Ago 9, 2008 - Senza categoria    4 Comments

NDSN

Ovvero, Nulla Dies Sine Linea.

Sanissimo principio: la scrittura, come qualsiasi altra disciplina (intellettuale, artistica, sportiva… fate voi), beneficia di una pratica costante. Scrivere un poco ogni giorno rende più facile scrivere ancora e di più, e meglio, il giorno successivo. Mantiene entro limiti ragionevoli l’ansia da foglio bianco. Abitua a pensare in termini traducibili per iscritto. Permette di acquisire un’abitudine di disciplina. E’ di grande aiuto nel navigare tra gli scogli del Blocco dello Scrittore. Mantiene lubrificati i meccanismi, rotelle, leve ed ingranaggi che invece bisogna rimettere faticosamente in moto se si scrive di quando in quando.

Poi, siccome la vita è quella che è, il tempo non basta mai, è difficile trovare la quiete, la concentrazione, eccetera, eccetera, non bisogna pensare di scrivere ogni giorno un capitolo perfetto del Romanzo Della Vita: porsi degli obiettivi dissennati è il mezzo più sicuro per far naufragare i buoni propositi al secondo giorno– e spesso non recuperarli mai più.

Il trucco è tutto qui: obiettivi ragionevoli. Qualcosa per cui sia davvero possibile trovare il tempo ogni giorno.

Una pagina di diario? Benissimo. Un post sul proprio blog? Altrettanto. Aggiungere almeno 100 parole a qualsiasi cosa si stia scrivendo? Ottima idea. Un esercizio specifico? Assolutamente sì.

Quale genere di esercizio specifico? Personalmente adoro fare Timed Writing, o Free Writing che dir si voglia. D’accordo, forse non è che proprio lo adori: diciamo che non mi diventa intollerabile troppo spesso. Ed è semplicissimo: puntate un timer, o la sveglia del cellulare, su dieci minuti; scegliete un tema e, per quei dieci minuti, scrivete a ruota libera su quel tema. Qualsiasi cosa vi venga in mente, senza preoccuparvi di grammatica, sintassi e stile: badate solo a non fermarvi nemmeno un attimo per quei dieci minuti.

C’è chi giura di trovare, in quei dieci minuti di scrittura senza rete, ogni genere di illuminazioni, spunti, soluzioni ed epifanie. Per essere realisti, diciamo che qualche volta capita, più spesso no. In ogni caso, si è scritto qualcosa, ci si è costretti ad essere sciolti, ci si è impedito di rimuginare troppo su ogni singola parola… sono tutti vantaggi. Personalmente, poi, dopo quei dieci minuti ho spesso più voglia di scrivere di quanta ne avessi all’inizio. Diciamo, un esercizio di riscaldamento. Alla peggio, almeno avrò scritto la mia lineaquotidiana, buttato giù un’idea che mi ronzava in mente, sperimentato qualcosa…

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Un paio di dettagli pratici:

1) Siccome mi seccava salvare ogni giorno un minuscolo file di Word e poi faticare a rintracciarlo semmai ne avessi avuto l’uzzolo, e poi, e poi… (sono pigra, pigerrima: lo confesso senza un’ombra di vergogna), ho scaricato un journaling software, che si occupa delle mie pecorelle. My Simple Friend [http://www.brothersoft.com/my-simple-friend-download-123609.html] ha il vantaggio di essere gratuito e di dimensioni limitate. Non è che abbia molti fronzoli, ma per fare TW non ne servono.

2) Come si sceglie il tema? Le possibilità sono infinite: aprendo un dizionario a caso, preparando delle liste in precedenza, seguendo l’umore del momento, concentrandosi su un aspetto di ciò che si sta scrivendo e che si desidera esplorare un po’, girellando per Internet a caso… per chi sa l’Inglese almeno un po’, c’è sempre la possibilità di digitare “prompts” oppure “writing prompts” in un motore di ricerca qualsiasi, e poi guadare tra milioni di possibilità. Per esempio http://www.oncewritten.com/FreeCreativeWritingPrompts.php, oppure http://www.internetwritingworkshop.org/pwarchive/index.shtml, o ancora http://writingfix.com/… ma ce ne sono a non finire.

Ago 7, 2008 - Senza categoria    3 Comments

Prologo

Al Liceo avevo una prof. di Lettere.

Lo so, tutti hanno una/un/alcuni/numerosi prof. di Lettere al Liceo. La mia ripeteva continuamente che “L’arte è techne“, ovvero tecnica, mestiere, capacità apprese.

Io non le credevo.

A sedici anni, leggevo e scrivevo come una dannata. O meglio: leggevo come una dannata, e volevo tanto scrivere. Buttavo giù racconti tra l’ermetico e il decorativo sulle vecchie agende (chi non l’ha mai fatto, scagli il primo calamaio!), abbozzavo atti unici, tentavo di imitare Buzzati, Tolkien, Conrad, Verga. E intanto sognavo il mio Romanzo (notate la R maiuscola, per favore) e mi dicevo che era tutta questione di talento, passione e del tempo che non avevo.

Altro che techne!

Adesso, quasi vent’anni e una decina di romanzi più tardi, adesso che sono pubblicata in due lingue (o quasi, but more of that later), adesso che di mestiere disseziono gli scritti altrui, confesso di pensarla un nonnulla diversamente.

Credo ancora che talento e passione siano essenziali; credo ancora che si impari scrivendo tanto e leggendo ancor di più; però ho anche capito che cosa intendeva la mia prof.

Signore e signori, ci vuole anche la techne. Perbacco, se ci vuole!

Mi piace pensare che talento & passione siano come l’elettricità: una forza presente in natura, che però, se non è canalizzata per mezzo degli apparecchi giusti, non accenderà nessuna lampadina. E tecniche, mestiere e capacità acquisite sono l’impianto elettrico.

Quindi, questo blog si occuperà di impianti elettrici, per lo più: l’applicazione di teorie, lo studio di principi che uno non crede, e invece fanno tutta la differenza. La differenza tra scrivere e scrivere bene, la maggior parte delle volte.

Noioso? Nemmeno per idea! Just you wait and see…

 

E se a qualcuno andasse di dare un’occhiata al mio sito… www.chimerastudio.it