Giu 4, 2018 - teatro    No Comments

Stage-Lag

curtainEcco.

I saggi al Teatrino D’Arco sono finiti. Il Festival del Teatro per Passione è archiviato… Le luci si sono spente, il sipario si è chiuso, il palcoscenico è vuoto.

Tutto è andato molto bene – tra saggi e festival si è spaziato dalla tragedia greca al teatro dell’assurdo, dal Medioevo francese all’esistenzialismo, dalla parodia dantesca alla Roma antica… e tutto ha funzionato: pubblico dopo pubblico a Mantova e a Ostiglia è stato catturato, trascinato e coinvolto.

Quindi, tutto bene. Tutto secondo i piani e anche meglio. Soddisfazioni, applausi, appuntamenti alla prossima…

Tutto bene, giusto?

Tutto molto, molto bene.

Solo che…

LagSolo che stamattina mi sono svegliata – e mi sono resa conto che, per la prima volta da molti mesi a questa parte, non c’è teatro all’orizzonte.

Niente debutti, niente prove, niente lezioni… niente.

E non ridete – oppure ridete pure, a ben pensarci, perché è buffo: la reazione è di lieve sconcerto. Lievissimo smarrimento. Un nonnulla di horror vacui. Quell’ombra di “E Adesso?” E so benissimo che, a settembre al più tardi, si riprende. E anche prima di allora, a ben pensarci, non è detto che non salti fuori qualcosa d’altro – perché tale è la natura delle cose. E per di più non è come se, nel frattempo, non avessi nulla da fare…

Ma per adesso, per oggi, per questa mattina, sono… steatrata. Stage-lagged.

Giu 1, 2018 - teatro    No Comments

Io Non Capisco la Gente… al D’Arco

Ed ecco, chiude la stagion de’ saggi – con gli allievi del Primo Anno impegnati in…

man_129_01

Partiamo dal titolo “io non capisco la gente…” che ci introduce al teatro dell’assurdo, arricchito da alcune poesie futuriste. Il tema dell’incomunicabilità, dell’equivoco, del fraintendimento, dell’uso folle del linguaggio e delle parole sono i contenuti dei testi messi in scena dai giovani attori della scuola di teatro.

Lo spettacolo rappresenta uno studio sulla comicità, che ha molteplici aspetti, ma qui diventa l’espressione del teatro definito dell’Assurdo.

“Il teatro dell’Assurdo è una specie di mondo rovesciato. Tutto quel che ci entra dentro, si capovolge, come il salto di un pagliaccio. Dato che l’Assurdo è il tema filosofico di tutte le pièce, anche la filosofia si trasforma in materia per buffoni. Sono giullari questi autori, che prendono in giro il Re. Il Re, è il teatro. La definizione Teatro dell’Assurdo è stata inventata per attenuare ipocritamente il peso dell’assurdità di vivere, etichettandola come fosse uno stile¦ Perché è un peso ben difficile da portare, se lo si prende sul serio. Qualcuno (credo fosse Camus) ha detto: l’assurdo ha senso solo se gli si nega consenso.
Ed ecco che questi giovani attori prendono sul serio questo tipo di teatro ma sorridono sotto i baffi e vogliono che il pubblico lo faccia con loro.”

Gli interpreti sono Eleonora Bertola, Marco Federici, Nadia Golinelli, Giampiero Marra, Daniela Modena, Penelope Molinari, Chiara Monaco, Sofia Pasotto, Debora Pedrazzini, Diva Paola Polidori, Stefania Roversi, Vanna Zumella, Pierdomenico Turi, Gian Marco Macina e Vittoria Di Gennaro.

Vi aspettiamo sabato 2 alle ore 21 e domenica 3 alle ore 17.

Informazioni e prenotazioni, come di consueto, al numero 0376 325363 (via telefono o fax) oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it. La biglietteria è aperta dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30.

Mag 30, 2018 - teatro    No Comments

Festival del Teatro per Passione a Ostiglia

Debutta a Ostiglia il Festival del Teatro per Passione – Arte Viva, organizzato dal gruppo teatrale Hic Sunt Histriones in collaborazione con l’amministrazione comunale.

smaller

Il Festival, voluto dalla compagnia ostigliese per celebrare i dieci anni compiuti a marzo, punta a diventare un appuntamento annuale alla scoperta del ricco panorama del teatro amatoriale italiano.

Tra le infinite ricchezze culturali e artistiche d’Italia esiste un fitto, vivacissimo tessuto di compagnie amatoriali che, nelle metropoli come nei piccoli borghi, praticano il teatro con tenacia appassionata, rappresentando classici, repertorio e nuova scrittura.

Il Festival del Teatro Per Passione – Arte Viva nasce per esplorare questo teatro vivo, fresco e coraggioso. Per creare una rete di contatti, di scambi e di stimoli. Per intrecciare un dialogo artistico e umano tra esperienze diverse, tra la perpetuazione di tradizioni antiche e la sperimentazione più audace. Per valorizzare un patrimonio di arte, cultura, conoscenza, entusiasmo…

C’è vita sui piccoli palcoscenici d’Italia – e Hic Sunt Histriones vuole raccontarla.

Vi aspettiamo!

Informazioni e contatti sulla pagina FB di HSH, oppure via mail a histriones.ostiglia@gmail.com

Mag 28, 2018 - libri, libri e libri    2 Comments

Presentazioni – una Guida Ragionata (Parte II)

BookLSi era parlato qualche giorno fa della Legge di Murphy applicata alle presentazioni di libri – dal punto di vista dell’autore del libro. Se n’era parlato per S., reduce dalla presentazione del suo primo libro… Yes, well – forse sarebbe stato meglio parlarne prima della presentazione – but still.

Poi salta fuori che S. si è convinta di essere un’autrice difficile da presentare, a causa di un’innocua e minuscola modifica alla scaletta… Oh, S. – no, credimi: gli autori difficili sono davvero, davvero un’altra cosa! La tua presentazione è stata liscia e gradevolissima da farsi. Alla tua presentazione è andato tutto bene. Sono ben altri gli inconvenienti veri per chi non ha il suo libro sul tavolo – e nessuno di essi, o S. si è prodotto alla tua presentazione!

Cominciamo dicendo questo: posto che proiettori, readers e gente stramba nel pubblico sono gioie da dividersi equamente tra autore e relatore, ci sono quelle tachicardie e quei travasi di bile che sono appannaggio esclusivo del secondo.

panels-clipart-panel-discussion-4C’è, in primo luogo, l’introduttore occasionale o istituzionale. Può essere il presidente dell’associazione culturale che organizza l’evento, può essere un altro scrittore amico del protagonista della serata, può essere il locale assessore alla cultura. In genere questo personaggio esordisce con “sarò breve” – e allora è il caso di preoccuparsi – dopodiché può lanciarsi in una serie di terrificanti attività. Può lasciarsi prendere la mano e prodursi in voli pindarici su argomenti variamente connessi con il libro sul tavolo – da aneddoti sull’infanzia dell’autore ai programmi dell’associazione fino al dicembre del 2019 – mentre i suoi due minuti si dilatano in una mezz’oretta. Col tempo s’impara ad inserirsi fermamente nel primo scampolo di pausa utile, ringraziare, sottrarre il microfono e passare oltre. D’altra parte, è ancora peggio quando l’introduttore, preso da entusiasmo, fa qualche affermazione notevolmente sbagliata sul libro o sull’autore, che poi starà a voi correggere con diplomatico garbo, se proprio non è possibile glissarci sopra. O ancora, potrebbe dire buona parte di quello che avevate intenzione di dire voi – nel qual caso potrete fare una di due cose: esordire dicendo che vi hanno bruciato molto terreno e poi girarci attorno, oppure girarci attorno senza spiegazioni. Oddìo, potreste anche ripetere imperterriti quello che è stato già detto, sperando di essere più originali, più brillanti e più memorabili, ma non è una strategia che mi senta di consigliare.

HwkPoi  c’è l’Esperto. L’Esperto voi non lo conoscete bene, è stato invitato dagli organizzatori perché sembrava una buona idea, perché ha scritto anche lui (ma non un romanzo) sullo stesso argomento, o per qualche altra ragione consimile. L’Esperto arriva salutando a mala pena, riserva un particolare gelo all’autore e guarda molto male anche voi. L’Esperto siede con aria di falchetto maldisposto mentre voi introducete l’argomento, presentate lui e l’autore e poi gli date la parola. L’Esperto prende fiato e, con un lucchicio famelico negli occhi, si getta sul romanzo e lo fa metaforicamente a pezzettini molto piccoli. Voi lo guardate inorriditi, scambiate occhiate piene di pathos con il presidente/assessore/organizzatore, sorvegliate con ansia la montante crisi isterica dell’autore. Quando finalmente si ferma, satollo di strage e compiaciuto, voi cercate di smussare la situazione parlando della vivacità del dibattito, del fascino degli argomenti controversi, delle meraviglie della licenza artistica – il tutto inalberando il vostro miglior sorriso e guardando negli occhi a turno tutti gli spettatori visibili. Forse riuscirete a ipnotizzarli nella convinzione che non sia successo nulla di spiacevole. Intanto, non trascurate di rivolgere una piccola prece al Cielo, perché rafforzi i nervi e il sense of humor dell’autore.

AuthorGià, perché c’è anche l’autore. L’autore, pensate voi, dovrebbe essere l’ultimo dei problemi, giusto? Voi siete lì per parlare bene del suo libro, per stimolare un’interessante discussione in proposito, per contenere l’esuberanza dell’introduttore, dell’esperto e del pubblico. L’autore dovrebbe essere solidale e grato, giusto? E quindi abbassate la guardia e, quando l’autore scorre con gli occhi la scaletta che avete concordato e vi chiede se può fare lui il reading al vostro posto, voi dite che sì, certo… “magari ci alterniamo”. Lui/Lei sorride con aria che, ripensandoci a presentazione passata, vi parrà molto meno innocente di quanto sembri al momento. Avrete modo di rimpiangerlo quando, invece del paragrafo concordato, l’autore andrà avanti a leggere due pagine intere, mentre il pubblico comincia ad agitarsi sulle sedie. Per la prima volta fate finta di nulla – pensate persino a un piccolo equivoco. “E adesso, vuoi leggerci questo paragrafo, X?” specificate al momento della seconda lettura, e indicate per bene con il dito. Ma X sfora di nuovo, ed appare chiaro: l’autore ha una sua agenda – che non è quella concordata. A questo punto, non resta che riprendere in mano la situazione. Senza parere, a lettura terminata, spostate scaletta e libro fuori dalla portata dell’autore e, alla lettura successiva, annunciate la vostra intenzione di leggere un paragrafo che vi ha colpiti particolarmente. Procedete così, fermi e sorridenti, fino alla fine. C’è anche un’eventualità peggiore: che l’autore si risenta di qualche domanda o qualche argomento, e allora c’è poco da fare. È una di quelle situazioni-mentadent in cui programmare le domande in precedenza aiuta – bilanciate il vostro gusto per la spontaneità dell’intervista con il caso di sgradevolezze, considerando che mettere pubblicamente alla griglia un autore non diventerà mai una disciplina olimpica.

E con questo siamo ben lungi dall’avere esaurito le possibilità d’incidente. Considerate questo post come uno di quei cartelli stradali “pericolo cervi – 3 km”: non significa che per tre km possano capitare solo cervi, ma almeno si sa di dover stare attenti ai cervi in particolare.

Mag 25, 2018 - teatro    No Comments

Le Colpe dei Padri al D’Arco

Continua la stagione dei saggi della Scuola di Teatro Campogalliani – e, dopo la fantasia scolastico-dantesca del Corso Ragazzi, adesso tocca al II Anno con…

Colpe dei Padri

 

L’atmosfera è decisamente cambiata, vero? Questa volta si parla di tragedia greca, di…

Padri e figli e dei, fato e libero arbitrio… attorno a una manciata di personaggi tragici e ai loro conflitti, gli allievi del Secondo Anno hanno costruito un testo che s’interroga su temi antichi e sempre attuali. Da Edipo a Giasone, da Agamennone a Creonte, qual è il prezzo per chi non sà ascoltare?
Già venticinque secoli orsono i grandi autori dell’antica Grecia raccontavano l’incapacità di comunicare tra generazioni; ne Le Colpe dei Padri, un Coro moderno dà voce a dubbi e domande – esplorando ciò che cambia e ciò che non cambia attraverso i millenni.

E sì: gli allievi hanno costruito il testo. Perché il fatto è che adesso tra le materie del secondo anno c’è anche la scrittura teatrale – per offrire un panorama sempre più completo delle arti che convergono in ciò che si vede in scena, ma anche nella convinzione che studiare i principi che governano la scrittura renda lettori più consapevoli – cosa fondamentale nel lavoro del regista e dell’attore.

Il corso prevede una parte pratica, naturalmente, e il progetto di quest’anno consisteva nella scrittura collaborativa di parte del testo: una cornice per i brani tragici che abbiamo scelto, incentrati sul rapporto padri-figli. La scelta non poteva non cadere sul device principe del teatro greco: il Coro – e così il Secondo Anno ha collaborativamente scritto un coro moderno che non solo lega narrativamente le varie vicende, ma fa da ponte attraverso venticinque secoli, dando voce alle nostre domande moderne di fronte a certe questioni universali, alle scelte, alla mentalità di questi antenati così distanti…

In un certo senso, è un’altra faccenda tra padri e figli – seppur lontani e ideali, non trovate? Se v’incuriosisce vedere che cosa abbiamo fatto di tutto ciò, andiamo in scena sabato 26 alle ore 21 e domenica 27 alle ore 17.

Gli interpreti sono Francesca Cogna, Anna Contesini, Paolo Di Mauro, Alessia Ferro, Costanza Fontana, Ramona Laconi, Rossella Mattioli, Beatrice Ruggerini, Marco Sissa, Roberta Tognoli e Monica Zanardi Lamberti – con le voci di Diego Fusari e Mario Zolin.

Vi aspettiamo!

***

Informazioni e prenotazioni, come di consueto, al numero 0376 325363 (via telefono o fax) oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it. La biglietteria è aperta dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30.

Mag 23, 2018 - pennivendolerie    No Comments

Presentazioni: Una Guida Ragionata

BookLaunchSi parlava di recente di presentazioni – e dicevo che presentare libri è una di quelle attività regolate da una versione specifica della Legge di Murphy: certe cose tendono ad accadere e basta, e quindi tanto vale prepararcisi.

1) Se c’è un proiettore, non è affatto detto che funzioni. Avrete la vostra presentazione powerpoint, con tutte le belle, significative immagini che avrete impiegato ore a raccogliere, scaricare, mettere in ordine, fornire di didascalia… ma il proiettore non vorrà saperne. Oppure il computer collegato al proiettore non vorrà saperne. Oppure non ci sarà il computer a cui collegare il proiettore. Oppure non ci sarà il proiettore. Oppure ci saranno entrambi, ma il proiettore soffrirà di una rara malattia congenita in base alla quale va in stand-by ogni volta che viene lasciato a se stesso per più di un minuto e mezzo, e poi richiede complessi riti tribali per riprendere a funzionare. Per cui, predisponete le vostre immagini, ma siate preparati a farne senza.

2) Se c’è un proiettore che non funziona, è del tutto possibile che qualcuno si faccia venire le convulsioni alla prospettiva di una presentazione senza immagini. L’organizzatore/trice, oppure chi vi deve intervistare, insisterà disperatamente perché si provi a rimettere in funzione l’arnese defunto, e farà ritardare l’inizio, facendo innervosire da matti l’altro/a relatore/trice. Per non parlare del pubblico in sala. A questo punto potrà succedere qualche tipo di miracolo, oppure no, ma intanto comincerete in ritardo.

schedule3) Se non avete concordato una scaletta, non stupitevi se qualcuno all’ultimo minuto se ne salta fuori con un incrocio tra il ruolino delle grandi manovre estive e una visita di stato dell’Imperatore del Giappone. “Poi tu accenni alla tua formazione letteraria, ma ti fermi prima di parlare degli anni dell’Università, perché lì inseriamo il pezzo al flauto traverso, una domanda sugli autori inglesi che più ti hanno influenzata, il filmato e poi il relatore introduce, e poi tu potresti dire, e poi gli attori partono col reading…” Sorridete, contate sul fatto che qualcuno vi rivolgerà le domande giuste al momento giusto, e non opponetevi se non in casi estremi: di sicuro c’è già abbastanza confusione così com’è. La vera preoccupazione sono i tempi – ma vuol dire che la prossima volta, concorderete preventivamente una scaletta sensata in pochi – pochissimi punti.

4) Se avete concordato una scaletta, d’altro canto, è altamente probabile che qualcuno non la rispetti, prendendo iniziative dell’ultimo momento, divagando selvaggiamente, dimenticando del tutto qualcosa di vitale e, in generale, gettando nel panico voi, l’altro relatore, gli attori e/o musicisti e, occasionalmente, il pubblico. Considerate poi la completa serendipità di casi&accidenti come relatori influenzati, cellulari che squillano, gente bizzarra tra il pubblico… Reagite con sense of humour, o almeno fingete; piangerete più tardi a casa.

5) Se il relatore vi conosce dall’infanzia, non è improbabile che si lasci trascinare dall’affetto e ne approfitti, tirando fuori a tradimento domande (o affermazioni) che vi metteranno in orribile imbarazzo, o che vi faranno commuovere nel momento meno adatto. Oppure, potrebbe punzecchiarvi per tutto il tempo in un modo che è moneta corrente tra voi da quando avevate cinque anni, ma sconcerta un nonnulla il pubblico. Chiarite prima che, se si azzarda a fare qualcosa di simile, vi farete un braccialetto con i suoi molari.

6) Se credete che la probabilità di errori con il vostro cognome e/o il titolo del libro sia proporzionale alla quantità di sillabe, può darsi che abbiate ragione. Tuttavia, anche se vi chiamate Nina Bo e avete scritto Eco, preparatevi alla definita possibilità che qualche anziana signora vi complimenti calorosamente per il libro di qualcun altro, o che il vostro amato titolo compaia sulla stampa locale in forme eterodosse.

7) Se c’è qualcuno che vi fa il reading, discutete prima ogni singolo nome proprio – di luogo e di persona – ogni singolo vocabolo specialistico, ogni singolo accento inconsueto. Non date nulla per scontato e poi preparatevi all’idea che qualcosa vada storto da questo punto di vista. E non perché il vostro reader non sappia il suo mestiere o sia approssimativo, ma perché questo è uno dei tanti modi in cui il Fato Imperscrutabile maltratta gli scrittori. Sort of.

8) Se vi si presenta insieme a qualche altro autore, non sempre capirete in base a quale criterio vi abbiano accostati. Considerate che anche gli organizzatori a volte perdono il sonno su dilemmi come: meglio due autori dello stesso genere che poi magari si fanno a pezzettini, o meglio due autori del tutto eterogenei, che non c’entrano troppo l’uno con l’altro, ma presumibilmente non si accapiglieranno? Resta il fatto che l’accostamento tra due o più autori può essere molto stimolante o molto truculento: salvo precedenti accertati, è difficile prevedere quale dei due. In linea generale, meglio andare senza preconcetti, intenzionati ad essere cordiali, ma non impreparati alla battaglia.AudQuest

9) Se c’è lo spazio per le domande del pubblico, siate preparati tanto al silenzio di tomba* quanto alle evenienze più bizzarre. Qualcuno rapsodizzerà per cinque minuti pieni senza che capiate di preciso qual è la domanda; qualcuno accennerà vagamente a voi per poi passare a parlare di sé; qualcuno vi farà domande intelligenti e acute, alle quali è una gioia rispondere; qualcuno vi accuserà con molto vigore di avere calunniato il vostro arcimalvagio tardorinascimentale e di essere, per questo, scrittori poco seri; qualcuno vi chiederà quanto c’è del vostro vissuto personale in quello che scrivete; qualcuno domanderà qualcosa che vi parrà di avere già spiegato diffusamente nel corso della presentazione – o in risposta alla domanda precedente… Col tempo svilupperete una serie di risposte standard per le emergenze, e una certa destrezza nel ricondurre il discorso verso una carreggiata qualsiasi, ma non illudetevi: qualcuno riuscirà sempre a lasciarvi interdetti.

10) Se alla fine firmate le copie vendute, chiedete sempre a chi dovete dedicare. Sempre. Anche se credete proprio di ricordarvi chi è la persona che avete davanti. Soprattutto se credete di ricordarvene. È brutto abbastanza fare una gaffe a voce, e credetemi: non volete farla per iscritto sulla copia del vostro libro che la vittima ha appena comprato.

Ecco qui. Non è tutto quello che può succedere, ovviamente, perché non c’è limite a quello che il Cosmo può decidere di scaraventare nella vostra direzione mentre presentate un libro, ma queste sono alcune evenienze più comuni di altre. Mi pare che mi sarebbe piaciuto sapere di dovermele aspettare, quando ho iniziato a presentare libri. Non avrei potuto fare nulla per evitarle, si capisce, ma almeno mi sarei risparmiata qualche episodio di tachicardia acuta.

_____________________________

* E, per il caso, non è una cattiva idea prendere accordi per una domanda qualsiasi con un complice seduto in platea. Non è necessariamente detto, ma è frequente che il pubblico aspetti soltanto un apripista…

Mag 21, 2018 - elizabethana, teatro    No Comments

Mettendo In Scena Marlowe – Atto IV

MarloweAtto Quarto e probabilmente ultimo… non perché abbiamo esaurito i plays d’argomento marloviano, ma perché a questo punto ci siamo fatti un’idea, giusto? E per farcela più completa, oggi (alla maniera di certo teatro contemporaneo) chiudiamo tornando indietro nel tempo, quasi in un metaflashback, ai primi del Novecento – che, Marlowe-wise, era davvero un’altra epoca.

Perché vedete, già allora l’interesse metateatrale nei confronti di Kit era discreto – ma da un punto di vista storico, a chi scriveva in proposito mancavano parecchie tessere del mosaico – soprattutto quella maiuscola scoperta da Leslie Hotson, storico americano della letteratura il cui The Death of Christopher Marlowe è uno spartiacque assoluto.

Anche prima di Hotson si sapeva che Marlowe era morto accoltellato in giovane età – ma, grazie a un’affascinante serie di contorsioni dimostrative, errori di trascrizione e distorsioni varie* la storia che girava era quella di una specie di duello improvvisato tra rivali in amore in una taverna di pessima fama – tutto molto sordido. Frugando per archivi elisabettiani, invece, Hotson scoprì il verbale dell’inchiesta del Coroner – e un litigio tra strani commensali, talmente bizzarro da poter essere solo dubbio, con tanto di perdono reale a tempo di record.

Le scoperte di Hotson diedero la stura a un diluvio di ipotesi di natura spionistico-politica sulla morte di Kit  – tutte eminentemente romanzabili e/o teatrabili – ma come se la cavavano in proposito, prima del 1925?Why, con l’intrigo amoroso, ovviamente – e i pentametri giambici pseudoelisabettiani!

Josephine_Preston_PeabodyA cominciare da Josephine Preston Peabody, il cui Marlowe (datato 1900) è un giovanotto fiammeggiante, temperamentale, ambizioso, pieno di aspirazioni e visioni, vittima della sua stessa donchisciottesca imprudenza, ma ancor più dell’altrui meschinità e bassezza. A metterlo nei guai è, alla fin fine, l’amore: quello carnale per una vendicativa e innominata Dama di Corte priva di scrupoli e, in maniera più drastica e contingente, quello platonico per una dolce fanciulla appena giunta da Canterbury e provvista di due corteggiatori, uno dei quali è il meschino e non equilibratissimo Richard Bame – misteriosa maltrascrizione della spia Richard Baines, che storicamente contribuì ai guai del Kit storico. Curiosamente, l’accoltellatore fatale – l’Archer maltrascritto nel Libro dei Morti della parrocchia di Saint Nicholas a Deptford – è un perfetto estraneo, coinvolto casualmente nell’ultima pagina, così che la coltellata è tangenziale alla rivalità per amore… ma forse ciò è meno curioso e più deliberato di quanto possa sembrare: alla fin fine, quello di Miss Peabody è un Marlowe idealizzato e molto tardo-vittoriano, ma sotto la grazia vecchia-maniera c’è la desolata costatazione che questo mondo cupo e mediocre è sempre troppo piccolo per Prometeo, e Prometeo non può fare altro che bruciarsi alla sua stessa fiamma. E il tutto in pentametri ragionevolmente sciolti ed efficaci. Rixe

Qualcosa di simile – ma peggio, fa otto anni più tardi William Leonard Courtney, nell’atto unico The Death of Kit Marlowe. Questa voltaArcher è il locandiere, un vedovo bilioso e collerico che sposerebbe volentieri la sua giovane cameriera Nan – ma lei non ci sente. È innamorata di uno scavezzacollo di poeta, il celebre Kit Marlowe – che le è sì affezionato, ma ha la testa persa dietro cose più grandi dell’amore di e per una ragazzina di campagna… Poi molto si basa su presagi, presentimenti e visioni. Avete presente il senno di poi, quello di cui son pieni i palcoscenici? Ecco. Per cui Kit (tanto profetico e maudlin da essere irritante) ha questa vaga impressione di avere già vissuto quel che c’era da vivere, eccetera eccetera. Ed è anche profeticamente certo che un brillante futuro attenda non tanto lui, quanto quel nuovo arrivato, Will Shakespeare da Stratford. Nondimeno, essendo un buon ragazzo alla sua maniera, Kit si mette contro Archer per salvare la molestata Nan – ma finirà per prenderla nelle costole, lasciando la povera ragazza in una situazione ancor peggiore. Yes, well – e per di più tutto è gonfio e magniloquente oltre ogni dire – a partire dai legnosissimi versi.

DaneRelativamente meglio va a Clemence Dane, nel 1921, con Will Shakespeare. Qui, come si deduce dal titolo, Kit non è il protagonista, ma un caro ragazzo di genio, ben contento, nel tempo sottratto a un’ispirazione torrenziale e a una vita sociale intensa anzichenò, di prendere sotto la sua ala quel simpatico campagnolo così promettente… così i nostri due diventano grandi amici e writing buddies – e tutto va bene finché non entra in scena la Dama Bruna dei Sonetti – una Mary Fitton particolarmente ambiziosa e calcolatrice che, pur apprezzando l’omaggio di Will, nutre molto più interesse per il celebre e fiammeggiante Kit. E Kit finisce per cedere alla tentazione – pur con molte remore e molti patemi – quando la terribile Mary lo raggiunge a Deptford, vestita da ragazzo e sotto il nome di Francis Frizer… E di conseguenza, in un guizzo di originalità, a vibrare la pugnalata preterintenzionale è uno Shakespeare in crisi di gelosia – salvo pentirsene gravissimamente prima di subito. E va detto: WS non è un granché: Verboso, melodrammatico e veemente, popolato di gente che declama anziché parlare – in versi… er, purpurei anzichenò – non fu mai terribilmente popolare in teatro, nemmeno ai suoi tempi. A salvare il tutto è, trovo, un’interazione Shakespeare Marlowe inconsueta e originale – nel bene e nel male.

Poi di lì a una manciatina di anni sarebbe arrivato Hotson a rivoluzionare tutto – ma è chiaro che, anche prima di lui, anche in tempi in cui si provava a fare in versi e l’intrigo amoroso era al centro di tutto, c’erano molti modi di raccontare la faccenda – e non tutti funzionavano troppo .

Ed ecco qui. Non dico che non ne parleremo mai più, ma per ora… Sipario!

 

______________________________

* Magari un dì ne parleremo – perché è una notevole storia di per sé.

Mag 18, 2018 - teatro    No Comments

Una Squola d’Inferno al D’Arco

Maggio torna e i saggi rimena…

Al Teatrino D’Arco è tempo di saggi finali per la Scuola di Teatro Campogalliani – e si comincia con il Corso Ragazzi: sette scatenati allievi tra i dieci e i tredici anni debuttano in…

man_130_01

Che cosa succede quando le preoccupazioni quotidiane dei ragazzi e il contrappasso dantesco entrano in rotta di collisione? Succede un testo spassosissimo, che – secondo il migliore spirito della Scuola Campogalliani – unisce didattica teatrale e comicità. Dicono Marina Alberini, Nicola Martinelli e Mario Zolin:

Lo spettacolo nasce da un’idea collettiva di noi insegnanti che ci siamo posti la domanda “Cosa può interessare ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni?”. La risposta che ci siamo dati ascoltando e vivendo le preoccupazioni per la verifica o l’imminente interrogazione dei nostri allievi è stata unanime: la scuola! Ecco allora che abbiamo confezionato uno spettacolo che desse vita a questo mondo e che potesse rendere maggiormente partecipi i nostri giovani attori alle dinamiche del gioco teatrale. Confessiamo che Dante Alighieri ci ha dato una mano nello strutturare lo spettacolo che si sviluppa proprio attraverso i gironi dell’inferno. L’opportunità di creare uno spettacolo pensato ad “hoc” per sfruttare le risorse dei ragazzi, ci ha anche permesso di inserire le competenze acquisite durante il corso, che prevedeva l’uso consapevole del corpo, l’emissione armonica della voce e il riconoscimento del rito musicale.

I giovanissimi interpreti sono Carolina Maria Carra, Tommaso Dalzoppo, Aurora Giacomini, Alessio Mezzatesta, Mariasole Tartari, Esther Torelli e Mariasole Zamboni: vi aspettiamo ad applaudirli insieme a noi sabato 19 maggio alle ore 21 e domenica 20 alle 17!

***

Informazioni e prenotazioni, come di consueto, al numero 0376 325363 (via telefono o fax) oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it. La biglietteria è aperta dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30.

 

Piovono Libri

books-illustrationLa triste verità è che non leggo più come un tempo…

In realtà credo che il tempo che dedico alla lettura tout court non sia necessariamente diminuito, perché leggo un sacco per lavoro, per studio e per documentazione, e la lettura è lettura – ma ci sono stati tempi, anni, decenni in cui divoravo felicemente romanzo dopo saggio dopo romanzo…

Ricordo che da implume, quando mi si chiedeva dei miei hobbies, non mi passava nemmeno per il capino di citare la lettura, perché la lettura non era uno hobby – era… oh, non so: una forma di respirazione?

Ah, bei tempi. Adesso sono ridotta al triste punto in cui due-tre giorni, o al massimo una settimana di letturaletturalettura costituiscono la mia più felice, desiderabile e dorata idea di vacanza, da concedermi un paio di volte l’anno nella migliore delle ipotesi.

raining booksIeri sera, tuttavia, ho avuto una specie di pioggia di perseidi libresche.

È capitato che partissi presto per la città, nell’intento di pasare, prima delle prove, in biblioteca a ritirare un prestito bibliotecario appena arrivato: John Donne – Life, Mind and Art, dell’elisabettianamente nomato John Carey. E mentre me ne venivo via col mio bottino (un grazioso librino, proveniente dalla Sala Borsa di Bologna – e prima, a giudicare dai timbri, dal British Council), mi si chiama da casa per comunicare che un corriere ha appena consegnato un pacchetto di Amazon.  Ed è The Master, di Colm Toìbin – un romanzo che ha per protagonista Henry James, con particolare enfasi, I think, sul suo fiasco teatrale.

Bizzarra coincidenza, penso tra me – e tanto più perché so che c’è un pacchetto della Historical Novel Review ad aspettarmi in Teatrino.

Ora, forse vi ho già detto e forse no che, dalle mie rurali parti, la consegna della posta è così inaffidabile, lenta ed erratica che, dopo un paio di disguidi che hanno rischiato di costarmi il lavoro, ho cominciato a farmi spedire i pacchi della HNR presso amici che abitano in città. Ebbene, sabato E. mi aveva telefonato per comunicarmi che era arrivato “un libricino” per me, e che me lo avrebbe lasciato in Teatrino… C0sì, appena giunta, ho cercato nel cassetto in biglietteria, e ho scoperto che il “libricino” era in realtà un pacco enorme, contenenti due grossi hardback per un totale di ottocentosettanta pagine. a58537d99af4544c9d73962306ea2f58

“Laggiù sull’Isoletta temevano che ti annoiassi?” ha sghignazzato M., guardandomi aprire il malloppo ed estrarre i tomi. “Leggi, leggi!”

E quello è stato l’istante in cui mi sono resa felicemente conto di quanta lettura ho davanti nel prossimo paio di settimane – grazie alle scadenze della HNR, ai tempi di restituzione dei prestiti interbibliotecari e a cose del genere.  In realtà per Toìbin non ci sarebbe nessuna fretta – ma date le circostanze, perché non infilarlo tra le Perseidi ed estendere la maratonetta di lettura?

Una biografia, un giallo storico, un romanzo biografico, un fantasy storico… E ci sono di mezzo un saggio e un festival teatrale: suona perfettamente felice, vero?

Mag 14, 2018 - elizabethana, teatro    No Comments

Mettendo in Scena Marlowe – Atto III

Kit or soVi avevo detto che di plays su Marlowe ce ne sono tanti? Be’, era proprio vero. D’altra parte va detto che è un personaggio perfetto: poeta, tragediografo, ateo, spia, irrequieto sotto tutti gli aspetti con un talento per mettersi nei guai… Quindi non c’è da sorprendersi poi troppo se questa faccenda sta diventando una storia in molti atti.

Soprattutto se consideriamo come ai plays che hanno Kit per protagonista, vadano aggiunti quelli in cui il nostro giovanotto ricopre un ruolo più o meno secondario, di solito a lato di Shakespeare.

321C’è persino un’opera lirica in proposito: William, musicata dallo svedese Tommy B. Andersson su libretto del parimente svedese Hakan Lindquist nel una dozzina d’anni orsono… Ora, il libretto non l’ho letto, ma da sinossi e interviste mi par di capire che la storia consista nel piazzare uno Shakespeare innamorato in tutti gli snodi della vita di Marlowe. I due si avvicinano gradualmente, il più cinico e fiammeggiante Marlowe comincia a ricambiare, i due cominciano a meditare di unione delle anime, dei corpi e delle penne – ma, prima che ciò possa accadere in pieno, arrivano Deptford e la coltellata fatale.Channel190

Un rapporto diametralmente opposto – ma a suo modo non meno stretto – si trova in The English Channel, di Robert Brustein, il cui Will Shakespeare non ha una personalità terribilmente definita. È una sorta di spugna che assorbe (e annota) tutto quello che sente. È una manciata di cera morbida, pronta a modellarsi su qualsiasi forma  lo colpisca. È un ladro, dice Kit Marlowe. Un ladro di parole, di espressioni, di sentimenti – e occasionalmente di versi. E lo dice con qualche acidità – ma d’altra parte questo Kit non potrebbe mai essere così neutro e flessibile: un radicale fiammeggiante, è sempre lui a parlare in tutti i suoi personaggi. Marlowe foggia l’umanità a sua immagine e somiglianza, mentre Shakespeare foggia sé stesso in forma di varia e molteplice umanità. E quando Marlowe muore, il suo fantasma inappagato chiede a Will di essere la sua voce, il canale attraverso cui prendono vita le idee che la pugnalata fatale a Deptford ha, so to say, soffocato in culla. E Shakespeare accetta, e tutto diventa una faccenda di rapporto tra artista, ispirazione/i e opere…

Sil2Simili e diverse al tempo stesso sono le cose in Shakespeare in Love – e non sto parlando del film, ma della versione teatrale, in cui il ruolo di Kit è più ampio e più fondamentale. Qui Kit è l’amico e il confidente di Will, il cyrano ironico che gli suggerisce parte del sonetto 18 sotto il balcone di Viola, è il punto fermo la cui perdita fa maturare il ragazzo – e alla fine è il fantasma che rimette tutto in prospettiva. E la prospettiva, a differenza del film, non è quella della storia d’amore, ma quella del teatro. Diverso è il rapporto tra i due poeti, ma simile è la funzione di Kit: chiave di volta, ispiratore (più o meno diretto), pietra di paragone, passatore di testimone…

Insomma, può darsi che io sia di parte – ma si direbbe che non sia la sola: anche quando non è protagonista, Marlowe non rimane precisamente nell’angolo, vi pare? Alla fin fine è sempre la morte di Kit a fare di Will l’autore che è: senza Kit non ci sarebbe William Shakespeare – nel bene e/o nel male.

Pagine:«12345678...193»