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Cui Prodest?

In calce a questo post sul più recente antistratfordiano d’assalto, Cily commentava così:

[Q]uando sento certe teorie mi trovo a chiedermi: a chi giova?
A chi importa? E se anche fosse così complicato, non aggiunge nulla alla bellezza degli scritti di Shakespeare.
Ahhh ma non li ha scritti lui… ok ma a chi importa?
[… L]e opere di Shakespeare sono belle, punto.
Anche se le ha scritte un altro e noi lo chiamiamo Shakespeare.
E io me lo chiedo sempre… a chi giova tutto questo stracercare?

E io le ho promesso di risponderle in un post – ed ecco che ci siamo, Cily.

shakespeare, authorship question, vero autorePer prima cosa, e a titolo introduttivo, potreste voler rileggere quest’altro post che riassume per sommi capi la questione. Sommissimi – sia chiaro: di recente mi sono imbattuta in una lista di 82 possibili Veri Autori, e non dev’essere completa, perché altrove ho sentito parlare di 127 nomi, e comunque tra gli 82 manca quanto meno il freudiano francese Jacques Pierre…

Per cui, sì: al mondo c’è un sacco di gente più o meno squadrellata, secondo cui il figlio del guantaio di Stratford non può avere scritto quelle che conosciamo come le opere di Shakespeare. Questa gente agisce con vari gradi di belligeranza, scrive libri, gira film, spulcia archivi, grida alla cospirazione e, in generale, si attira il disprezzo dell’ortodossia accademica.

E non dovete pensare che antistratfordiani si diventi solo chiudendosi in uno scantinato a fissare un facsimile del First Folio fino all’esaurimento nervoso: il gioco è popolare, e nel corso dei decenni ci ha giocato gente pittorescamente come Sigmund Freud, Gheddafi, Malcolm X e Derek Jacobi… 

E Cily si chiede: perché?

A che serve? A chi serve? Che cambia?shakespeare, authorship question, vero autore

Ora, la mia personale e ragionata opinione è: a nulla; a nessuno; proprio nulla. In materia sono del tutto agnostica – e anzi credo che sarei stratfordiana ortodossa, non fosse per le innegabili potenzialità narrative di alcune delle soluzioni alternative. Sarei ortodossa perché, francamente, la maggior parte delle soluzioni alternative può vantare a suo favore una manciata di coincidenze, più che bilanciate da falle grosse come il Warwickshire.

E però…

Però gli indovinelli sono da sempre il gioco preferito dell’umanità. E più l’indovinello è complicato, improbabile e outlandish, più l’umanità ci si diverte. Senza contare il fatto che, con la giusta distanza di secoli e grazie alle Cose Che Non Sapremo Mai Più, non c’è più o meno limite a quel che si può sostenere con qualche grado di plausibilità – o almeno d’interesse.

Ok: distanza di secoli, CCNSMP e faccia tosta, but you get my drift.

Indovinelli, domande, dubbi, sciarade, zone d’ombra, incongruenze apparenti, iridescenze inafferrabili.

shakespeare, authorship question, vero autoreCome diamine faceva il poco meglio che illetterato figlio del guantaio a sapere tutto quel che sa l’autore? Com’è che, opere e dovizie a parte, di lui non sappiamo quasi nulla? Come si concilia il prospero e placido mercante di Stratford (quello che alla moglie lascia il secondo miglior letto e non possiede nemmeno un libro) con l’uomo delle streghe, delle fate, delle guerre, degli amori e dei regicidi?

In realtà, ci sono risposte a queste domande, ma tendono ad essere incomplete e intessute di speculazioni ed estrapolazioni, esattamente come la maggior parte degli argomenti stratfordiani – né, badate bene, potrebbe essere altrimenti.

È un gioco di cui possediamo un certo numero di tessere e nessuna immagine guida. Le tessere si possono combinare in tanti modi diversi. È un gioco – e come tale, Cily, non è proprio necessario che giovi a qualcuno o a qualcosa.shakespeare, authorship question, vero autore

So che cito spesso questo libro, ma ve lo consiglio di nuovo: History Play, di Rodney Bolt. Ve lo consiglio perché è un’incantevole e intelligente dimostrazione di come si possa, volendo, sostenere tutto e il contrario di tutto. Ve lo consiglio perché incarna alla perfezionel’aspetto ludico della faccenda – e il suo fascino. Ve lo consiglio perché è scritto divinamente e perché vi lascia un sacco di idee nuove su quel che si può fare con la storia, sul rapporto tra storia, ricerca e romanzo, sulla sostanziale inafferrabilità della storia, sul gioco delle domande – e sì: anche sulla questione del Vero Autore che, come molte altre cose, acquisisce tutto un altro e più gradevole aspetto nel momento in cui si smette di prenderla mortalmente sul serio.

Set 22, 2013 - elizabethana, teatro    No Comments

Yes, Well…

E mi sono detta: oggi niente Shakespeare. Perché mi rendo conto che a volte… insomma, può darsi che, pur volendo dire, quand’anche molto meno…

E poi mi sono imbattuta in questo, e… Be’, non è Shakespeare.

Non era Shakespeare – giusto?

Buona domenica a tutti.

Piccolo Bollettino Verso Sera

E non è meraviglioso come, con un minimo di perseveranza, in quel pozzo di San Patrizio che è il Project Gutenberg si trovino non solo i numerosi volumi di The Principal Navigations, Voyages, Traffiques and Discoveries of the English Nation di Hakluyt – ma li si trovi anche nella versione che recupera la storia della presa di Cadice nel 1596, che in alcune edizioni manca per regia disapprovazione?

L’ho già detto in passato – e non una volta sola – ma adoro il Project Gutenberg.

“E a che serve, o Clarina, la presa di Cadice per i Sonetti?”

Serve. Abbiate fiducia.

Set 17, 2013 - elizabethana, teatro    1 Comment

Piccolo Bollettino Diurno

Ed ecco che, trascorsa la settimana di decantazione, si torna ai Sonetti – cominciando con la famosa lista.

♫ We’re off to tweak the Sonnets
The wonderful Sonnets of Will! ♫

Seconda stesura, a noi due!

Set 15, 2013 - elizabethana, teatro    No Comments

E Alla Fine…

E i viaggiatori stranieri non mancavano mai di andare a teatro – perché il teatro era una delle attrazioni della Londra elisabettiana. E poi scrivevano a casa della sconcertante abitudine che gli Isolani avevano di concludere anche le tragedie più tragiche con una giga, o qualche altra danza gaia e vivace…

E si capisce, che sia una produzione del Globe capitanata da Mark Rylance aiuta…

Buona domenica.

Shakespeare – La Verità Nascosta (Con Molta Cura)

Quest’anno, per una combinazione di ragioni varie e imprevedibili, del Festivaletteratura non ho visto granché. Però, fra una ragione varia&imprevedibile e l’altra, sono riuscita a vedere una proiezione di Shakespeare – The Hidden Truth, il documentario che racconta le peregrinazioni dell’organista norvegese Petter Amundsen e del dottorando e attore shakespeariano Robert Crompton alla ricerca del santo graal della letteratura anglosassone: i manoscritti originali di Shakespeare.

Che comunque non sono stati scritti da Shakespeare.

O forse sì, ma non è che importi tantissimo.

E se la penultima riga non vi ha sorpresi poi troppo, la seconda potrebbe avervi incuriositi.

Perché di gente che sostiene che il canone shakespeariano è stato scritto da qualcuno di diverso c’è tutta una fauna, negli ultimi secoli – ma un Norvegese secondo cui, in fatto di canone shakespeariano, il Vero Autore è l’ultimo dei problemi… be’, questo è abbastanza inconsueto.

shakespeare, first folio, petter amundsen, rosacroce, oak island, francis bacon, festivaletteraturaAllora, vediamo di andare con ordine. Petter Amundsen, che è un organista, un massone e un occultista appassionato di steganografia, la sua carriera di cospirazionista l’ha cominciata da baconiano. Come altri prima di lui, quando si è messo a fare le pulci al First Folio armato di compassi e goniometri, ci ha trovato un subisso di messaggi cifrati, simboli massonici, acrostici e triangoli che puntavano tutti a Sir Francis Bacon.

Ora, noi sappiamo che il buon Bacon è il capofila dei cosiddetti Veri Autori, grazie agli sforzi dell’omonima ma non imparentata Delia Bacon, a metà Ottocento. In genere, l’attribuzione è contestata sulla base dell’abissale diversità di stile tra le opere di Bacon e quelle shakespeariane, per non parlare del fatto che Bacon ha pubblicato molto nel corso della sua vita, con il suo nome e in un’abbondanza che, insieme ai suoi studi e alle sue attività diplomatiche, non doveva lasciargli molto tempo per il teatro… shakespeare, first folio, petter amundsen, rosacroce, oak island, francis bacon, festivaletteratura

Ma Amundsen sostiene che queste obiezioni non si applicano alla sua teoria, secondo cui poco importa chi abbia scritto tutto quel teatro, perché il punto non è quello. Il punto è l’edizione a stampa del 1623, il First Folio, appunto, di cui potete vedere un bell’e-facsimile qui. Secondo Amundsen, il First Folio contiene una complicata serie d’indizi steganografici e astronomici volti a rivelare Bacon come vero autore e rivelare il misteriosissimo nascondiglio – celato su un’isola canadese – della menorah del Tempio di Gerusalemme e dei manoscritti originali di Shakespeare.

Er… yes.

Tutto si spiega, secondo Amundsen, quando si considera che Bacon era il gran maestro dei Rosa Croce – una specie di ordine segreto – talmente segreto che della sua esistenza si dubita un nonnulla – i cui membri, filosofi e mistici, aspiravano a una “riforma generale dell’Umanità. Con la maiuscola.

E allora Bacon avrebbe scritto il canone shakespeariano* per cominciare a educare l’Umanità – o almeno quella fetta che si trovava a Londra – attraverso il teatro, e nasconderci dentro la mappa del tesoro.

shakespeare, first folio, petter amundsen, rosacroce, oak island, francis bacon, festivaletteraturaE il film mostra Amundsen che conduce per questi sentieri tortuosi Robert Crompton, un giovane studioso shakespeariano inglese, che parte da scettico blu e finisce dubbioso a sondare il fondale cavo di uno stagno sull’isola di Oak Island…

E ammetto che il film è ben fatto, e che la caccia al tesoro diventa appassionante, e che le coincidenze sono numerose. O sembrano numerose – perché, come Robert, non posso fare a meno di pensare che chi cerca coincidenze e segni finisca sempre col trovarne.

Ma…

E probabilmente sapete già che in materia di Authorship Question sono agnostica, per cui non vi stupirà che abbia dei dubbi sulla teoria di Amundsen, vero?

In primo luogo, chiunque abbia scritto le opere di Shakespeare, come sapeva, all’inizio degli anni Novanta del Cinquecento, come scriverle perché le lettere e parole giuste finissero al posto giusto giusto nella versione a stampa in folio nel 1623, per avere tutti quegli acrostici, triangoli massonici e alberi della vita proprio alle varie pagine 53?**shakespeare, first folio, petter amundsen, rosacroce, oak island, francis bacon, festivaletteratura

E sì, Amudnsen mostra un paio di apparenti errori di impaginazione che fanno pensare all’intento di avere pagina 53 proprio dove serve, ma non posso fare a meno di pensare che servisse qualcosa di più complicato di qualche salto di pagina per incorporare tutti quei messaggi cifrati nel testo. Come lo sapeva il misterioso scrittore?

Mi si obietterà che si poteva sempre modificare il testo ad hoc – ed è vero ed era pratica del tutto comune anche senza preoccupazioni mistico-filosofiche. Ma allora mi chiedo: un confronto con le pubblicazioni precedenti in quarto e in octavo, che cominciarono ad apparire fin dal 1594, e che tendevano ad essere pirateria allo stato puro***, evidenzia modifiche tali – soprattutto in corrispondenza delle pagine incriminate – da supportare l’ipotesi?

E tuttavia, mi resta il dubbio più ingombrante: perché?

shakespeare, first folio, petter amundsen, rosacroce, oak island, francis bacon, festivaletteraturaMenorah a parte, secondo Amundsen, sotto Oak Island sono nascosti i manoscritti originali di Shakespeare, conservati sotto mercurio – ma perché diamine i Rosacroce lo avrebbero fatto?

Immaginiamo che davvero il First Folio contenga la chiave della caccia al tesoro: perché prendersi tutto questo disturbo per nascondere, a mezzo mondo di distanza, i manoscritti di Shakespeare? Perché guardate, per noi sono i manoscritti di Shakespeare – ma per i contemporanei di Bacon erano solo i manoscritti di Shakespeare.

No, davvero – pensateci. All’epoca, il teatro si portava dietro ogni genere di stigma sociale ed era considerato una forma d’arte di largo e rapido consumo, certo non la parte della sua produzione cui un autore consegnava eventuali aspirazioni all’immortalità. La pubblicazione era già un segno di notevole successo, e la pubblicazione in folio era una specie inconsueta di consacrazione per dei testi popolari ed effimeri in natura. E d’altra parte, anche ammesso che fossero veicoli per la riforma universale dei Rosacroce, le opere di Shakespeare non contenevano nulla di così percettibilmente rivoluzionario – o non sarebbero passate al vaglio del Master of Revels.

E dunque, perché disperarsi a tramandarne i manoscritti nascondendoli a mezzo mondo di distanza, protetti e rivelati al tempo stesso da un intrico di indizi contenuti nel loro stesso testo? shakespeare, first folio, petter amundsen, rosacroce, oak island, francis bacon, festivaletteratura

Insomma: questa gente avrebbe scritto un vasto corpus di opere teatrali per celarvi il segreto dell’ubicazione… del manoscritto originale delle opere stesse? Di bizantina eleganza – ma perché?

Petter Amundsen era presente alla proiezione ma, per le solite varie&imprevedibili ragioni, non sono riuscita a fermarmi per rivolgergli queste domande. Ho intenzione di farlo per iscritto, e vi farò sapere se e come risponderà. 

Intanto, se siete incuriositi, potete cercare particolari, il trailer del documentario e qualche capitolo introduttivo del libro sul blog in Inglese di Amundsen, qui.

 

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* O l’avrebbe commissionato a qualcun altro – magari Shakespeare stesso – ma allora, che ne è degl’indizi che puntano a Bacon come autore?

** E, se vogliamo, come poteva – lui o il suo committente rosacrociano – essere certo che le opere in questione arrivassero mai alla pubblicazione in folio?

*** Le compagnie tenevano i testi sottochiave gelosissimamente, e nessun attore aveva mai il testo completo. La pratica comune degli stampatori era quella di spedire a teatro uno scrivano che buttava giù tutto quel che poteva…

Set 5, 2013 - elizabethana, teatro    2 Comments

Piccolo Bollettino Diurno

E così comincia a sembrare che non sia del tutto impossibile finire la prima stesura entro il termine che mi sono fissata.

E comincia a sembrare anche che la prima stesura debba sforare il limite delle 12000 parole, ma diciamo la verità: si sapeva.

Incidentalmente, lasciate che vi dica che, dalla lettura integrale e approfondita dei Sonetti, ci si fa l’idea che Shakespeare, se ‘è alcunché di biografico in questa storia, dovesse essere un rompiscatole di tre cotte. Mi sa tanto che oggidì e la Bruna Signora e il Bel Giovane lo denuncerebbero per stalking…

Ad ogni modo, il sipario è vicino.

Piccolo Bollettino Ipotetico

Periodo ipotetico dell’irrealtà estrema:

Se fosse appena un po’ saggia, la Clarina cercherebbe di finire la prima stesura entro il 6 di settembre.

*L’enunciatore di periodi ipotetici esce di scena sospinto dal fragore delle risate generali.*

Nel dubbio, meglio mettersi al lavoro…