Apr 9, 2018 - Storia&storie    3 Comments

Racconti di Prigionia

Livia Calciolari – storico, docente e buona amica – pubblica un nuovo libro. Ed è una piccola gemma di tradizione orale: sette racconti di altrettanti soldati mantovani, prigionieri durante la Seconda Guerra – chi dei Tedeschi, chi dei Russi, chi degli Americani o degli Inglesi.

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Livia raccoglie e restituisce le voci di questi uomini che, ormai anziani, raccontano di marce estenuanti nelle steppe e di famiglie adottive in capo al mondo, di crudeltà e di compassione, di amicizia e d’indifferenza, di depressione e di volontà irriducibile – accendendo i riflettori su un aspetto della guerra generalmente e ingiustamente trascurato. E lo fa con un’equilibratissima commistione di rigore storico e di simpatia umana, che rende Racconti di Prigionia una lettura tanto toccante quanto illuminante.

Se questo specifico lato umano della storia vi incuriosisce, vi aspettiamo alla presentazione di Racconti di Prigionia, venerdì 13 alle ore 18, nella Sala Paolo Pozzo del Museo Diocesano di Mantova, al n° 55 di Piazza Virgiliana.

Oh – e il libro si trova qui.

Apr 6, 2018 - scribblemania, scrittura    No Comments

Pesca al Salmone Annotato

taccuinocAbbiamo parlato parecchio di taccuini, in passato più o meno recente – a vari propositi e, da parte mia, sempre con sconfinato entusiasmo.

Ebbene, rieccomi qui a illustrarvi un’altra dote del taccuino. Dovete sapere che sono a caccia. Ho scoperto di avere, verso la fine del mese, una scadenza che mi piacerebbe rispettare. Concorso, 2500 parole, argomento storico. Non è che il racconto sia precisamente il mio genere prediletto – ma un’altra cosa di cui abbiamo parlato è quanto sia interessante e istruttivo scrivere entro un limite, e poi ci sono idee che si raccontano meglio in piccolo, e tutto quanto… e soprattutto c’è questo concorso a cui vorrei davvero, davvero, ma davvero partecipare.

Quindi: dove sono tutte quelle idee che risalgono il fiume come salmoni quando sono impegnata a scrivere qualcosa d’altro? Quelle idee che bisogna accantonare a sberle per evitare di essere distratti? Adesso che servirebbero, dove diamine si sono cacciati, gli stupidi salmoni?

TaccuinidMa è ovvio: si sono cacciati – o piuttosto, io li ho cacciati nei taccuini. Perché si annota tutto, ricordate? Se vale la pena di essere ricordato, vale la pena di essere annotato. Proprio per momenti come questi. Così qualche sera fa mi sono seduta davanti al fuoco con una bracciata di vecchi taccuini e il taccuino nuovo, e ho cominciato a pescare e annotare…

E cosa credete che sia successo? Adesso ho una lista di salmoni che copre due pagine e mezzo – e questo limitandomi a tenere le idee che mi sembrano adatte alla bisogna… Certo, nel frattempo ho ritrovato (e perso un sacco di tempo a rileggere) ogni genere di altri appunti e idee, e in un certo senso sono di nuovo seduta sul fondo del fiume, come un Operatore BBC di Buridano, occupata a sgomitare tra i salmoni in cerca di quello giusto da sviluppare e scrivere entro la scadenza, e prima o poi – meglio prima che poi – dovrò scuotermi fuori da questa rimpatriata ittico-narrativa e mettermi al lavoro… but still.

SalmonsdQuante di queste idee sarebbero andate perdute se non le avessi annotate quando l’ho fatto? Se non mi fossi abituata a prendere appunti in ogni possibile situazione – compresa la Terra di Nessuno tra veglia e sonno? Se non avessi tutti i miei vecchi taccuini da sfogliare in caso di necessità?

E quindi ammetto di non avere ancora deciso troppo bene che cosa fare di preciso tra qui e la scadenza – ma il problema non è certo la mancanza di idee, giusto?

Una volta di più: per il Taccuino, hip-hip…

Apr 4, 2018 - Poesia, Storia&storie    No Comments

Barbari&Tartari

Dave Pearson Sailing to ByzantiumE oggi che ne direste di un po’ di poesia? Nello specifico Aspettando i Barbari, di Kostantinos Kafavis (Tratto da Poesie, Oscar Mondadori editori, Milano, 1961. A cura di Filippo Maria Pantani.)

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Oggi arrivano i barbari.

Perché mai tanta inerzia o Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.

Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Tra il buzzatiano e il bizantino, nevvero? E niente, oggi va così.

Apr 1, 2018 - tradizioni    2 Comments

Buona Pasqua!

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Quel che dice l’etichetta, o Lettori.

Una serena Pasqua a tutti voi – o, come augura il mio capo inglese alla HNR, Peace & Chocolate!

Mar 30, 2018 - tradizioni    No Comments

Altri Vessilli

70934c04cea4f27ca3d3123ed7f9f48e--hymne-poitiersTradizioni, tradizioni…

Venerdì Santo – e quindi Senza Errori di Stumpa presenta il tradizionale Vexilla Regis. O forse non proprio quello tradizionale, per una volta. Quest’anno niente gregoriano – ma una deviazione bruckneriana eseguita dal Netherlands Chamber Choir:

E già che ci siamo, vi comunico anche che questa sera Hic Sunt Histriones presenta questa intensissima lauda medievale:

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Mar 28, 2018 - libri, libri e libri    4 Comments

Pasqua Per Iscritto

Hand-Written-Easter-Eggs-587x395Cominciamo col dire che Pasqua non è Natale: non ci sono legioni di autori ansiosi di servirsi dell’atmosfera pasquale per ambientarci qualche bella scena commovente e significativa. Sarà perché, tutto sommato, si associa molto meno mistero, magia ed emozione a Pasqua? Non intendo questo da un punto di vista religioso, naturalmente, ma è un fatto che non esiste nemmeno una “atmosfera pasquale” propriamente detta. Primavera, sì, violette, uova e pulcini, e le processioni del venerdì santo con le fiaccole, ma non lo si può negare: c’è molta meno suggestione emotiva. Per verificarlo a livello molto spicciolo, basta contare il numero di spot pubblicitari che capitalizzano su Pasqua: tolte le uova di cioccolato, nulla, zero, zip.

Ciò detto, in letteratura?

Untitled 1Prima di tutto, sembra esserci più poesia che prosa. Se si cercano poesie pasquali, si parte da Jacopone da Todi, ma poi si trova parecchio fra Otto e Novecento: in ordine sparso, Manzoni, Pascoli, Christina Rossetti, Browning, Ada Negri, Gozzano, Yeats, per citarne qualcuno.

In prosa va peggio.

C’è un racconto di Checov che si chiama Vigilia di Pasqua, ma trattandosi di Checov è tutto fuorché quello che ci si aspetta.

C’è la Pasqua di Strindberg, che per chiunque altro sarebbe feroce e desolata, ma trattandosi del buon August è quasi lieta. Se non altro non finisce con un conto cadaveri.

C’è la Settimana Santa religioso-mondan-adulterina degli Uzeda ne I Viceré, dove si descrivono minutamente i riti, Consalvo fa il chierichetto, e il Conte Raimondo corteggia donna Isabella Fersa persino nella canonica del Duomo.

C’è la Pasqua povera dei Malavoglia, col debito da pagare, i fiori per tutta festa, e il triste matrimonio della Mena.

Hanno Ammazzato Compare Turiddu!.jpgC’è la mala Pasqua sanguinosa di Cavalleria Rusticana, col duello campagnolo tra Alfio e Turiddu (prima della messa nel racconto, subito dopo nell’opera, perché non si buttano via le occasioni musicali…)

E c’è la Pasqua in collegio di Emi Mascagni che, fedele al suo stile, personifica i giorni della settimana santa: martedì è un discolo, mercoledì ha un’aria d’importanza, giovedì è sordo e amaro, venerdì triste… e tutti si aggirano per il Collegio, osservando non visti (ma sentiti assai) i preparativi di ragazze, insegnanti e servitù.

In definitiva, quella della Mascagni è la Pasqua più emotiva – e la più lieta, – quella di Checov è molto russa (e con questo abbiamo detto tutto), e le varie Pasque siciliane comportano vari gradi di amarezza. Per trovare un trattamento più strettamente religioso – ma per nulla narrativo – del tema bisogna rivolgersi alla poesia, per trovare della letizia… francamente non saprei.  61zqkLA+NxL._AC_UL320_SR224,320_

A meno di voler considerare un caso completamente diverso, vale a dire i gialli medievali. Non ricordo il titolo, al momento, ma uno dei misteri di Fratello Cadfael, di Ellis Peters, è ambientato attorno ai preparativi per la Pasqua, e non mi stupirei se qualcosa di simile avesse fatto anche Candace Robb. Questi vanno a finire bene, nel senso che l’investigatore scopre sempre il colpevole, e la Pasqua serve più che altro per il valore dello sfondo storico e particolare, essendo Cadfael un monaco benedettino, e Owen Archer il capitano delle guardie dell’Arcivescovo di York. Quindi, ci sono ma fanno testo fino a un certo punto: l’Inghilterra in questo caso recupera come fondale il suo passato cattolico, e forse alla fin fine la questione si è che alla Pasqua letteraria è mancato un Dickens?

Una cosa sembra certa: il lieto fine a Pasqua è decisamente un bestia rara e, considerando che festa di risveglio, risurrezione e nuovi inizi sia, la faccenda è quantomeno bizzarra, nevvero?

Mar 26, 2018 - angurie    No Comments

Lunedì Percepito

Monday PerceivedSapete la faccenda della temperatura percepita? Il fatto che si senta più freddo o più caldo di quanto in realtà sia, per varie ragioni o condizioni?

Ecco. Siccome la mia impressione che l’anno abbia più lunedì di quanto sia ragionevole non può essere fondata, sono giunta a concludere che debba esserci una percezione variabile del lunedì, in base a varie ragioni o condizioni. Altrimenti non si spiegherebbe la sensazione che sia sempre lunedì, giusto?

Come oggi: vi pare ragionevole che sia già lunedì di nuovo? A me per nulla. Se mi prendeste in un momento di distrazione e mi chiedeste quando è stato l’ultimo lunedì, direi qualcosa come “l’altro giorno”… Ma è ovvio, in base al calendario, che così non può essere – e inclino a credere che il calendario non menta più di quanto facciano in generale i termometri.

MondayAgainQuindi non c’è niente da fare: è proprio lunedì. Di nuovo.

E a titolo d’inizio, sono riuscita a far cadere un cd dentro il computer…

No, davvero: un cd. Dentro. Il computer.

E naturalmente sul cd c’erano cose che mi servirebbero con una certa urgenza per lavoro, e quindi ne ho dovuta chiedere una seconda copia d’emergenza. Anzi, ripensandoci, una copia su chiavetta, da scaricare direttamente sul computer. Così non rischia di caderci dentro… Nemmeno sapevo che potesse succedere, e sono certa che questo genere di cose possa accadere tranquillamente in un giorno qualsiasi – ma ammettiamolo: suona così intrisecamente, abominevolmente lunedesco…

Lunedico.

Lunedevole.

Mondayish.

Oh, whatever. Ad ogni modo, persino il San Tecnico ha sghignazzato quando gli ho raccontato la faccenda. Persino la persona cui ho chiesto la seconda copia. Solo io, immagino. E solo di lunedì… Monday

O forse no – ma diciamo che fa parte della Lunediggine Percepita? Cui possiamo aggiungere il fatto che Pru, il Flagello Felino, ha iniziato la settimana trascinando giù dal tavolo una torta con tutta la tortiera attorno? E che una cosa semplice come ricaricare il telefono è stata un’irragionevole odissea? E che per motivi imprevisti e imprevedibili devo scapicollarmi entro sera a fare una commissione che credevo riservata a qualche vago futuro?

Ah well. Domani è un altro giorno. Martedì, per la precisione – che non è una meraviglia splendente a sua volta, ma ha il grosso pregio di non essere lunedì. E, per quanto mi secchi citare Pollyanna, c’è di buono che dovrà passare tutta una settimana prima che sia lunedì di nuovo.

Almeno di scientifico e calendariesco fatto.

Pintereston Pinterestoni…

PinterestPinterest, sì… oh dear.

Sono entrata in Pinterest ai tempi in cui ci si entrava su invito. Non è più così, vero? In realtà non lo so – perché, appunto, ci sono entrata anni e anni fa, su invito di un amico, e con un certo divertito scetticismo.  No, perché davvero: mi si era detto che era terribilmente addictive, ma che poteva esserci mai di così interessante nel raccogliere figurine digitali? Così creai una piccola bacheca chiamata History, Stories, Books and Theatre, ed ero convinta che non sarei mai andata oltre, perché davvero: figurine digitali…?

Pinterest1Un paio di giorni e svariate centinaia di figurine più tardi, Pinterest era diventato il mio nuovo Pozzo delle Ore Perdute. Il giusto contrappasso per il mio divertito scetticismo, immagino.

Ma quando me ne resi conto, era troppo tardi. Cominciai a creare bacheche per libri prediletti, velieri, nevicate cinema muto e altre ossessioni, e poi per cose che ossessioni non erano – dal piccolo artigianato alle combinazioni di colori ai rapaci notturni… E mi sentivo in colpa da matti per tutto il tempo che dedicavo alla cosa – ma nondimeno…

Poi arrivarono le bacheche dedicate al teatro: una per le mie cose rappresentate, una per le luci, una per i costumi, una per le scenografie – e questo cominciava ad avere un’aria un pochino più seria e utile, abbastanza per acquietare un nonnulla la mia coscienza. E intanto il conto delle Ore Perdute lievitava. Pinterest2

E poi fu la volta delle bacheche dedicate alla scrittura: il disastro, la beresina procrastinativa… pincrastinazione? Alas, mi piace avviare una bacheca per ogni nuovo progetto, e mi piace avere un posto dove raccogliere immagini rilevanti, idee visive, suggestioni, links e atmosfere – e tanto più perché, lasciata a me stessa, non sono una persona terribilmente visiva. Il problema è che mi piace un po’ troppo. È terribilmente facile convincersi di star facendo qualcosa di utile writing-wise – e tutti sappiamo dove conduce questa strada, vero?

Quindi sì, lo confesso: mi chiamo Chiara, e ho una dipendenza da Pinterest. Lo trovo tanto utile quanto dilettevole, ed è persino diventato parte del mio processo di scrittura – ma non è di nessun aiuto nella mia costante lotta alla procrastinazione.

Ogni tanto ho l’impressione di disintossicarmi, e poi ci ricado. Una nuova bacheca per un motivo o per l’altro, qualche immagine di qua e di là, un’idea cui associare un’immagine… ed ecco che sono ricaduta giù per la tanta del Pinconiglio. È successo di nuovo ieri, per dire – hence questo post.

Non so che dire. Passerà. O non molto. E… non per volervi trascinare lungo sentieri pericolosi – ma, in caso vi siate incuriositi, le mie bacheche sono qui.

Mar 21, 2018 - angurie    2 Comments

Un Post Pigro Ma Non Del Tutto Dissennato

In realtà ho fatto qualcosa del genere la settimana scorsa su Scribblings – ma…

Voltaire on Writing ITA

As I said, già fatto altrove – ma ho pensato che, considerando tutto il recente parlare di sinestesia… E no, sono certa che non è esattamente il senso in cui Voltaire intendeva questa cosa, e nondimeno si presta, non credete? Trovo che sia vero – o almeno possa esserlo – in più di un senso.

Ma insomma, ecco.

Un post pigro, dicevasi, ma non del tutto privo del suo vago e contorto perché.

 

Mar 19, 2018 - libri, libri e libri    No Comments

Libri di Famiglia

dersu-uzala-0-230-0-345-cropTre anni fa – o per la precisione tre anni e tre giorni fa – postavo di giornate ventose e di Buzzati, e del modo in cui Buzzati avesse figurato nella mia infanzia, tramite il mio buzzatianissimo babbo.

Poi nei commenti si parlava con D. di libri e genitori, e io concludevo dicendo che una volta o l’altra averi raccontato l’assai meno idillica stroria di mio padre, Dersu Uzala e me… As I said, sono passati tre anni e tre giorni – ma eccomi qui. Dersu Uzala.

Se non sapete di che si tratta, non agitatevi: non credo che siamo precisamente legioni ad aver letto il noiosissimo libro del capitano Vladimir K. Arsen’ev… Io sì – o non starei scrivendo questo post – ma non di mia iniziativa.

DersuCapitò, alas and alack, che ce ne fosse un’edizione scolastica tra le pile di libri per l’Ora di Narrativa che ogni anno le case editrici mandavano in visione a mia madre insegnante. Mio padre questa storia di esplorazioni russo-asiatiche l’aveva letta con gran gusto, e la citava spesso (di solito quando andavamo per boschi – ma non solo), e aveva apprezzato molto anche il film omonimo di Kurosawa… quando vide il librino, con un fotogramma del film in copertina, lo estrasse dalla pila e me lo mise in mano.

“Ah, leggi questo,” disse. “Vedrai.”

E lo metto in corsivo per sottolineare come fosse il genere di “vedrai” che di solito prometteva meraviglie… Ebbene, a otto o nove anni non solo ero una bambina obbediente, ma nutrivo anche molta fiducia letteraria nei miei adulti. Per di più, come dicevo sopra, tutta la faccenda era spesso citata e dunque in parte familiare: era come conoscere finalmente qualcuno di cui si era tanto sentito parlare. Così mi misi a leggere… e mi annoiai oltre ogni dire. Dersuuzala

Ora, sono passati parecchi anni, ma mi par di ricordare che il buon Capitano Arsen’ev raccontasse con passo assai sedato e soporifera dovizia di dettagli, indugiando all’infinito sull’abilità e preternaturale saggezza della sua eponima guida indigena… e sono ragionevolmente certa che nulla succedeva – o non granché. Così piccola, e già ossessionata dalla fabula…  Ad ogni modo, finii il libro, perché i libri si finivano sempre, e poi comunicai a mio padre che no, non mi era piaciuto molto.

“Mi sono annoiata,” dissi.

La reazione non fu particolarmente buona. Mi ero annoiata? Come potevo essermi annoiata? Un libro così bello, così poetico, una storia di viaggi ed esplorazioni, e quest’amicizia tra il narratore e Dersu… Come potevo? Di certo non lo avevo letto bene?  Come dicevo nel commento al post su Buzzati, è del tutto possibile che una lunga carriera nell’Esercito renda  impervi alla possibilità che un libro che si adora possa non essere proprio la tazza di tè di qualcun altro… il mio babbo proprio non si capacitava che Dersu non mi piacesse, e riteneva suo dovere convincermi del contrario.

dersu-uzala-md-webPeriodiche insistenze perché rileggessi, discussioni, sarcasmo, ricatto morale, baratti*, il film… non c’erano molte tattiche a cui il genitore non fosse disposto a ricorrere nel suo zelo missionario – senza cogliere che più lui insisteva, più si cementava la mia avversione per il povero Dersu. Si cementava al punto che ancora oggi, la sola idea di riprendere in mano il libro mi scombussola: da un lato, sarei curiosa di vedere se, da adulta, possa vederlo diversamente; dall’altro, la reazione automatica è la fuga…

E alla fin fine non lo so: immagino che, a suo modo, anche Dersu Uzala sia un libro che ho in comune con mio padre. Non come lui avrebbe inteso, surely, ma in più di una maniera difficile da ignorare, attraverso svariati decenni. Tra le altre cose, fu un’esperienza miliare del fatto che i miei adulti non sempre avevano necessariamente ragione – almeno non in fatto di libri… Di sicuro anche questo conta, non pensate?

Voi che ne dite, o Lettori? Libri in comune – nel bene e nel male…?

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* “Io leggo X se tu rileggi Dersu…”

 

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