuovo… Lo sto scrivendo on spec, come usa dirsi a ovest della Manica, ovvero senza sapere troppo che farne – a parte farlo leggere speranzosamente a un paio di persone… Ma l’idea mi piace e, in un modo o nell’altro, mi ronzava in mente da un po’ di tempo. E, conoscendomi, l’avevo inserita tra le buone intenzioni di quest’anno.

E avevo anche cominciato a lavorarci, un po’ vagamente: letture e riletture di documentazione, ricerche qua e là, pagine di appunti sul taccuino, qualche esperimento di struttura… sennonché poi, tra una cosa e l’altra, si era fatto novembre e del play propriamente detto non esisteva altro che un abbozzo di tentativo di esperimento della prima scena del primo atto…

Ed è stato allora che ho deciso: volevo una prima stesura entro la fine dell’anno. Eccetto… dicembre. Voi riuscite a scrivere a dicembre, o Lettori? Io ben poco, tra preparativi natalizi e tutto quanto. Così non restava che abbracciare il principio transoceanico del National Novel Writing Month – una prima stesura entro novembre! – e applicarla a qualcosa che romanzo non è. Sicuramente, se c’è gente che butta giù cinquantamila parole in un mese, io potevo raggiungere quota nove o diecimila, giusto?

curtainE così mi ci sono messa di buona lena… O almeno di ragionevole lena – e la notte scorsa, alle tre, ho spento le luci sul finale del secondo atto. Sipario. Fine. Novemila parole e monetina: una prima stesura.

Vittoria vittoria.

È incompletissimissima, si capisce, piena di orli grezzi, punti interrogativi, particolari da ricercare, voci traballanti e parentesi che dicono [DUE/TRE BATTUTE A SCENDERE] oppure [DISCUTONO ACIDAMENTE DELLE BARRICATE]… Va rimpolpata di un terzo, aggiustata, scossa in forma, passata al Teatro Immaginario e, se tutto va bene, a workshop. E a quel punto poi andrà tirata a lucido. C’è ancora un sacco di lavoro, in realtà – ma intanto la prima stesura è completa e non ne sono troppo terribilmente insoddisfatta.

Per ora, sipario. Se ne riparla a gennaio.

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* Il che coincide molto opportunamente con l’inizio, questa sera, del mio corso di scrittura teatrale all’Accademia Campogalliani… Se l’avessi programmato apposta, non sarebbe riuscito altrettanto bene.

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