Libretti d’Opera e Altri Animali

trereÈ capitato che N., entrando nel mio studio ancora immerso nel caos primordiale, si imbattesse nella mia limitata ma amatissima collezioncella di libretti d’opera. Ci son le cose più o meno ovvie, e poi una quarantina di arnesi tra vecchi e antichi, per lo più titoli mai sentiti prima, in un assortimento di letteratura adattata, storia rivista e vincendone fatteapposta – parte faccende ereditarie, parte regali di gente che conosce le mie ossessioni. E imbattendocisi, e meravigliandosi del glee con cui gliene parlavo…

“Ma come?” ha domandato N., levando un sopracciglio. “Tu leggi libretti d’opera? Indipendentemente dalla musica? E ci trovi gusto?”

E la risposta è sì, sì, tre volte sì. Leggo libretti d’opera per diletto, e non so contare le opere di cui ho conosciuto prima il libretto e poi (sempre che sia arrivata affatto) la musica. Per dire, le probabilità che senta mai anche solo una parte dei titoli che compongono la mia Meravigliosa Quarantina sono bassine – ma devo per questo rinunciare a leggere?

“Ma sono bruttarelli!” ha obiettato N., sfogliandone uno a titolo di esempio. “Massacrano letteratura, storia e principi narrativi in versi improbabili e linguaggio surreale!”

Vero, tutto vero – o almeno vero abbastanza spesso, e tuttavia…

E tuttavia è come per certa pittura. Tipo William Shakespeare Burton, che si chiamava così per via del Cigno, ma era un imbrattatele dell’Ottocento inglese – e che M. deve ancora perdonarmi di averle affibbiato nel corso di quel gioco d’argomento artistico che girava su Facebook.* Sono certa che anche M. pensa che The Wounded Cavalier, il quadro più celebre del povero Burton, sia bruttarello, improbabile e surreale. E in tutta probabilità, dannatamente oleografico, per buona misura…

The Wounded Cavalier by William Shakespeare BurtonE sia chiaro: non ha neanche tutti i torti – così come non li ha N. in fatto di libretti, ma il punto si è che né i libretti né The Wounded Cavalier** si apprezzano per il loro valore artistico in assoluto. Il loro fascino risiede nel modo in cui incarnano un’epoca, una mentalità, un modo di romanticizzare la storia… E questo, a mio timido avviso, questo i librettisti e Burton lo fanno alla perfezione. Tanto che al loro tempo godevano di vasto successo senza remore…***

Forse è un discorso più da storici che da appassionati d’arte – e forse ancor più da narratori, ma ci sono un sacco di cose che non considero opere d’arte immortali, ma mi piacciono tanto lo stesso – perché sono altrettante finestre aperte su un’altra epoca, sul suo gusto, sulla sua mentalità e sul suo modo di raccontare.

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* Avete presente? Ci si assegnavano a vicenda dei pittori, e poi si gugolava il proprio per postarne un’opera. Era carino e si facevano scoperte. M. era una giocatrice indefessa, poi è capitato Burton…

** Né, se vogliamo, parecchia narrativa storica ottocentesca… Guerrazzi, anyone? d’Azeglio? Ainsworth? Achard? E potrei andare avanti a lungo… Ma va detto che per tutto un romanzo – magari in più volumi – ci vuole più dedizione alla causa.

*** Ebbene sì, M. Ruskin, for one, lo definì magistrale. Tal dei tempi era il costume…

 

 

 

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Ago 15, 2018 - cinema    No Comments

Mezz’Estate

mndSiamo tutti d’accordo sul fatto che Ferragosto è la cosa più simile a una festa di Mezz’Estate che abbiamo a queste latitudini?

Sì?

E allora oggi il Sogno al cinema – in più di una versione.

Per prima cosa, il Sogno muto del 1909…

Midsummer1909

E qui c’è la seconda parte.

Mentre qui trovate la versione di Max Reinhardt, datata 1935, con Olivia de Havilland, James Cagney (no, davvero) e Mickey Rooney che fa Puck (davvero, vi dico…) con la musica di Mendelssohn sistemata per la bisogna da Korngold.

Questo invece è un pezzo della versione 1968, con la Titania di Judi Dench…

E infine il trailer della versione 1999 diretta da Michael Hoffman.

Ecco qui – e felice Ferragosto, o Lettori.

Lo Spirito dei Luoghi

Sentite, è la settimana di Ferragosto, ci sentiamo tutti pigri – o almeno, io mi ci sentirei, ma le cose sono messe in un modo tale che non riesco nemmeno a prendermi la mia settimana di lettura…

E allora vi propongo di giocare. Un altro prompt da quel sito che vi dicevo:

PromptCities

E in realtà non penso affatto che Londra sia un monello adolescente – e, semmai, avrei detto che Parigi fosse più femminile di Roma – ma mi torna in mente un libro di Diana Wynne Jones che ho letto secoli orsono, la cui protagonista incontrava gli spiriti dei posti – tra l’altro Londra e Old Sarum… Era un passaggio singolarmente suggestivo, e all’epoca mi divertivo a immaginare gli spiriti dei posti in cui andavo. Il che può essere la stessa cosa che richiede il prompt qui sopra – oppure qualcosa di sottilmente diverso…

Che ne dite, o Lettori? Identità? Lo spirito dei luoghi? E, checché prescriva il post, non sentitevi limitati alla vostra città.

Ago 10, 2018 - musica, tradizioni    No Comments

Carpe Perseidem! ♫

MrsMillerDieci di agosto, San Lorenzo, Perseidi, tradizioni, musica… Ormai sapete come funziona.

Quest’anno, una bizzarria: a cantare di stelle intascate abbiamo Mrs. Miller, celebrità americana degli anni Sessanta, una di quelle persone il cui successo risiede nel fatto che cantano proprio male… Apparentemente, la caninità della signora era cercata e curata con impegno: la voce era quello che era – ma lei cantava deliberatamente a tempo sbagliato, e tra le varie possibili registrazioni si sceglieva sempre la peggiore…

Perché sì: Mrs. Miller incise un serio numero di dischi, ebbe successo, apparve come guest star in una quantità di serie televisive e trascorse del tempo nei primi 100 posti della hit parade statunitense. Lo stesso fascino di cose come la Corrida, I guess – e soprattutto il fatto che tutti abbiamo avuto una zia, un’amica di famiglia o una catechista che cantava così, nevvero?

Catch

E niente. Felice notte di San Lorenzo, o Lettori – e acchiappate le Perseidi!

 

E Altri Specchi Convessi

massysQuando, in un commento a questo post, Artiglio mi ha fatto scoprire il quadro di Quentin Massys “L’Usuraio e Sua Moglie”, mi è venuta voglia di andarmene a caccia di specchi convessi dipinti.

E così ho scoperto che Van Eyck è solo il capostipite di una lunga, lunga discendenza di pittori di specchi convessi. Considerando quello che era riuscito a fare, non è sorprendente. Le potenzialità stilistiche e simboliche di un arnese del genere ne fanno un elemento molto interessante da inserire in un quadro, la specularità affascina da sempre artisti e bambini, gatti e osservatori casuali alike, e la prospettiva incurvata nella superficie di vetro è quel genere di virtuosismo che non può non attrarre un pittore…-campin

E così avevo pensato di dedicare questo post a una galleriola di specchi convessi attraverso i secoli… poi ho scoperto che qualcuno l’ha già fatto – e molto bene. E allora, perdonate la pigrizia agostana,* credo che vi metterò un link a questo bellissimo ed esauriente post su Didatticarte. All’inizio, in realtà, troverete un po’ di teoria, le sculture riflettenti di Anish Kapoor e qualche anamorfosi e poi, a partire dal nostro Jan Van Eyck, una lunga, magnifica cavalcata attraverso la storia dell’arte, inseguendo gli specchi convessi.

Troverete un sacco di meraviglie. Personalmente ho un debole per gli specchi fiamminghi (Campin!) ma non dico che, se me lo permettessero, non porterei a casa anche cose come lo specchio rotondo di George Lambert o Lo Specchio di Orpen…

FurtenagelE a questo punto ho ben poco da aggiungere, se non questo quadro qui a sinistra: Il Pittore Hans Burgkmair e Sua Moglie Anna, di Lukas Furtenagel – anno 1525.

 

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* In realtà è per modo di dire, perché qui si lavoralavoralavora senza sosta, perché Glasgow incombe, e non sono affatto pronta. Non vi ho detto di Glasgow? Oh, ve ne dirò… Adesso, se volete, potete sospirare: “Oh, povera Clarina…”

Ago 6, 2018 - scrittura, Storia&storie    No Comments

Le Ultime Parole Famose

C’è questo notevole sito di prompts dal nome piuttosto lapalissiano di Writing Prompts, ideato da un insegnante americano. Ce ne sono di varia natura – ma non sarete terribilmente sorpresi nello scoprire che la mia sezione prediletta è quella dedicata alla storia. Un po’ perché non capita tutti i giorni di trovare alcunché del genere, e un po’ perché i prompt sono davvero inconsueti e interessanti.

Date un’occhiata, e vedrete. Intanto ve ne propongo qui uno che mi piace davvero tanto – e che comincia con una citazione da Rumore Bianco, di Don Delillo:

È difficile immaginare che a uomini del genere l’idea della morte mettesse tristezza. Attila morì giovane – poco più di quarant’anni. Si compativa? Si dispiaceva per sé stesso? Si deprimeva? Era il Re degli Unni, l’Invasore d’Europa, il Flagello di Dio… Preferisco pensarlo nella sua tenda, coperto di pellicce – come in un filmone epico a budget internazionale – occupato a dire qualcosa di intrepido e crudele a una piccola folla di ufficiali e servi.

Ed ecco il prompt propriamente detto:

PromptHistoryIT

Storicamente plausibile? Selvaggiamente pindarico? Una forma di What If…? Completo di visite soprannaturali? Non c’è limite alle possibilità, naturalmente.

Giochiamo, o Lettori?

Ago 3, 2018 - teatro    No Comments

A Scuola con la Campogalliani

Sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2018-2019 della Scuola di Teatro dell’Accademia Teatrale Francesco Campogalliani.

Anno Primo, Anno Specialistico e un corso per ragazzi dagli undici ai quattordici anni.

Scuola18

Per gli adulti le materie sono Recitazione, Dizione, Lettura interpretativa, Improvvisazione e Tecniche Teatrali, insegnate dai favolosi attori, registi e tecnici dell’Accademia – e, nell’Anno Specialistico, un ciclo di lezioni di scrittura teatrale tenute dalla vostra affezionatissima.

Inoltre, la Scuola offre due notevoli particolarità: da un lato, oltre alla recitazione, s’impara il backstage – illuminotecnica, costumi, scenografia e direzione di palcoscenico; dall’altro, per gli allievi si apre la possibilità di mettere in pratica le materie di studio partecipando attivamente alla vita della compagnia.

E per i ragazzi? Il curriculum è a grandi linee lo stesso, perché l’Accademia Campogalliani, con la sua vocazione per il teatro di parola, dà grande valore all’impostazione – ma, come si conviene a dei giovanissimi aspiranti attori, la tecnica viene insegnata attraverso un metodo ludico e dinamico.

Per grandi e piccoli, i corsi durano da ottobre a maggio, a cadenza settimanale, e si concludono con la rappresentazione di un saggio al Teatrino d’Arco.

Insomma, non vi pare un bel modo di accostarsi sul serio al teatro – condividendo conoscenza, quinte e palcoscenico con una storica compagnia di solida tradizione e grande successo?

Informazioni qui e qui.

Ago 1, 2018 - scribblemania    4 Comments

Scadenza Rispettata

E sì, alla fine ci sono riuscita – seppure per il rotto della cuffia.

Ieri sera ho rispettato al volo la seconda scadenza feroce nel giro di dieci giorni. La terza nel giro di tre mesi.

E badate – le scadenze sono feroci solo perché io mi riduco all’ultimo momento e per nessun altro motivo al mondo. In tutti e tre i casi sapevo il da farsi da mesi, e quindi non c’era nessun bisogno di ridursi all’ultimissimissimo momento…

Well, in parte era procrastinazione strategica – ovvero l’innegabile fatto che rendo meglio sotto pressione e, se la pressione non c’è, tendo ad aspettare che arrivi. Tuttavia c’è pressione e pressione – e, avendo passato gli ultimi giorni e un paio di notti (giorni e notti calducci anzichenò) a rincorrere freneticamente la scadenza col terrore di non fare in tempo, sono incline a prendere risoluzioni epocali. Risoluzioni del tipo:

NeverAgain

Incisa nel marmo, nientemeno.

Ha un bell’aspetto, vero? Solido, definitivo, rassicurante. Serio.

Mai più. Mai più mi ridurrò in queste situazioni. Mai più mi farò prendere la mano da eccessi tattico-strategici, distrazione, impegni misti assortiti, pura e semplice vaghezza… Mai. Più.

Ecco.

Solo che…

Insomma, il fatto è che la procrastinazione tattica e strategica funzionano, in effetti – e quindi non avrebbe senso abolirle del tutto, giusto? Sarà solo questione di controllare meglio l’applicazione. Soprattutto quando le scadenze si presentano in successione. Soprattutto nel corso della settimana più calda dell’anno. È tutto qui, in definitiva: pressione sì – ma con un minimo di previdente buon senso.

E sì, sghignazzate pure, lo so. È di me che stiamo parlando: previdente buon senso – io? Ma quando mai! Quante volte ho giurato che non avrei mai più fatto nulla del genere – e poi…?  Ormai non sono nemmeno più recidiva: sono incorreggibile.

E quindi niente: la prossima volta si ricomincia e si finisce di nuovo al galoppo. Dopo tutto funziona, giusto? Dopo tutto, non ho mai perso una scadenza in questo modo. Per distrazione, sì; per non essere arrivata in tempo, mai.*

E comunque fa troppo caldo per incidere alcunché sul marmo. Ne riparliamo alla prossima scadenza.

E voi, o Lettori? Come vi regolate con le scadenze? Vi è mai capitato di perderne una in questo modo?

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* Ed è precisamente quel che dicevo a chi mi rimproverava i miei eterni ritardi e la mia sciagurata tendenza a tagliare margini esiguissimi sulle tabelle di marcia: non vedo il problema, perché in realtà, in vita mia ho perso pochissimi treni – e mai un aereo. Poi l’aereo l’ho perso, e… er.

 

La Parola Giusta

Основные RGBMi è capitata una cosa lievemente bizzarra – ma deliziosa.

Un’anziana signora che conosco da sempre mi ha fermata per strada, dicendo che aveva qualcosa da chiedermi. Era così accigliata che ho fatto un frettoloso esame di coscienza, domandandomi cosa potessi avere fatto per dispiacerle… non che abbia l’abitudine di irritare le anziane signore – ma non si sa mai, you know.  E invece no, è saltato fuori che la signora non ce l’aveva affatto con me. Anzi.

“Mi serve una parola,” mi ha detto invece. “Una parola che si usa per un posto che sta cadendo a pezzi…”

E dopo qualche tentativo è saltato fuori che la parola in questione era tugurio.

“Tugurio…” la mia anziana signora se l’è ripetuto un paio di volte, annuendo tra sé e rischiarandosi in viso. “Grazie, cara. Ho Certe Cose da dire a Qualcuno, e volevo avere proprio la parola giusta. E quando ti ho vista, è stato un sollievo, perché eri proprio la persona giusta a cui chiedere.”

DictE così, armata della parola giusta, ha ripreso la sua strada, con passo marziale e una luce bellicosa negli occhi. Non ho idea di chi possa essere Qualcuno – ma mi fa quasi pena: la signora in questione è del genere piccola-ma-feroce, con una voce che passa attraverso i muri e uno spirito tagliente noto a tutto il villaggio… Mi sarebbe piaciuto vederla balzare sulla sua vittima brandendo “tugurio” come un lanciafiamme…

Ma anche senza i fuochi d’artificio, non trovate che sia una piccola storia incantevole? L’idea che la parola giusta faccia tutta la differenza. Che un buon vecchio sostantivo lievemente letterario si possa brandire come un’arma. E che la scribacchiatrice locale sia la persona giusta a cui chiedere questo genere di cose.

Dite quello che volete – ma questo genere di fede nella forza delle parole a me piace proprio tanto.

 

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