L’Anno di…

endsy“E come te la caverai, Clarina, adesso che l’Anno Shakespeariano è finito?”

Ed è vagamente possibile che la domanda in questione mi sia stata rivolta con un nonnulla di sollievo… Dopo due anni Shakespeariani (di cui uno anche Marloviano) in rapida successione, you know…

Well, che devo dire? Se proprio volessi, potrei dire che nel Diciassette cade il 430° anniversario del Tamerlano (probabilmente di entrambi i Tamerlani) di Marlowe. E il 420° delle shakespeariane Allegre Comari di Windsor – nonché del primo ritiro dalle scene di Edward Alleyn…

Insomma, se volessi, potrei andare allegramente avanti per la mia strada. E badate, probabilmente ci andrò – almeno un pochino. Però…

Però non sarà tutto e solo Shakespeare&Marlowe. Si dà il caso che il Diciassette sia il 350° anniversario della nascita di Jonathan Swift – del quale, devo confessare, non sono certa di avere tantissimo da dire, ma magari sarà l’occasione per qualche rilettura.

janeE, più significativamente, si dà il caso che sia anche un anno decisamente austeniano: il bicentenario della morte della Zia Jane, nonché della pubblicazione di Nothanger Abbey e di Persuasion, per cui aspettatevi una certa quantità di Jane Austen.

Che altro? Ancora un paio di bicentenari riguardano il Rob Roy di Scott e il Manfred di Byron – ma non è come se stessi promettendo alcunché in proposito.

Per il resto, continueremo a occuparci di teatro, di libri, di storia e di storie, di scrittura . Ci occuperemo ancora del Palcoscenico di Carta. Ci saranno debutti e piccoli bollettini, ed esperimenti ogni tanto, e cose così – con occasionali digressioni in direzioni non necessariamente prevedibili.

E detto questo, salpiamo, volete? La rotta tracciata non sembrerà particolarmente audace, ma andiamo a vedere se, dopo tutto, non possiamo trovare qualche sorpresa su e giù per queste rotte dall’aria consueta.

Vento in poppa, calma di mare (o forse non proprio), e felice traversata!

Gen 2, 2017 - tradizioni    No Comments

Gennaio un’Altra Volta…

janPerché da queste parti è gennaio, sì… Anche da voi?

Gennaio e lunedì mattina per di più. Il primo lunedì mattina dell’annuale Lunedì Cosmico.

Ugh.

Eppure… Eppure, quest’anno i January Blues mi sembrano un pochino meno blu di altri anni. Che, alla mia tenera età, stia diventando saggia?

Sarebbe bello, ma non credo – o almeno, non particolarmente. In realtà è solo che, never mind che cosa dice il calendario, non è tecnicamente proprio gennaio fino a dopo l’Epifania. L’Epifania è una specie di ultimo bastione di dicembre, e… be’, ne riparliamo dopo il 5 sera.* jan17

Ma mi albeggia un mente un pensiero: intanto che va così, sarà bene approfittarno per le Buone Intenzioni, non credete? Meglio adesso che nella profonda bigitudine di Gennaio Propriamente Detto.

E allora, cominciamo dall’anno passato.

  • Volevo finire il romanzo in tempo per Oxford e il convegno della HNS, e l’ho fatto. Che poi Oxford abbia mostrato che era un po’ meno finito di quanto credessi, è tutta un’altra faccenda – e quindi questa la considero un’intenzione portata a compimento.
  • Volevo darmi da fare in fatto di teatro – e anche questa è andata bene, direi – considerando il Progetto F a buon punto, Shakespeare in Words scritto, prodotto e rappresentato, la riscrittura di Di Uomini e Poeti (tornato a sua volta in scena) e un certo adattamento/traduzione di cui sentirete parlare presto.  Me lo dico da sola: not bad at all.
  • Volevo fare freewriting e meditazione. Ecco, su questo fronte… er. Diciamo subito che, per quanto riguarda la meditazione, è stato un disastro completo. Col freewriting è andata leggermente meglio – ma non moltissimo. Che di entrambe le pratiche abbia sperimentato l’efficacia più e più volte, non è bastato a vincere la mia pigrizia, alas. Ad ogni modo…

resolDue su tre. Diciamo che poteva andare peggio? E che di fare assai meglio non dispero? E quindi, Diciassette, a noi due:

  • Intendo condurre in porto il romanzo. Un porto dell’Isoletta, si capisce. Completarlo sul serio, trovarmi un editor inglese e poi magari un agente o un editore… Stiamo a vedere.
  • E, ça va sans dire, intendo continuare con il teatro. Il Progetto F, e almeno altri due plays già in fase di progettazione.
  • Intendo anche uscire un pochino dai binari. Almeno una volta. Almeno qualcosa. Non che voglia abbandonare il mio genere – dininguardi! – ma, una volta ogni tanto, scrivere un po’ in una direzione nuova. Fuori dalla mia zona di sicurezza, you know. Un tempo avevo un mentore che mi spingeva continuamente a fare queste cose… Adesso non più – ma nondimeno.

E tre. Poi ho un paio di intenzioni che non hanno nulla a che fare con la scrittura – come fare più movimento e riordinare sul serio la casa e intraprendere il mio apprendistato in fatto di illuminotecnica… in teoria mi piacerebbe molto anche imparare un po’ di giardinaggio, ma siamo realistici, volete?

Ecco, io sono più che a posto per un anno piuttosto fitto. E voi, o Lettori? Che intenzioni avete per questo Diciassette tutto bianco, aperto davanti a noi come un quaderno nuovo?

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* Il 6 stesso non vale. Il 6 è quando il bastione cede alle truppe di gennaio e… er. No, d’accordo. Mi fermo. Però, a ben pensarci… è un’idea che vedo davanti a me?

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Giochi di Società

56e780e494772b943c932190ce191be0 Mi è sempre piaciuto da matti il modo in cui, in Canto di Natale, alla cena natalizia a casa del simpatico, squattrinato e felice nipote Fred, si fanno giochi di società. E non è solo a casa di Fred: era (e forse è ancora, ma non ne sono certa) una radicata tradizione anglosassone, quella di dedicare le riunioni familiar-amicali delle feste a giochi di parole che coinvolgevano tutte le generazioni. Ce n’è ampia documentazione narrativa e cinematografica: pensate alla Alcott, ad Agatha Christie, da Jane Austen ad Antonia Byatt… Si  va da cose complicatissime – come i quadri viventi e le sciarade animate – ai giochi di memoria e di citazioni…

Posto che una volta nella mia vita mi piacerebbe proprio tanto giocare ai quadri viventi, ammettiamo pure che non è né semplice né comodo e, nella maggior parte dei casi, dopo lunghi preparativi e abbondanti degustazioni, non si ha voglia di nulla di troppo strenuo… Però non è nemmeno detto che si debba  invariabilmente scegliere tra il monopoli e la tombola, giusto?

E allora, visto che di feste ce ne sono ancora a venire, qui ci sono alcuni giochini di società storico-letterari, di quelle cose per passare il tempo in due o più, senza bisogno di dadi, tabelloni, carta o matita – persino più semplici e ubiqui della battaglia navale. Alcuni sono adattamenti di giochi classici, altri invenzioni estemporanee di gente stramba, uno o due sono stati copiati da libri o film.19c5c289941e4651e8990a6d039fd07b

Alfabeto: si sceglie un tema e poi, a turno, bisogna nominare qualcosa di inerente in ordine alfabetico. Se il tema è “libri”, il primo giocatore dirà Arancia Meccanica, il secondo Brat Farrar, il terzo Cime Tempestose, e così via. Una volta raggiunta la Z si ricomincia daccapo. Non si può ripetere un titolo già detto, e chi non ha la risposta è eliminato. Vince, ovviamente, l’ultimo che resta in gioco. Si può rendere più o meno difficile scegliendo con cura il tema. Gli articoli non si contano (L’Eleganza del Riccio vale come lettera E), a meno di voler rendere tutto davvero difficile. “Libri” è un tema facile, tutto sommato, ma con altre cose più criptiche uno dei divertimenti sta nelle dispute che nascono sulla pertinenza o meno di una risposta.

Who By Fire: questo è bizzarro – e anche un pochino macabro. Ne ho già parlato qui. C’è questa canzone di Leonard Cohen che elenca tutta una serie di cause di morte. Per ognuna, a turno, bisogna nominare un personaggio storico o letterario che sia morto in quel modo. Who by fire – Giovanna d’Arco; Who by water – Shelley; e via dicendo. Anche qui nascono discussioni, e parte dell’abilità consiste nell’interpretare ogni verso nel senso più lato e metaforico possibile.

96dc4e6cf4eaf5355994a2e25cbf3481History: Geography è un classico gioco da macchina per bambini, in cui il primo giocatore dice il nome di un posto, per esempio Roma, e il secondo risponde con il nome di un altro posto, che inizi con la lettera finale del nome precedente – in questo caso, per esempio, Ashkelon, a cui ri risponde con New York, e via di seguito. History è una variante che ammette personaggi storici, invenzioni rivoluzionarie, avvenimenti, battaglie, trattati… L’unica condizione è che, qualsiasi cosa citi, devo essere pronta a giustificarne la rilevanza storica (richiesta che avviene più di frequente con i nomi geografici). Si procede per eliminazione finché non rimane solo il vincitore. Il meccanismo, naturalmente, si può utilizzare con qualsiasi altro tema.

Sciarade: questo è un po’ più complesso e si può giocare con parole singole o frasi, nel qual caso funziona benissimo con i titoli di libri o film, in una specie di via di mezzo tra il gioco dei mimi e il cruciverba. La sciarada è costituita da una serie di definizioni (in genere tre più una) da combinare insieme. Esempio: Il mio Primo congiunge; il mio Secondo determina; il mio Terzo marcia; il mio Intero giganteggia in due continenti. La congiunzione E, l’articolo determinativo LE e il FANTE, insieme, danno la soluzione: ELEFANTE. Se si gioca con i titoli si può decidere di ignorare articoli e congiunzioni. Il sugo consiste nell’elucubrare bene le definizioni, ed è divertente da giocare in due squadre.

Personaggi: semplice semplice ed estremamente addictive. Un giocatore sceglie un personaggio storico o immaginario, e gli altri fanno domande a risposta sì/no fino a quando qualcuno indovina e passa a sua volta a scegliere un personaggio. Si può fare anche con libri al posto dei personaggi. Potrei raccontare storie di interi scompartimenti ferroviari di perfetti estranei coinvolti nel gioco…fd42bd9e8bfaa7ddbbf16d39dd36e526

Botticelli: versione insanamente complicata del precedente. Anche qui un giocatore sceglie un personaggio e ne comunica l’iniziale. Una lettera sola, quella del nome con cui è conosciuto – nel caso di Botticelli chiaramente sarebbe la B, e per Rossella O’Hara la R. Gli altri giocatori, a turno, pensano a loro volta a un personaggio compatibile con l’iniziale indicata, e pongono una domanda in proposito. Supponiamo che l’iniziale sia B, e che io voglia provare di capire se si tratta di James Bond. “Guidi una Aston-Martin?” chiederò allora al primo giocatore. Il Primo Giocatore (henceforward PG) può rispondermi a) “No, non sono James Bond”, nel qual caso il turno passa al giocatore successivo; oppure b) “No, ma non so chi hai in mente,” e allora posso fargli una domanda diretta a risposta sì/no, come per esempio “sei un personaggio immaginario?” E poi il gioco passa al giocatore successivo, che ricomincia come ho fatto io, e via così fino a quando qualcuno indovina – e allora formula la sua domanda in termini inequivocabili (“Hai dipinto Le Tre Grazie e La Nascita di Venere?”), a cui il PG può rispondere soltanto “Sì, sono Botticelli”. Naturalmente, la mia domanda sulla Aston-Martin non è furba; dovrei usare riferimenti meno ovvi, in modo da guadagnare la mia domanda sì/no. Se il riferimento fosse troppo oscuro, il PG può chiedere a un altro giocatore di individuare il personaggio, pena la perdita della domanda e del turno. Se ci fosse un altro personaggio dal nome che incomincia per B e che guida una Aston-Martin, e il PG indicasse quello, la sua risposta sarebbe valida ugualmente e io dovrei passare il turno. Come dicevo, è complicato ma, una volta assimilato il meccanismo, molto divertente.

Storia a Catena: meno competitivo degli altri. Il primo giocatore racconta l’inizio di una storia, il secondo prosegue, poi il terzo… Più è improbabile o sospeso il punto in cui ci si ferma, più è divertente. Mi par di ricordare che le sorelle March e i loro amici ci giochino durante un picnic in qualche capitolo di Piccole Donne Crescono. Con il gruppo giusto sconfina facilmente nel gioco di ruolo estemporaneo.

Et voilà. Posso dire di avere giocato a tutti quanti (a volta nei posti più improbabili), sempre con soddisfazione, e posso garantire che il tempo passa. Poi può capitare d’impuntarsi sull’esatto spelling del Kashmir, di partire per la tangente in discussioni su arte, letteratura e massimi sistemi o di chiedere arbitrato neutrale alla signora dell’ombrellone accanto – ma di sicuro non ci si annoia.

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Dic 26, 2016 - musica, Natale, tradizioni    No Comments

…E Santo Stefano

781a75c49614217d7363fc35bd2ee491Altra tradizioncella musical-natalizia, volete?

E allora ecco qui la carola di Santo Stefano – Good King Wenceslas – cantata da non so chi e non so quando, nel corso di un programma natalizio inglese chiamato A Castle Christmas, di cui non riesco a trovare traccia… Tutto quel che posso dire è che l’ambientazione ha l’aria di essere Regency o giù di lì.

Other than that… buon Santo Stefano, ecco:

Dic 24, 2016 - Senza categoria    No Comments

Campane di Natale

1c94de0f525a46db027d86d6524df9a4Lettori, cari Lettori! Felice Vigilia e, le tradizioni essendo le tradizioni, la Carola delle Campane, questa volta nella deliziosa versione del coro di Saint Paul, con uno sguardo alla vita natalizia dei piccoli coristi…

E Natale è domani, ma oggi si corre, stasera è per le memorie. Vi auguro campane, lucette bianche, bei ricordi vecchi e nuovi e, ancora una volta, felice Vigilia.

Dic 23, 2016 - Natale    No Comments

Il Pericolo Felino

thesmalltree16E non so se abbiamo mai discusso di gatti a Natale – ma è decisamente una considerazione. A casa mia, per dire, di alberi se ne fanno due: uno piccoletto in studio, con gli ornamenti fatti a mano ogni anno, e uno alto due metri e mezzo, con i ninnoli di vetro di famiglia, religiosamente conservati in scatole imbottite di paglietta e avvolti individualmente nella carta soffice…

Ecco, ci fu volta in cui l’allora minuscolo Udrotti polverizzò tre simonscat.pngornamenti di vetro Anni Quaranta – tre in un colpo solo. Se volete avere un’idea del metodo, ammirate il Gatto di Simon all’opera qui, sul sito di The Guardian.

Un trauma, credete. E dopo di allora si è sempre cercato di mantenere cat-free le stanze in cui ci sono gli alberi. Ma poi in realtà Udrotti è cresciuto, ed è diventato chiaro che gli arnesetti luccicanti non sono un interesse dignitoso per un gatto adulto. Tess, per fortuna, non ha mai mostrato propensioni albericide…

E poi, poco più di un anno fa, è arrivata l’irrepressibile Prunella – cui il concetto di cat-free area proprio non penetra nelle pur agili meningi, e che è piena di ogni genere di vivi interessi… Per dire, il piccolo presepio di mia madre, che un tempo stazionava pacificamente sulla cassapanca, si è dovuto trasferire sul camino, perché a Pru pareva particolarmente bello giocare con a) il muschio; b) le pecorelle; c) la cometa.

pru2E non è come se la piccola sciagurata non fosse capace di arrivare sul caminetto, ma il percorso verticale è un pochino più complesso, e si riesce a intercettarla. Il che impone un certo grado di attenzione continua quando la creaturina è attorno e sveglia… Il veterinario dice che si calmerà con l’età. Che devo dire? Speriamo.

Meanwhile, devo ammettere che gli alberi non hanno ancora subito attacchi. L’Ineffabile Pru guarda pensierosamente le lucette, e una volta è anche balzata sulla base di uno dei due – ma è stata fermata al volo, e comunque non ci sono state vittime.

Continuerà così? Chi può dirlo? Per ora, tutto quel che possiamo fare è una politica di contenimento, minimizzando le tentazioni (as in: occasioni di contatto ravvicinato con gli alberi) in attesa che la teoria del veterinario trovi conferma nei fatti.

Tess, va detto, seguita nella sua combinazione di buone maniere e pigrizia – e gli alberi li lascia in pace.

E voi, o Lettori? Avete bestiole ragionevoli? O cani che abbaiano all’albero, gatti che si acciambellano nel presepio, conigli che rosicchiano i fili delle lucette…?

Do tell, mentre aspettiamo la Vigilia.

Dic 21, 2016 - Natale    No Comments

Sì, Virginia… – Una Storia Di Natale

virginia250Ora… Ecco, questa storia è, in parte, per F.

Dovete sapere che nel 1897 Virginia O’Hanlon aveva otto anni, e le sue compagne di scuola continuavano a dirle che Babbo Natale non esiste. Come si fa in questi casi, Virgie cominciò a tormentare i genitori in cerca di conferme, fino a quando suo padre Philip (che era un medico legale) non le suggerì con qualche esasperazione di scrivere una lettera al Sun, all’epoca uno dei più importanti quotidiani di New York. Molto anglosassone, vero?

Se il Dottor O’Hanlon dicesse sul serio non è dato sapere, ma sta di fatto che Virgie lo prese in parola, e spedì al Sun questa letterina:

Cari Editori, ho otto anni e alcune delle mie amichette dicono che Babbo Natale non esiste. Il mio papà mi ha detto: scrivi al giornale, e se il Sun dice che esiste, allora esiste. Per favore, ditemi la verità: esiste Babbo Natale? Firmato: Virginia.virgie

Poteva finire lì, ma Francis P. Church, giornalista di punta del Sun che aveva cominciato la carriera come corrispondente di guerra durante la Guerra di Secessione, ne trasse spunto per un editoriale destinato a diventare celebre nella storia del giornalismo americano.

Virginia, le tue piccole amiche si sbagliano. Sono state toccate dallo scetticismo di un’era scettica, e credono soltanto a ciò che vedono. Credono che tutto ciò che le loro piccole menti non sanno comprendere non possa esistere. Tutte le menti sono piccole, Virginia – quelle degli adulti come quelle dei bambini. In questo nostro grande universo l’uomo è solo un insetto, una formica dell’intelletto, quando lo si confronta con il mondo sconfinato che lo circonda, quando lo si misura dalla capacità della sua intelligenza di afferrare l’interezza della verità e della conoscenza.

yesvirginiathereisasantaclausclippingSì, Virginia: Babbo Natale esiste. Esiste proprio come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che tutte queste cose abbondano attorno a te, e danno bellezza e gioia alla tua vita. Come sarebbe triste il mondo se non ci fosse Babbo Natale – e come sarebbe triste se non ci fossero Virginie. Dove sarebbero allora la fede fanciullesca, la poesia e il sogno che rendono tollerabile questa esistenza? Troveremmo soddisfazione soltanto nella ragione e nella vista, e si spegnerebbe quella luce inestinguibile con cui l’infanzia riempie il mondo.

Se non si crede a Babbo Natale allora non si crede nemmeno alle fate. Puoi chiedere al tuo papà di far controllare tutti i camini, la sera della Vigilia, per sorprendere Babbo Natale, ma anche allora, anche se nessuno lo vedesse scendere lungo la cappa, che cosa significherebbe? Nessuno vede Babbo Natale, ma questo non significa che Babbo Natale non esista: le cose più vere al mondo sono proprio quelle che né adulti né bambini possono vedere. Hai mai visto le fate danzare nei prati? Certo che no, ma questo non significa che non ci siano. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie non viste e invisibili che ci sono al mondo.

Puoi aprire un sonaglino per vedere che cosa produca il suono, ma certe cose invisibili sono protette da un velo che nemmeno il più forte degli uomini, nemmeno la forza congiunta di tutti gli uomini più forti mai esistiti potrebbe strappare. Solo la fede, la fantasia, la poesia, l’amore e il sogno possono scostare quel sipario, vedere e raffigurare la preternaturale bellezza e gloria che esso nasconde. Ah, Virginia! In tutto questo mondo non c’è niente di altrettanto vero e duraturo.

Babbo Natale non esiste? Grazie a Dio esiste ed esisterà per sempre. Fra mille anni, Virginia, anzi: fra dieci volte diecimila anni, Babbo Natale continuerà a portare gioia ai cuori dei fanciulli.

Sostituite “Babbo Natale” con qualsiasi entità, certezza, arte, idea, presenza, tradizione, causa, sentimento, qualsiasi unseen thing in cui vogliate ciecamente e infantilmente credere, ed avrete un grazioso inno alla bellezza di ciò che non è tangibile – ma non per questo non aiuta, sostiene e guida.

Graziosa storia, non trovate?

Dic 19, 2016 - Natale    No Comments

E di Presepi

391.pngDopo gli alberi di mercoledì scorso, non posso non dedicare un post simile al presepe – o almeno di tentare di farlo, perché sinceramente non ho trovato granché. Ammetto di non avere avuto il tempo per una ricerca esauriente, e le segnalazioni sono le benvenute.

Citerò dunque il presepe napoletano di Natale In Casa Cupiello, quello politically correct di Allarme Nel Presepe, che Gianni Rodari provvede addirittura di tre finali*, quello che riesce a non essere confuso nonstante l’entusiasmo congiunto di cento bambine in Compagne Di Collegio di Emi Mascagni, quello in cui Renzo e Silvia del Velocifero di Luigi Santucci mettono figurine che richiamano i membri della famiglia, e poi due presepi in poesia.

Quasimodo con il Racconto di Natale:

Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l’asinello di colore azzurro.

E di Gozzano, Natale:

La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po’ tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.
Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c’è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.

E per finire, volevo segnalarvi un meraviglioso sito di presepi di carta chiamato Crèchemania. Ci sono bellissime gallerie di immagini e un negozio virtuale di cose incantevoli, ma Alexis, il curatore/collezionista di origini greche, ha predisposto anche una ricca pagina di downloads gratuiti. Per scaricare occorre registrarsi gratuitamente, e poi si ha accesso a una quantità di bellissimi presepi più o meno tradizionali, più o meno difficili da realizzare – tutto con una stampante a colori, qualche foglio di cartoncino, forbici, taglierino e colla.

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* Senza trattenersi dal suggerire qual è quello giusto! E che devo dire? A me Rodari non, non e non piace.

Dic 16, 2016 - angurie, blog life    No Comments

La Mascherata della Peste Spam

Woman preparing Christmas present

Metà dicembre – metà appena abbondante, a dire il vero. Con il Natale che incombe nemmeno dieci giorni più in là, la Clarina è assorta in preparativi di questo e quel genere, persa in un vortice di gaia confusione. Ella canticchia, persino…

C. – ♫ On the first day of Christmas my trule love sent to me…

Senza Errori di Stumpa (agitandosi) – Help!

C. – ♫ …a partridge in a pear tree. On the second day of Christmas…

SEdS – Aiut!

C. – ♫ …my true love sent to me…

SEdS – Hellllllllp!

Distratta da porporina, elenchi di indirizzi e carole, la Clarina si guarda attorno con vago cipiglio.

SEdS – Io! Io! Qui! Aiuto!!

C. – Oh, tu. Che c’è, blogo?

SEdS – Non lo so, non capisco che cosa sia… Soccorso! warning-general-2

C. (Lo guarda per bene) – Si può sapere che cosa blateri? Oh… e quello cos’è?

SEdS – Un bubbone! Credo di avere la peste nera.

C. – Ma ti pare? Oh guarda, un altro… e un altro, e un altro ancora.

SEdS (geme e singhiozza in completa incoerenza) – Peste. Bubboni. Lazzaretto. Monatti…

C. – Quietati, arnesetto. Sono commenti.

SEdS (Ulula) – !!!

C. – Zitto! Lasciami vedere…

SEdS – Stai lontana, donna! E se ti contagio? Abbandonami al mio destino.

Infila la sua fida  maschera della peste

C. – Cribbio, ce n’è a decine… quand’è che sei diventato così popolare?

La Clarina apre un commento

SEdS (Ulula di nuovo) – !!!!!

C. – Piantala, non posso averti fatto male… Ma guarda: in Inglese? Chi è che ti commenta in Inglese, adesso?

Una voce misteriosa attacca con la metallica gaiezza di un annuncio alla stazione dei treni.

VM – Hello Web Admin, I noticed that your On-Page SEO is is missing a few factors

C. e SEdS (strillano) – Spam! Spam! Spam! Spam! Spam!

La Clarina clicca freneticamente la dicitura rossa SPAM – e il commento malefico sparisce, ma…

untitled-3C. – Oh heavens above… è tutto spam!

SEdS (lacrimoso) – Lo v-vedi che ho la p-peste?

C. – Be’, adesso li incidiamo tutti.

Mentre il povero piccolo blogo mugola in disperazione, la Clarina scaraventa tutti i commenti bubbonici nello spam, uno dietro l’altro. Alas, quelli continuano ad arrivare e gonfiarsi, malefici e agguerriti. Senza Errori di Stumpa è sotto attacco – e non si sa come né perché. La Clarina monta la guardia e interviene ogni volta che può, ma la faccenda si prospetta plumbea anzichenò…

Fine dell’Atto Primo – e il sipario si chiude col povero SEdS che giace egro e la Clarina di sentinella al suo capezzale. Come andrà a finire? Troverà la Clarina un antidoto? Si scoraggeranno i pestiferi bot che fanno queste cose? Chi può dirlo?

Non perdete il prossimo atto de… La Mascherata della Peste Spam.

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