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Dic 28, 2015 - libri, libri e libri, Natale    6 Comments

Libri Sotto l’Albero 2015

BookOrnamentEcco ecco. Fra Santa Lucia e Natale ho ricevuto una certa quantità di libri…

1) The Jacobite Trilogy, di D.K. Broster. Il libro è una specie di fermaporte, e la Seconda Sollevazione Giacobita qualcosa per cui ho un debole – per via di Stevenson e Alan, si capisce. La Broster potrebbe essere un’altra di quelle scoperte, come Rosemary Sutcliff l’anno scorso. Ho appena cominciato il primo dei tre romanzi – ma ha l’aria di promettere bene.

2) Le Ateniesi, di Alessandro Barbero. Avevo sentito Barbero al Festivaletteratura a settembre, e mi aveva molto incuriosita a proposito di questo, che è il suo ultimo romanzo storico. Quel che mi ha convinta è l’idea di Eschilo che va a vedere le commedie di Aristofane e brontola perché la gente vuole solo ridere…

3) The Historical Bundle, di autori vari. Qui c’è un po’ di tutto – dall’antico Egitto ai pirati, dal Giappone all’Inghilterra Regency… È stato come entrare in un negozio di giocattoli – e sembrano uno più promettente dell’altro.

4) Lost and Found. Questo tecnicamente non è un libro, ma un DVD. Una raccolta di film muti americani che si presumevano perduti e invece sono saltati fuori dagli archivi di qualche archivio cinematografico neozelandese. Tra gli altri c’è Upstream, di John Ford – che volevo vedere da secoli perché è una storia di teatranti tra America e Inghilterra.

5) Accabadora, di Michela Murgia. Posso confessare che questo mi perplime un pochino? Non mi sembra per niente il mio genere… Ma il regalo viene da una persona che da anni lotta per allargare i miei orizzonti letterari, per cui ci proverò senz’altro.

6) Gli Ospiti Paganti, di Sarah Waters. Londra, 1922. I postumi della guerra, una casa troppo grande, una convivenza inaspettata… Ho sentito un gran bene, di questo romanzo e della sua autrice.

7) Push Not the River, di James Conroyd Martin. Altro romanzo storico. Diciottesimo secolo, spartizione della Polonia, basato su un diario autentico…

Ecco. Proprio un bottino, nevvero? Niente mi piacerebbe come avere abbastanza vacanze per leggere tutto ciò… All’atto pratico, quest’anno la mia vacanza di lettura postnatalizia si promette breve e stretta, per cui… Ma mettiamola in questo modo: tutto quel che non riuscirò a leggere in questi giorni sarà di gran consolazione quando l’orrido gennaio sarà qui.

E voi, o Lettori? Che cosa avete trovato sotto l’albero, in fatto di cose che si leggono?

Dic 24, 2015 - musica, Natale    No Comments

Campane

Bells3Riecco la Vigilia e – perché qui non siamo nulla se non tradizionalisti – riecco la Carola delle Campane, in un’altra versione ancora.

Er… forse questa è più da ascoltare che da vedere, perché Julien Neel che quartetta a cappella con sé stesso è notevole a sentirsi, ma a vedersi… be’, non so.

Ma niente – per questa carola ho un’incoercibile debole.

Anyway:

Felice Vigilia, o Lettori.

Dic 23, 2015 - Natale    4 Comments

Natale per Iscritto – Parte II

large_a-christmas-carolE poi ci sono le storie completamente natalizie. In genere si tratta di racconti e, nella maggioranza dei casi, di uno tra due schemi collaudati, mututati dalle fiabe: a) qualcuno di malvagio/duro/egoista riceve dimostrazione/prova/spavento e si converte/redime/convince/riscatta/raddolcisce giusto in tempo per Natale; oppure b) qualcuno di innocente e buono viene a trovarsi (o si trova già) nei guai ma poi tutto si risolve, in genere nel corso della notte di Natale. Qualche volta si può anche avere una combinazione di a) e b).

Suona familiare? Potete giurarci: da Canto di Natale alle innumerevoli commedie americane dicembrine, gli autori non fanno altro che combinare una tra le più vecchie e collaudate strutture narrative con questo elemento dall’irresistibile appeal, il Natale. Aggiungete vischio, porporina, l’occasionale intervento superno e il fattore L (come lucciconi), perché non è che gli autori di racconti siano al di sopra di un po’ di ricatto.

Così si può cominciare con il tenero e lievemente oleografico I doni dei Magi, di O. Henry, il cui piccolo conflitto (due giovani sposi squattrinati che non possono permettersi il regalo perfetto per l’amato bene) si risolve in una celebrazione stagionale della generosità dell’amore.gift-magi-o-henry-hardcover-cover-art

Nella più perfetta tradizione del tipo a) s’inserisce il Racconto di Natale di Dino Buzzati, il cui pregio maggiore, secondo me, risiede nell’atmosfera sospesa e misteriosa, a partire da quel meraviglioso palazzo arcivescovile, “tetro e ogivale”, “stillante salnitro dalle pareti”.

Guido Gozzano ha tentato di non essere convenzionale nel piccolo Il dono di Natale, affidando il ruolo di strumento dell’intervento superno a un giovane ladro dal cuore d’oro (e dall’infanzia infelice). Viene da chiedersi se i due orfanelli “beneficati” non finiranno nei pasticci per tutti quei giocattoli rubati proprio nel negozio accanto, ma non stiamo a cercar peli nell’uovo, giusto? È Natale, dopo tutto… Come pure è Natale in Natale a Ceylon, una delle lettere dalla Cuna del Mondo, in cui il narratore/viaggiatore cerca di non struggersi troppo nella lussureggiante calura cingalese – finché non lo colgono a tradimento le campane della cappella cristiana all’altro capo della valle, e allora come cambierebbe tutte le meravigliose orchidee del suo giardino in prestito per un ramo d’agrifoglio e la neve di Casa, all’altro capo del mondo!

Siamo singolarmente allegri quest’oggi, vero? Ma c’è di peggio. Essendo i Russi il gaio popolo che sono, Checov scardina lo schema per offrirci il desolato Attorno a Natale (solo traduzione inglese, sorry): due anziani genitori analfabeti fanno scrivere una lettera per la figlia sposata di cui non hanno notizie da anni. Nonostante uno scrivano pubblico disonesto e un marito brutale, la figlia segregata riceve la lettera, ma non ci sarà risposta. Non c’è redenzione, non c’è lieto fine, non c’è intervento divino, non ci sono ladruncoli di buon cuore: solo una buona dose di pessimismo slavo e la crudeltà del destino.

matchgirl3Natalizia ma tutt’altro che allegra è anche la Piccola Fiammifferaia – che in teoria appartiene alla categoria b), con la povera orfanella cui capita proprio di tutto, senza che nulla si rislova per il meglio… A meno di voler considerare un lieto fine il meraviglioso albero di Natale che appare nella luce dell’ultimo fiammifero e la nonna defunta che viene a recuperare la defungenda bambina… Be’, immagino che a suo modo sia un lieto fine, con il fattore L a livelli himalayani.

Per proseguire con una nota meno cupa, parliamo di omicidi, volete? Ad Agatha Christie non dispiaceva ambientare qualche storia nel periodo natalizio, ogni tanto. Così al volo me ne vengono in mente almeno due: Il Natale di Poirot, in cui il vecchio capofamiglia avaro e dispotico non ha il tempo di ravvedersi per Natale, visto che viene assassinato. E poi c’è The adventure of the Christmas pudding, un racconto breve di cui non ricordo il titolo tradotto, in cui Poirot viene invitato in una casa di campagna per indagare su una faccenda di rubini rubati e pasticci avvelenati*. Mi ha sempre divertita il fatto che l’intrusione di un investigatore belga nel Natale altrui fosse giustificata con il desiderio dello straniero di vedere “un vero Natale inglese”.

Poi ci sono piccole bizzarrie fiabesche, come lo Schiaccianoci – nella versione tedesca di Hoffmann e in quella francese di Dumas – che secondo me funziona per due terzi. Non so che farci: trovo incantevoli l’attesa, i giocattoli nell’armadio, l’albero di Natale, la festa, il padrino Drosselmayer, i regali meravigliosi, l’incidente con lo Schiaccianoci, il Re dei Topi, la battaglia notturna… Poi si può dire che la storia finisce, perché tutto il viaggio nel regno fatato… mah. Non c’è più nessuna tensione, nessuna attesa, nessun mistero. Ma pazienza – la prima parte è deliziosa. DickensTree2

E finisco con qualcosa che, a rigor di termini, un racconto non è. Dickens scrisse altre cose natalizie oltre ad A Christmas Carol – o quanto meno le scrisse per Natale. Non tutte sono ambientate per Natale, ma A Christmas Tree lo è. Però non è un racconto. È un bozzetto, sono ricordi… Più di tutto, il ricordo dolceamaro di tutti i Natali passati, che nell’immaginazione dello scrittore prende la forma di un abete capovolto che germoglia dal soffitto della sua stanza per fargli compagnia la notte di Natale.

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* Qui il pudding si fa in casa, ogni anno. Senza veleno. Di solito è molto buono – e nessuno dei miei ospiti è mai morto mangiandone…

 

Natale per Iscritto I

ChristmasbooksNatale – tema irresistibile su cui scrittori e sceneggiatori ci si buttano a pesce. Bisogna ammettere che è un device narrativo ottimo perché, oltre ad essere una circostanza di cui il lettore ha sicuramente esperienza, offre un’ambientazione pittoresca, possibilità di conflitto quasi infinite, ogni genere d’interpretazione… E si presta ad essere il tema unico di un racconto o di una poesia, oppure un episodio in un romanzo.

In questa seconda guisa, può venire usato a fini di caratterizzazione (come si comporterà a Natale il personaggio che abbiamo già visto all’opera in altre circostanze?), per creare incidenti (dalla cena con i parenti mal sopportati all’omicidio, a dire il vero), per sottolineare un momento lieto (aggettivo non casuale: quanti libri finiscono per Natale?) oppure per offrire un contrasto drammatico (tutte quelle carole natalizie e lucette dorate, e al Nostro capita di tutto!)… Non c’è quasi limite a quello che un romanziere può fare con un 25 dicembre. Qualche esempio?LittleWomen

Riderete, ma il primo Natale che mi viene in mente è quello che apre Piccole Donne, di Lousa May Alcott. Il libro comincia proprio con le quattro sorelle March intente ai loro preparativi natalizi: papà è lontano in guerra, i soldi sono pochini, ma questo non impedisce loro di essere allegre e sagge fanciulle. Incontriamo Meg, Jo, Beth e Amy mentre organizzano una recita per i loro amici e discutono su come spendere la mancetta della vecchia zia bisbetica, e la Alcott ci presenta le sue protagoniste con il mezzo un po’ ovvio ma efficace di far scegliere a ciascuna il suo regalo: la bella Meg vuole un cappellino nuovo, Jo, l’intellettuale di famiglia, un libro; la timida Beth sogna della musica per pianoforte, mentre Amy, artista in boccio, sceglie dei colori. Poi finiranno col comprare dei regali per la mamma, invece che per sé, mostrandoci che brave e generose ragazzine siano. E il giorno di Natale… altre piccole rinunce in arrivo, ma niente paura: la generosità è il premio di se stessa, e poi ci sono anche premi più tangibili: ecco esposti personaggi principali, temi e ambientazione. Il II capitolo di Piccole Donne è qui*. Non a caso il romanzo finirà con un altro Natale, completo di nuovi amici, bei regali, riconciliazioni famigliari e, meraviglia delle meraviglie, il ritorno del padre!

OrangeUn Natale molto ma molto meno lieto è quello che vediamo alla fine del II Capitolo di Ragazzo Nero, il romanzo autobiografico di Richard Wright. Il giovanissimo protagonista, un bambino di colore nel Missisippi degli Anni Dieci del secolo scorso, riceve come regalo di Natale un’arancia, e passa la giornata cercando di farla durare il più a lungo possibile. La annusa a lungo, la succhia pian piano, poi mordicchia la buccia pezzetto per pezzetto. Richard si è già presentato: irrequieto, sensibile, sveglio, sognatore. L’arancia di Natale diventa il simbolo di un’infanzia povera e priva di prospettive, e anche dei sogni da coltivare, da assaporare prima che finiscano. Il giorno di Natale di Wright è come un fascio di luce di taglio: riesce solo a mettere ancora più in rilievo le ombre pesanti che circondano il piccolo Richard e minacciano di soffocarlo.marcovaldo_N

Poco allegro, pur se più leggero, è il Natale di Marcovaldo, di Italo Calvino, che mette alla berlina con amarezza garbata il lato consumistico delle festività, la corsa al regalo aziendale, l’assuefazione a quella che dovrebbe essere la meraviglia del Natale, la bontà liofilizzata a cura dei programmi ministeriali… leggete qui la motivazione offerta dai figli di Marcovaldo per la necessità di “fare dei regali a un bambino povero”. Si sorride, ma si sorride storto. A due righe dall’inizio, prim’ancora che gli zampognari entrino in scena, si vede già che il Natale per Calvino è un canale in più per l’ingenuo e rassegnato buonsenso del suo protagonista.

PoggioIMperialeE adesso un’autrice italiana che pochissimi conoscono. Emi Mascagni, la figlia del compositore, pubblicò un certo numero di novelle e romanzi per fanciulle, tra cui il delizioso Compagne di Collegio. Premessa: pressoché inutile cercarlo, visto che l’unica edizione (per quanto ne so), Garzanti 1941, non è più in commercio da secoli. Qualche eroica biblioteca ne ha una copia, io ne ho una copia malridotta che era stata regalata a mia nonna, e confesso di non averne mai viste altre in giro. Detto ciò, CdC racconta l’ultimo anno di Emi nell’esclusivo collegio di Poggio Imperiale, a Firenze. Stiamo parlando di prima della Prima Guerra, quando si entrava in collegio a sei anni e se ne usciva a diciassette, e ci si stava per tutto l’anno tranne le vacanze estive, compreso il Natale. Il capitolo “Dicembre” arriva quasi a metà del libro, fa la cronaca dei preparativi di questa cittadella tutta femminile: bambine, maestre e direttrici, comprese le ragazze dell’ultimo anno, quelle che si apprestano a trascorrere il loro ultimo Natale in collegio. Qui siamo nello spirito più classico: la recita di Natale, la neve, il presepio, i pacchi di dolci, i piccoli regali tra amiche, la messa cantata e, a riscattare il quadretto che altrimenti sarebbe un nonnulla oleografico, una specie di nostalgia in prospettiva. La consapevolezza amarognola della fine della fanciullezza, di qualcosa che scompare per non tornare mai più. Emi narratrice presta a Emi diciassettenne non solo gli occhi di chi guarda per l’ultima volta, ma uno sguardo adulto e pieno di nostalgia. Nella scena più dolce, è il Vecchio Natale (una sorta di spirito semi-dickensiano legato al Collegio) a passare per le camerate e a contemplare malinconicamente le ragazze che se ne andranno per non ritornare. Emi Mascagni si serve del Natale per portare in zona-lucciconi il tema di fondo del suo libro: una malinconia che si fa strada nella spensieratezza dell’adolescenza, un senso di fuga, di irreparabilità, di fine…

Emi Mascagni è una ricattatrice morale. E anche Louisa Alcott lo è. Ma lo è anche Dickens, e in fondo anche Richard Wright. Calvino non lo è, più che altro perché si fa gioco del ricatto morale natalizio invece di praticarlo ai danni del lettore. Si potrebbe dire che, nei romanzi, il Natale offra il destro per una ricca e fiorente attività ricattatoria, che funziona tanto meglio perché è basata su uno specifico presupposto: a Natale (o a proposito del Natale) siamo tutti felici di essere ricattati.

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* La traduzione è così così, e nemmeno accuratissima. Il peggio però è l’irritante midi di sottofondo: da leggersi con l’audio basso o, meglio ancora, spento. (Vale anche per Calvino).

 

Il Filo di Lucette

Blue_Room_Christmas_treeAvete fatto l’albero di Natale, o Lettori?

Con le lucette? Quelle deliziose minuscole lucette infilate a decine o centinaia lungo un filo elettrico? E come capita ogni benedetto anno , avete cominciato con una matassa di filo elettrico e lucette e nel giro di un minuto vi siete trovati con un groviglio che il nodo gordiano è roba da dilettanti e avete finito per usare del Linguaggio?

Perché è chiaro che i fili di lucette natalizie hanno una vita e un istinto propri, e un carattere che non è dei più amabili. E non so voi ma, per quanto abbia imparato a riporli arrotolati attorno a un cartoncino anziché ammatassati in una scatola, i miei fili di lucette non sanno esimersi dal comportarsi come i canapi da rimorchio di Tre Uomini in Barca…

Sapete come va, no? Per parafrasare Jerome…

V’è qualche cosa di strano e di misterioso nel filo di lucette. L’arrotolate con molta cura e con molta pazienza, come si piegherebbe un paio di calzoni nuovi, e cinque minuti dopo, ripigliandolo, è un pauroso terribile intrico. Io non intendo calunniare nessuno, ma credo fermamente che se si prende un filo di lucette di media grandezza, e si tira ben dritto a traverso un campo, e poi gli si voltano le spalle per trenta secondi, si troverà, a guardarlo di nuovo, tutto in un mucchio in mezzo al pavimento, tutto attorto e legato in nodi, coi due capi perduti, e un’immensa confusione: ci vorrà una buona mezz’ora, e bisognerà sedersi sul tappeto, per imprecare e distrigarlo.

Questa è la mia opinione sui fili di lucette in generale. Naturalmente vi possono essere delle onorevoli eccezioni, non dico di no. Vi possono essere fili di lucette che fanno onore alla loro professione – dei coscienziosi, rispettabili fili di lucette – fili di lucette che non immaginano d’essere lavori a uncinetto da comporsi a coprispalliera nel momento che sono abbandonati a sè stessi. Io dico che vi possono essere dei fili così fatti; sinceramente m’auguro che ci siano; ma io non ne ho mai conosciuti.

Il filo di lucette l’avevo preso io poco prima di decorare l’albero. L’avevo arrotolato attentamente e cautamente, legato nel mezzo, e piegato in due, e deposto pianamente su un angolo del tappeto. Poi l’avevo sollevato scientificamente, consegnandolo nelle mani di R. R. l’aveva preso saldamente, tenendolo lontano da sè, e aveva cominciato delicatamente a svolgerlo come se stesse togliendo la fasciatura a un neonato e, prima d’averne svolto metà, il filo di lucette aveva assunta, più che d’altro, la forma d’uno stuoino mal fatto.

È sempre lo stesso, accade sempre la stessa cosa in relazione col filo di lucette. Chi sta lì a tentare di distrigarlo, pensa che la colpa sia di chi l’ha arrotolato, e chi ha il filo di lucette, quando pensa una cosa, la dice!

“Che ne volevi fare, una rete da pesca? Hai fatto un bel pasticcio! Non potevi arrotolarlo a modo, creatura che non sei altro?”  brontola di tanto in tanto, affaticandosi, e lo mette di piatto sul tappeto, e gli gira intorno per trovarne l’estremità. D’altra parte, quello che l’ha arrotolato pensa che la cagione del danno sia tutta di chi ha tentato di svolgerlo.

“Stava benissimo, quando tu l’hai preso!”  esclama indignato. “Perchè non pensi a quello che fai? Sempre le cose a casaccio. Saresti capace di annodare un palo.”

E si sentono così adirati l’uno verso l’altro che s’impiccherebbero a vicenda col cavo. Passano dieci minuti, e quello sul tappeto emette un latrato e s’infuria, e balla sul filo di lucette, e prova a stenderlo, impadronendosi del primo pezzo che gli capita in mano e tirando. Naturalmente, l’intrico diventa più confuso che mai. Allora l’altro scende dalla scaletta accanto all’albero di Natale e va ad aiutarlo, e l’uno impaccia l’altro, l’altro impedisce l’uno. Entrambi afferrano lo stesso pezzo del filo, e lo tirano in direzione opposta, e si domandano meravigliati chi è che lo tiene. Alla fine lo scoprono, e poi si voltano per veder che l’albero di Natale se n’è andato da sè e corre dritto verso lo sbarramento…

Er… no. Questo funziona con le barche – non con gli alberi di Natale. Ma dovete ammettere che, per il resto, è una perfetta descrizione. lightsTangled

Con tante scuse a Jerome K. Jerome… E se per caso  vi fosse venuta voglia di rileggere Tre Uomini in Barca durante le vacanze, qui trovate la vecchia traduzione di Silvio Spaventa Filippi su LiberLiber, e qui l’originale, Three Men in a Boat, sul Project Gutenberg.

Buon lavoro con l’albero e i fili di lucette – e buona lettura.

Libri Sotto l’Albero ’14

MattonellaAvete passato un buon Natale, o Lettori? Ricevuto bei regali?

Io sì.

Una bellissima sciarpa, una scatola d’argento – e naturalmente i libri.

Il Caso dei Libri Scomparsi, di  Ian Sansom, giallo librario – o bibliowhodunit, vedete voi. C’è questo giovane bibliotecario che arriva in Irlanda per un posto di lavoro – e scopre che non solo la biblioteca è circolante nella più stretta delle accezioni, ma ha anche una certa tendenza a… sparire. Gli ho dato appena una scorsa, ma sono già molto felice che il volume sia parte di una serie.

Storia di Quirina, di una Talpa e di un Orto di Montagna, di Ernesto Ferrero. Di Ferrero adoro i romanzi storici, e per di più ho un’incoercibile simpatia per le talpe. Questo librino piccolo piccolo dovrebbe essere la perfezione.

The Sultan’s Organ, di Thomas Dallam, curato da John Mole*. Nel 1599 il giovane organaro londinese Thomas Dallam parte per Costantinopoli per accompagnare e consegnare il dono di Elisabetta I al Gran Turco: uno stupefacente organo automatico che lui stesso ha costruito  e – si spera – saprà rimontare, nonché suonare, per il potentissimo e misterioso Sultano Mehmet III. Il diario del suo viaggio è un incantevole spaccato del Mediterraneo e Vicino Oriente visti da un Elisabettiano intelligente e curioso.

The Festival of Nine Lessons and Carols, un bellissimo libro illustrato che segue passo per passo l’equivalente anglicano della messa di mezzanotte – così come la si celebra nella cappella del King’s College, a Cambridge. Il fatto che ci sia un CD con carole e servizio aggiunge alla meraviglia. 2aea921d5919381c75a432ab5631b230

Bonnie Dundee, di Rosemary Sutcliff. Vista la mia recente scoperta della signora e dei suoi romanzi, e vista la mia simpatia per Claverhouse, c’è stato chi ha pensato (con ragione) che questo titolo potesse fare al caso mio…

E poi… be’, strettamente parlando non sono libri – ma come non citare i regali della famiglia? Li vedete nelle illustrazioni del post. Credo che non siano in tantissimi a ricevere una mattonella di pastafrolla decorata a tempa shakelovian-natalizio…** “E la mangiamo oggi?” mi si è chiesto il giorno di Natale. Nemmeno per idea, naturalmente. Non la si mangia affatto – né per Natale, né mai. E che dire della maglietta che recita “MARLOWE – it’s an Elizabethan Thing”? Non ho ancora capito se la famiglia indulga alle mie ossessioncelle o stia celebrando così la fine dell’Anno Shakeloviano…

Anyway, Babbo Natale è stato bravo con me. E voi? Che avete trovato sotto l’albero?

E, come mi si dice usi dire nel Trentino, buona fine e buon principio, o Lettori.

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* Ha ha ha! No, non l’ho fatto apposta. Si chiama proprio così.

** Peccato che in pasticceria si siano lasciati sfuggire un’acca…

Dic 28, 2014 - cinema, Natale    No Comments

(Breve) Canto Di Natale

old-scrooge-posterAh, gli anni Dieci del Novecento, infanzia del cinema muto – quando i film duravano una decina di minuti, eppure, nella maggior parte dei casi, riuscivano a raccontare storie dannatamente complesse con ragionevole efficacia.

Immaginate di riassumere in meno di un quarto d’ora, che so, Shakespeare – senz’altro che immagini e qualche cartello… Oppure Dickens – come in questo piccolo A Christmas Carol americano, datato 1910, che riesce ad essere fedele e stringato allo stesso tempo. Certo, il fatto di raccontare una storia molto conosciuta era di grande aiuto, perché c’erano un sacco di cose che si potevano, so to say, telegrafare con la certezza che il pubblico capisse.

Ad ogni modo, per essere quello che è, non è affatto una cattiva versione – né certo l’ultima, ma nemmeno la prima.

Già nel 1901 ci avevano provato, ancora più in piccolo, gli Inglesi, con i cinque minuti cinque di Scrooge – or Marley’s Ghost. Magari a noi sembra leggermente buffo, ma per l’epoca fu un trionfo narrativo e tecnico.

E non potevamo lasciar finire l’anno senza almeno un po’ di Canto di Natale, vi pare?

Buona domenica.

Dic 26, 2014 - musica, Natale    No Comments

Alla Corte di Venceslao

good-king-wenceslasBuon Santo Stefano!

Siete seduti accanto al fuoco a sorseggiare una tazza di tè dopo l’altra, e a leggere i libri che vi ha portato Babbo Natale? Magari con un gatto sulle ginocchia?

O state giocando a Machiavelli con amici e famiglia?

O vi state preparando per andare a pattinare sul ghiaccio?

Ad ogni modo, forse potete trovare una ventina di minuti per questa singolare versione della Carola del Buon Re Venceslao – che il Mormon Tabernacle Choir ha organizzato come un piccolo musical – con tanto di nevicata in scena.

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